Dakar 2017: la Panda è arrivata al traguardo di Buenos Aires!

A Giulio Verzeletti sono serviti ben quattro anni per avverare il suo sogno.
Quattro partecipazioni al rally raid più duro del mondo, fino a riuscire a tagliare il traguardo per la prima volta con la PanDakar e coronare un sogno che ha portato tante persone a lavorare duramente e ha portato noi, semplici appassionati, ad iniziare a tifare per questo progetto deriso e sottovalutato da tutti, come fu per le 4 Vespa che parteciparono al raid nel 1980, ma che alla fine è giunto sul podio di Buenos Aires.

L’autore di questo miracolo (e non lo metto tra virgolette perché è davvero qualcosa di incredibile) è stato il sopracitato Giuglio Verzeletti, un bergamasco che nel 2007 decise di acquistare il progetto PanDakar da Fiat ed Abarth per portarlo in mezzo al deserto, dove doveva stare.

Se la Panda è arrivata a Buenos Aires però, non è solo merito di Giulio: c’è Antonio Cabini, fido copilota di Verzeletti che ha avuto l’onore e la fortuna di guidare la PanDakar durante l’ultima speciale, ci sono Yuri Salodini e Marco Campara, i due meccanici che pur essendo in Sud America non risentiranno del rientro in Italia per via delle notti in bianco passate a smontare e rimontare la PanDakar che arrivava sempre ultima al bivacco, ci sono Paolo Calabria, Giuseppe Fortuna e Loris Calubini, che hanno seguito la PanDakar su un Mercedes Unimog che è risultato ultimo nella classifica dei camion e che è stato l’angelo custode di questa impresa. Hanno spinto, trainato e caricato la PanDakar su quel camion, ma alla fine sono riusciti nell’impresa. Proprio su quel camion c’era l’uomo che ha dato vita a questo progetto, rendendolo protagonista di questa impresa titanica.

Giunto a Buenos Aires, Verzeletti non ha pianto, non ha riso, non ha imprecato, non ha esultato. Ha sempre avuto lo stesso sguardo risoluto, quello sguardo che hanno gli uomini che sanno quello che vogliono e se lo vanno a prendere.

Forse domani si renderanno conto di cosa hanno fatto, ma la stanchezza avrà sicuramente la meglio: i meccanici hanno dormito solo nel tardo pomeriggio, dopo essere giunti al bivacco con la carovana di supporto, ed hanno lavorato tutte le notti tutta la notte, pilota e copilota hanno avuto ritmi simili ai meccanici con la differenza che mentre i meccanici dormivano i piloti guidavano e mentre i piloti dormivano i meccanici lavoravano, l’equipaggio dell’Unimog ha avuto praitcamente la responsabilità di due veicoli, quindi possiamo suppore che siano abbastanza esausti.

Se dovessimo fare un ragionamento prettamente economico, la partecipazione del team Orobica Raid sarebbe stata fallimentare, visto il risultato ottenuto e l’investimento richiesto.
Ragionando da sportivi però, non possiamo non ricordare questo traguardo del team, degli uomini e della PanDakar, che hanno ottenuto questo storico risultato che nessuno di loro (e, forse, di noi) dimenticherà mai.