Daniel tris e la Red Bull sorride

di Ciccio Mariello

Ci eravamo lasciati con una Red Bull in grandissima crisi, lontanissima parente di quella che ha dominato per quasi un lustro, ma anche distante da quella ammirata nello scorso campionato ed ora ci troviamo invece al termine dell’appuntamento canadese con in mano qualcosa di sicuramente incoraggiante. Il merito è quasi solo ed esclusivamente di un uomo, detto big smile dagli amici, Daniel Ricciardo. Con quello di Montreal sono tre i podi consecutivi per la scuderia di Milton Keynes, per carità, sempre e solo al terzo posto, però sono un gigantesco passo in avanti rispetto alla penuria dei primi 4 appuntamenti iridati dove solo Verstappen in Cina (non senza difficoltà e sfruttando le condizioni meteo) era riuscito a salire sul gradino più basso.

La premessa fatta a suo tempo rimane valida; la RB13 non è di certo una ciambella venuta col buco, per non parlare del motore Renault (o Tag Heuer se preferite, tanto sempre quello è) che continua a lamentare grossi deficit di prestazione ed il tanto atteso aggiornamento previsto per il Canada non solo non è arrivato, ma dalla Francia ci hanno fatto sapere che non è mai stato nemmeno calendarizzato.

Dunque i problemi permangono, sicuramente il gap da Ferrari e Mercedes si è ridotto, ma ancora non è sufficiente per puntare a risultati importanti. Qui però entra in scena lui, l’italo-australiano dal sorriso smagliante che beve lo champagne dalla scarpa. Con l’avvento sempre più impetuoso di Verstappen, agli occhi dei più appare come la vittima sacrificale, il pilota già bollito (malgrado abbia a malapena 28 anni, ndr) che non può minimamente competere con il maggior talento dell’ultima decade suo compagno di box. Ed invece Daniel, in qualifica ultimamente le sta prendendo di santa ragione, però in gara è lui a portare i torelli sul podio, sfruttando al meglio tutto quello che è possibile, errori e ritiri degli altri in primis.

In Spagna ha magnificamente approfittato della carambola al via e ha gentilmente ringraziato la power unit Mercedes quando ha lasciato a piedi Bottas; a Monte Carlo ha serenamente appreso che colui il quale gli aveva scippato la vittoria l’anno prima si era rovinato con le sue stesse mani già dal sabato, e poi la domenica ha pensato bene di non copiare la strategia altrui, inannelare giri veloci mentre gli altri pittavano ed alla fine ha messo persino paura alla Ferrari di Raikkonen. In Canada il copione si è ripetuto; ha approfittato del caos al via per liberarsi delle rosse, Vettel glielo ha tolto di mezzo Verstappen, Kimi invece lo ha infilato lui e dopodiché, quando l’elettronica sull’altra Red Bull ha deciso di prendersi un pomeriggio di ferie, ha ringraziato, ha montato le soft e si è divertito a guardare dagli specchietti la rissa in stile saloon che stavano imbastendo alle sue spalle.

Discorso diverso per Max Verstappen, lui è uno che o la va o la spacca, è forte, ci fa divertire, ci prova sempre, però negli ultimi tre GP ha raccolto la miseria di un 5° posto a Monaco e due ritiri, certo non solo per colpa sua si intende, a Montreal ha fatto un capolavoro al via ed è poi stato tradito dal mezzo meccanico, però resta il fatto che più di qualcuno, forse, dovrebbe, se non scusarsi, quantomeno rivedere alcuni commenti un po’ troppo frettolosi su Ricciardo.