Ferrari, la strategia non è il tuo forte

Di Francesco Mariello

L’appuntamento di Barcellona ha lasciato parecchio amaro in bocca a Maranello, al termine di una gara che poteva dare un colpo decisivo (pur essendo solo ad inizio campionato) ai rivali della Mercedes. Ma sarebbe davvero troppo riduttivo ricondurre il tutto alla semplice malasorte, che comunque, in minima parte, ci ha messo lo zampino. Ma del resto si sa, la fortuna aiuta gli audaci…

Ed infatti, sabato, l’audacia aveva premiato la Ferrari. Dopo i problemi in FP3 sulla power unit di Vettel, i meccanici sono stati fantastici nel cambiare il motore in tempo di record per permettere a Seb di partecipare alle qualifiche anche se, l’out lap in Q1 ha fatto sobbalzare tutti con quel perentorio e rassegnato ordine via radio di Riccardo Adami “Stop the car”. Vettel in seguito ha dichiarato di non essersi fermato perché aveva già passato la via di fuga e stava per raggiungere la successiva ma, nel frattempo, tra una richiesta al team “Are you sure?” e il combinato disposto tra manovre ai box e sul volante, la Rossa ha ripreso la potenza necessaria per permettere al quattro volte campione del mondo di fermare il suo cronometro a soli 0”051 dalla pole di Hamilton. Insomma sembrava tutto risolto in Ferrari, che aveva avuto un venerdì difficile, non potendo comparare gli aggiornamenti (soprattutto la nuova T-Wing) con la vettura vista fino a Sochi per varie noie meccaniche, stavolta al cambio, sempre sulla vettura n.5.

La gara invece è un’altra storia, o almeno sembra: partenza a missile delle due rosse con Vettel che brucia Hamilton e va in testa, dietro anche Raikkonen aveva avuto un ottimo start ma, in curva 1, alla Elf, si è ritrovato nel sandwich tra Bottas e Verstappen terminando lì il suo gran premio. I commissari hanno derubricato l’accaduto come incidente di gara, e siamo d’accordo, però se proprio vogliamo trovare un responsabile, forse questi è proprio il finlandese della Rossa che ha chiuso la curva senza accorgersi della presenza del connazionale al suo interno. Contatto di per sé non fatale per nessuno dei due, ma il “rimbalzo” ha fatto sì che la Ferrari finisse contro la Red Bull di Verstappen e così la gara è finita per entrambi.

Ma in testa c’era pur sempre una Ferrari, quella di Vettel, che nei primi giri ha liquidato Hamilton, salvo poi subire la rimonta dell’inglese, a tal punto che al muretto è arrivata la decisione sciagurata. Con il rischio di un undercut, Vettel si ferma al 14° giro ma è un errore, il primo. Il tedesco rientra 4° dietro Ricciardo, mentre davanti Hamilton spreme le sue soft più che può. Il sorpasso sulla Red Bull è una passeggiata, ma dopo c’è Valtteri Bottas da passare, sapientemente e furbescamente lasciato lì proprio a fare da tappo mentre Lewis aveva già pittato montando le medie. Al 25° giro il sorpasso, di forza, passando sull’erba, riesce (mi ha vagamente ricordato l’attacco di Villeneuve su Hill all’ultimo giro del Gp d’Ungheria ’97), ma intanto Hamilton ha recuperato secondi importanti con la mescola meno prestazionale.

Al 34° giro il contatto Vandoorne-Massa obbliga i commissari ad introdurre la Virtual Safety Car e qui arriva il secondo grande errore del muretto: con 8” di vantaggio e il distacco bloccato dalla VSC era quello il momento giusto per rientrare. Mercedes fa due finte con i meccanici che escono, la Ferrari non abbocca ma sbaglia, perché alla terza uscita Hamilton pitta per davvero mentre la VSC sta terminando, monta le soft ed in un giro annulla gli 8” di svantaggio. Vettel si ferma un giro dopo ma è tardi, dapprima resiste di forza in curva 1, ma al 43° passaggio si deve arrendere: “no chance” ammetterà via radio. Eh no caro Seb, di chance ne avevate, ma le avete buttate via…