Giovinazzi: la breve storia di un esordio incredibile

Antonio Giovinazzi era arrivato a Melbourne con grande entusiasmo per via del suo ingaggio da parte di Sky Sport Formula 1 e con un pò di rassegnazione per via del fatto che non si sarebbe potuto sedere nuovamente sul sedile della Sauber C36.

E tutto stava procedendo regolarmente fino al sabato mattina australiano (il venerdì sera in Italia), fin quando il tedesco Pascal Wehrlein non ha dato forfait per la sua forma fisica non ottimale.

A quel punto Antonio ha subito telefonato a casa: “Mamma, papà, state svegli che le terze libere le corro io!”.

E quindi è iniziato così, con un SMS il weekend da sogno di Antonio Giovinazzi. Tuta, guanti, casco e via in pista per la terza sessione di prove libere, cercando di raccogliere sensazioni e punti di riferimento utili per fare una buona qualifica ed una buona gara. Antonio ha fatto solo 18 giri durante la sessione di libere, non riuscendo a compiere nessun time attack per via dell’incidente di Stroll che ha posto fine alle prove libere con un pò di anticipo.

Ma evidentemente il nostro Antonio è davvero un gran pilota e con il tempo di 1’26”419, ha pagato poco meno di due decimi di ritardo dal compagno di squadra Marcus Ericsson ed è risultato il primo degli eliminati in Q1, mancando l’approdo in Q2.

Ma nessun problema per il pilota di Martina Franca, che si è subito messo a ‘studiare’ per il giorno dopo, che sicuramente non dimenticherà mai.

E proprio la domenica, ha fatto parlare i risultati, nonostante qualche problema con la frizione avuto in fase di partenza, che lo ha costretto a tenere premuto il pedale del freno.

Pronti via, piccolo problema in staccata che lo porta al bloccaggio della ruota anteriore sinistra, perde due posizioni, mette due ruote sull’erba ma torna subito in pista ed inizia a macinare giri.

Per lui, il secondo stint è stato quello più lungo effettuato sulle stesse coperture con una vettura di F1 fino a quel momento.

Una volta tagliato il traguardo, per Giovinazzi e per la Suaber è arrivato il momento di valutare questa prova. Sicuramente, aver riportato ai box una vettura sana e salva è un gran risultato per una piccola scuderia come la Sauber. Ma aver completato una gara, per un rookie, è sicuramente il miglior test che si possa fare.

C’è da ricordare però, che se i problemi fisici di Wehrlein dovessero ripresentarsi anche in Cina, e Giovinazzi dovesse prendere nuovamente parte ad un GP, perderebbe lo status di “rookie”, quindi non potremmo vederlo al volante della Ferrari nei test “in season” organizzati dalla Pirelli e dalla Federazione.

Tuttavia, una prestazione di questo livello non può non essere paragonata alle prestazioni di altri rookie come Stroll e Magnussen. C’è da dire che entrambi avevano già percorso molti più chilometri di Giovinazzi al volante di una F1 ma, se l’esordio di Stroll è stato disastroso, non si può dimenticare lo splendido podio con cui iniziò la carriera del danese al volante della McLaren.

Giusto per non lasciare nulla in sospeso, andiamo alle statistiche: Giovinazzi è stato il primo pilota italiano a prendere il via ad una gara di Formula 1 dopo ben 1945 giorni (gli ultimi erano sati Trulli e Liuzzi al GP del Brasile del 2011) ed il suo dodicesimo posto finale è l’ultimo miglior risultato conquistato da un pilota italiano (Liuzzi era giunto diciassettesimo al GP del Brasile del 2011).

Ancora non si sa nulla sul suo futuro ma intanto, in Cina lui ci sarà. E come lui stesso ha dichiarato, sarà vestito di rosso, poi vedremo.

Sicuramente, questa prestazione incredibile gli ha fatto guadagnare un pò di fiducia tra gli addetti ai lavori!