GP Baku: in Red Bull un sorriso grande come quello di Ricciardo

di Ciccio Mariello

Che nei circuiti cittadini spesso sia un terno al lotto si sa, di casi strani ne abbiamo visti a bizzeffe (il più clamoroso Panis a Monaco nel ’96), ma onestamente dall’atipico cittadino di Baku mai ci saremmo aspettati di vedere una corsa del genere e soprattutto, viste le premesse, mai di vedere Ricciardo sul gradino più alto del podio. Ma andiamo con ordine, la Red Bull è quello strano team per cui c’è un matto che sta cercando in tutti i modi di stare a ridosso dei primi, Verstappen ed un altro che prende la paga ad ogni qualifica ma poi porta a casa punti pesanti, Ricciardo.

Il weekend di Baku è andato esattamente come tutti gli altri, Verstappen addirittura 1° al venerdì, accreditato di un T2 mostruoso e poi al sabato si è ripetuto, anche se con la pecca di aver fallito l’ultimo tentativo che altrimenti lo avrebbe portato con ogni probabilità almeno davanti alla Ferrari di Vettel, forse anche a Raikkonen. Big smile invece era costantemente 0”3-0”4 dietro al compagno di squadra e, così come in Australia, è persino andato fuori in qualifica, facendo scattare la bandiera rossa e rovinandosi il weekend dovendo partire solo 10° con davanti Williams e Force India, difficilissime da passare sul dritto.

Ma questo botto, per assurdo, è stato il motivo che gli ha permesso di vincere. Perché? Perché già aveva salvato un treno di supersoft nuove (ma questo quasi tutti), il botto gli ha permesso di salvarne un secondo ed è stato l’unico ad avere quindi la domenica due treni di supersoft nuove; dopo la bandiera rossa, quando tutti hanno cambiato le gomme, il buon Daniel ha tirato fuori dal box il treno nuovo e grazie a quello ha potuto reggere il ritorno delle Mercedes. Per il resto è stata fortuna senz’altro, ma non dimentichiamoci il meraviglioso sorpasso proprio alla ripartenza, quando alla staccata di curva 1 ha infilato le due Williams ed ha resistito al tentativo di Hulkenberg. La gara l’ha vinta lì, altrimenti ci saremmo ritrovati davanti Stroll e probabilmente sarebbe stato tutto diverso.

E Verstappen? Povero, si danna l’anima, ma sono già due gare di fila che la power unit Tag Heuer lo lascia a piedi mentre sta faccendo una grande gara. Non osiamo immaginare il suo stato d’animo nel vedersi costantemente più veloce del compagno di squadra e poi annotare che mentre lui ha fatto tre zeri in 4 gare, dall’altra parte sono arrivati tre 3° posti di fila, una vittoria e soprattutto 92 punti nel Mondiale, cioè più del doppio rispetto ai 45 dell’olandese.