Montecarlo: dove fare il passo troppo lungo non conviene

di Ciccio Mariello

Mancano ormai solo 48 ore e poi si accenderanno i riflettori su quello che è l’appuntamento più atteso dell’anno. Il più glamour, il più affascinante, il più difficile, quello che ha sempre saputo resistere negli anni, a qualsiasi tipo di cambiamento tecnico o regolamentare che fosse. Montecarlo è Montecarlo, il circuito più corto del Mondiale, quello con la velocità di percorrenza più lenta e l’unico che contravviene alla regola dei 305 km da percorrere in gara con i suoi “soli” 260 km.

Siamo giunti alla 75a edizione nel Principato ma il fascino rimane immutato.

Intanto iniziamo la nostra analisi con un dato che non è trascurabile. Le previsioni danno sole sia per sabato che per domenica, anche se lo sappiamo, il meteo non è una scienza esatta e le previsioni sono attendibili fino a 48 ore di solito. Per cui prendiamolo per buono, ma non facciamoci cieco affidamento.

Cosa cambia in condizioni di pista asciutta? Intanto c’è da fare un discorso sulla resa degli pneumatici. Qui avremo, esattamente come l’anno scorso, ultrasoft-viola, supersoft-rosse e soft gialle con queste ultime che molto difficilmente saranno utilizzate perché pur essendo prevista una sola sosta, si dovrebbe andare sulla strategia ultrasoft/supersoft. Del resto lo scorso anno, al netto della follia ai box Red Bull, vinse Lewis Hamilton percorrendo con le gomme viola ben 45 giri! E considerando che le gomme quest’anno sembrano avere una vita superiore rispetto all’anno scorso, riteniamo improbabile che qualcuno monti le gialle, fatta eccezione per un eventuale rientro forzato nei primi giri e quindi gialla per arrivare fino in fondo (anche se non mi sorprenderebbe pure in questo caso veder montare la rossa).

Il vero tema sarà capire le forze in campo; personalmente non do per spacciata la Red Bull in una pista dove il motore conta pochissimo e dove il passo può essere determinante. No, non mi sto riferendo al passo gara, al ritmo, mi riferisco al passo della monoposto, altrimenti detto interasse. A Milton Keynes hanno un passo molto corto, solo 355,7cm, meno di loro soltanto Sauber 355, Toro Rosso 354,9 quindi praticamente identici, e Williams con 354,5. Del resto ne abbiamo già sentito parlare nei precedenti appuntamenti iridati della questione relativa al passo. Per dirla in maniera semplice, il passo (o interasse) è la distanza che passa tra le ruote anteriori e quelle posteriori prendendo come riferimento il bullone centrale. Di norma, una vettura dal passo più corto tende ad essere più agile, più rapida nei cambi di direzione, una vettura dal passo lungo ha invece una maggior impronta a terra, le quattro gomme coprono un’area maggiore e questo la rende stabile soprattutto nelle curve veloci. Facendo un esempio da tutti i giorni, con una city car, più piccola e leggera, nel traffico e nelle vie strette vi districate che è una bellezza, ma se andate in autostrada, il comfort ed il senso di sicurezza che vi dà un’ammiraglia o un SUV sono impareggiabili.

Dunque, noi sappiamo che la Ferrari quest’anno ha puntato sul passo corto, 359,4cm che è comunque 3,7cm più lungo della Red Bull, mentre la Mercedes ha puntato su un passo lungo, anzi lunghissimo, 376cm ovvero 15cm più di Ferrari e quasi 20 più di Red Bull.

La domanda è, soffrirà la Mercedes in una pista dove l’agilità è tutto? Noi crediamo francamente di sì. Può essere finalmente la volta buona per la Ferrari per tornare a vincere nel Principato, cosa che non accade dal 2001? Probabilmente sì, ma attenzione al padrone di casa, quello col dente avvelenato ancora dallo scorso anno; attenzione quindi a Daniel Ricciardo, che partì in pole nella passata edizione senza riuscire a vincere.