Penalizzazioni in griglia: è possibile esentare il pilota? Spunti di discussione

Iniziamo da un dato: la McLaren-Honda è stata penalizzata di 115 posizioni in griglia in questa stagione.

Al Red Bull Ring ha tenuto banco la questione: sarebbe possibile “esentare” il pilota dalle penalizzazioni in griglia? Ad esempio Hamilton, in piena lotta per il titolo, è stato penalizzato di cinque posizioni per avere sostituito il cambio. A Silverstone verrà invece penalizzato il finlandese Bottas per la medesima ragione.

A prendere le difese degli ex colleghi è stato Mark Webber: “Non voglio che venga penalizzato un pilota che non ha nulla a che vedere con queste cose. Mettiamo ad esempio che un meccanico abbia installato male un disco e il pilota si ritrova in fondo alla griglia di partenza. Così viene falsata la griglia di partenza e alcuni dei migliori partono nelle ultime file”. D’accordo con queste parole, ma allora su chi ricadrebbe la penalizzazione?

L’applicazione della penalizzazione al team sarebbe una soluzione piena di falle e solleverebbe problemi di diversa natura. Ciò favorirebbe i team più ricchi, che potrebbero sostituire i pezzi senza troppi patemi, avendo la possibilità di coprire facilmente i costi.

E sorgerebbe anche un secondo problema. L’essenza della norma sulle penalizzazioni quando vengono cambiati pezzi è proprio quella di tagliare i costi e incentivare l’affidabilità delle monoposto.

E cosa succederebbe se venisse penalizzato un team in termini di punti nella classifica costruttori? Prendiamo l’esempio da cui siamo partiti, ovvero quello della McLaren, che ha soli due punti in classifica (entrambi ottenuti da Fernando Alonso): non sarebbe possibile avere un punteggio negativo! Sarebbe una situazione paradossale. Non parliamo di calcio o basket ma di Formula 1.

E facciamo poi l’esempio della Ferrari: vista anche la differenza di punti tra Vettel e Raikkonen, la scuderia italiana potrebbe pensare di farsi penalizzare deliberatamente punti nel campionato costruttori, per poi avere sempre pezzi migliori e nuovi di zecca da montare sulla macchina del pilota tedesco.

In terzo luogo, la situazione del cambio può essere estesa anche alle power unit. Ricordiamo che un cambio deve durare per sei gare consecutive, ma se un pilota non conclude una gara, il cambio sarà sostituito. Un pilota ha invece diritto a quattro power unit a stagione; se un guasto al propulsore impedisce al pilota di completare una gara, questo propulsore potrà essere sostituito, senza penalità, consentendo quindi al pilota di utilizzare più di quattro power unit, considerando le gare non terminate appunto per guasti al propulsore. Ciò però andrebbe a contraddire una delle essenze dell’applicazione delle penalizzazioni, ovvero l’obiettivo di contenere i costi. Inoltre, a fronte di una gara senza punti, avere una power unit o un cambio in più rappresenterebbe certamente un vantaggio nella corsa successiva a quella dove si è verificato il guasto.

I piloti sono quasi tutti uniti contro queste penalizzazioni, ma c’è da dire che la Formula 1 è uno sport di team: quando sbaglia il pilota ne va di mezzo anche la vettura; viceversa, in caso di problema tecnico della vettura, viene danneggiato anche il pilota. Per contro, i trionfi sono merito sia del mezzo (ovvero di chi lo ha configurato) e di chi lo conduce.

La situazione è delicata, il dilemma è evidente, ma non esiste una soluzione univoca. La FIA ha scelto quello che potrebbe essere il male minore, ma non è detto che lo sia…