Red Bull: quando le ali le metti agli altri

Di Francesco Mariello

Alla vigilia di questo 2017, quasi tutti gli addetti ai lavori, considerate le rivoluzioni aerodinamiche in atto, aveva indicato la Red Bull come possibile vettura da battere in stagione, questo malgrado i notevoli problemi al propulsore Renault (marchiato Tag Heuer, ma sempre Renault è, ndr) che da anni lamentano dalle parti di Milton Keynes. Ma quali sono i motivi per cui questa vulgata si era così diffusa in tutto l’ambiente ma anche in molti degli appassionati? Fondamentalmente 3:

 

  • Adrian Newey – Da oltre vent’anni, il progettista britannico è considerato una sorta di divinità. Vede cose che altri non vedono, legge il regolamento della stagione in corso e trova la chiave di volta per infilarsi nei punti lasciati scoperti, offrendo di anno in anno soluzioni fantascientifiche che rendono le monoposto disegnate da lui dei prodigi ingegneristici di rara bellezza. Lui, che disegna ancora a mano con il tecnigrafo ed il team che paga fior di ingegneri per trascivere in linguaggio informatico quello che lui disegna su carta.
  • Regolamento 2017 – Lo abbiamo già citato nel cappello, quest’anno abbiamo vissuto l’ennesima rivoluzione tecnica della storia che ha portato ad un maggior sfruttamento della componente aerodinamica della vettura, a cominciare dalle profonde modifiche sulle ali, sia quella anteriore che, soprattutto, quella posteriore, abbassata ed allargata com’era una volta e come da anni fanno in Indycar. In aggiunta a ciò, il ritorno agli anni ’80 con i pneumatici maggiorati, con un’impronta a terra degna di un SUV, con tanto di previsioni che stimavano una diminuzione sulla percorrenza di circa 4” al giro su tutti i tracciati.
  • Le prestazioni del 2016 – Intendiamoci, già nello scorso campionato l’avvio della Red Bull non fu granché entusiasmante ma, gara dopo gara, a cominciare proprio dall’appuntamento di Barcellona, il team austriaco si è avvicinata sempre più alla Mercedes fino a diventare un vero e proprio ago della bilancia nella lotta per il titolo e non sono mancate occasioni in cui addirittura Verstappen e Ricciardo si siano ritrovati davanti a tutti (il caso di Monte-Carlo fu emblematico, quando solo una follia dei box impedì a big smile di vincere in un weekend dove aveva largamente dominato già dal giovedì).

Eppure, malgrado le premesse, l’avvio di 2017 per la Red Bull è stato un disastro totale. Intanto, in solo una occasione ha terminato la gara con entrambe le vetture, in Cina, dove i due piloti sono arrivati a giocarsi il podio all’ultima staccata, beccandosi comunque 45” dal vincitore Hamilton. L’unica prestazione “accettabile” è stata quella di Melbourne, dove malgrado i problemi avuti da Ricciardo, Verstappen è passato sotto la bandiera a scacchi con “soli” 28” di ritardo dal leader Sebastian Vettel, al quale peraltro fece un involontario favore tenendo bloccato Hamilton per diversi giri dopo il pit stop. Per il resto abbiamo il 5° posto di Ricciardo in Bahrain a 39”, ed il 5° di Verstappen a Sochi ad 1′ da Bottas, distacco abissale.

Arriviamo dunque a Barcellona dove il pacchetto di aggiornamenti è stato così massiccio da parlare addirittura di una nuova vettura, non più RB13 ma già RB14, senza considerare il famigerato aggiornamento sulla power unit Tag Heuer previsto per Montreal. In effetti, stando alle prove libere ed alle qualifiche, i miglioramenti sembravano evidenti: la Red Bull girava regolarmente 0”2-0”3 più lenta di Ferrari e Mercedes, ma rispetto al 1” abbondante preso fin lì (unica eccezione Ricciardo in Bahrain a 0”776, ndr) parliamo di un clamoroso miglioramento. In qualifica Verstappen ha chiuso 5° a 0”5 dalla pole di Hamilton, ma al tempo stesso Ricciardo ha preso 1” netto. La gara però ha messo a nudo tutti, ma proprio tutti i problemi in casa Red Bull. Con Verstappen fuori al via, l’intero peso è caduto su Ricciardo che ha chiuso sì sul podio (del resto con Bottas, Raikkonen e Verstappen fuori, malgrado l’affetto e la stima personale che possa provare per il buon Daniel, probabilmente l’avrei fatto pure io il podio) ma ha collezionato ben 1”15′ di ritardo, un’eternità!

I problemi dunque sono tanti, non crediamo che sia solo colpa della Renault, ma forse, per una volta, Adrian Newey