Winter Cup: sintesi delle gare domenicali tra conferme e colpi di scena

Giornata domenicale intensa, quella vissuta al circuito South Garda Karting di Lonato del Garda, che ha concluso il weekend della Winter Cup. La giornata è iniziata con le ultime batterie della 60 Mini, che hanno decretato il successo di Bray Kenneally, a 4 penalità a pari merito con Nikita Bedrin, secondo perché accreditato di una posizione peggiore in qualifica. Dietro di loro il polesitter Dmitry Ignatov, che ha preceduto un ottimo Marcel Kuc, capace di rimontare dalla 11. posizione in griglia e precedere Spina e Zhivnov, che si piazzano davanti ad Albanese, Rossi (20. in griglia), Gallo e Croccolino. Ricacciato indietro parte dei primi 10 in griglia di partenza, con Szablewski addirittura in 32. posizione.

Ma le griglie di partenza sono state ulteriormente ridisegnate dalle Super Heats, manches ulteriori che hanno visto i primi 68 di ciascuna categoria dividersi in due ulteriori batterie per definire gli schieramenti di partenza.

Manches che nella Mini ROK hanno premiato Bray Kenneally, capace di conquistare la vittoria nella prima di queste due manches e mantenere le 4 penalità che gli valgono il primato in classifica generale, seguito da Alfio Spina, Federico Albanese, Dmitry Ignatov e Igor Cepil, che fa un bel balzo in avanti in classifica e si schiera nella 17. posizione in griglia, con 47 penalità totali. La prefinale B va invece ad Andrey Zhivnov, che si schiera in seconda fila, davanti a Filippo Croccolino, Andrea Kimi Antonelli, Brando Badoer e Marcel Kuc, che risale fino alla quinta posizione nella griglia della finale.

Nella OK Junior è ancora Andrea Rosso a dettare il ritmo, vincendo anche la Super Heat e mantenendo 2 penalità che gli valgono la pole position della finale, a conferma di un dominio pressoché netto, davanti a Leonardo Marseglia, Gabriel Bortoleto ed Evann Mallet. Anche nella Super Heat numero 2 Christopher Lulham vince e conferma il primato, andando a prendersi la prima fila a fianco di Rosso, davanti a Jonny Edgar, Luca Bosco, Zane Maloney e Roman Stanek.

Nella OK Lorenzo Travisanutto detta legge, essendosi aggiudicato la Super Heat 2 davanti a Pedro Hiltbrand e Karol Basz, seguiti da Noah Milell e Sami Taoufik. Il pilota di Spilimbergo approfitta della retromarcia di Theo Pourchaire, primo al termine delle batterie ma che nel corso della Super Heat 1 accumula altre 3 penalità portando il suo totale a 6, a pari merito con Dennis Hauger che si aggiudica la batteria davanti ad Adam Eteki e allo stesso Pourchaire, che scivola al gradino più basso del podio. Dietro di loro si piazzano Rasmus Lindh e Clément Novalak.

In KZ2 le 3 penalità accumulate nel corso della Super Heat 1 dopo il percorso netto delle batterie non impediscono a Jeremy Iglesias di partire in pole position nella finale, che lo vedono sconfitto da Fabian Federer e dal connazionale ed ex compagno di squadra Anthony Abbasse; quarto chiude Ben Hanley davanti a Flavio Camponeschi, che guadagna la terza fila nella griglia di partenza della finale. Nella Super Heat 2 è invece il BirelART di Riccardo Longhi a imporsi, confermando la prima fila dello schieramento e vincendo davanti a Paolo De Conto, Andrea Dalè, Rick Dreezen e Marco Ardigò, che conclude in quinta posizione.

La finale Mini ROK vede la vittoria di Alfio Spina, in grande rimonta dalla sesta posizione in griglia, dopo che la vittoria sembrava un affare a due tra Nikita Bedrin e Bray Kenneally, che nelle battute finali è addirittura costretto a scivolare fino all’ottavo posto. Spina e <Bedrin si giocano la vittoria in volata, co l’italiano che si impone per appena 10 millesimi, seguiti a breve distanza da Dmitry Ignatov. Dietro di loro, Zhivnov seguito da un ottimo Cepuil, che recupera 12 posizioni  dal via, Albanese e l’incredibile Maxim Soldatov, che diposizioni ne recupera ben 22, seguito da Andrea Filaferro che a sua volta ne guadagna 13. Tutti precedono lo sfortunato Kennealy, tallonato da Paolo Gallo.

Nella OK Junior, sembrava profilarsi un duello tra Andrea Rosso e Christopher Lulham, fino all’incredibile colpo di scena, capitato a 3 giri dalla fine con i due protagonisti della gara che si eliminano a vicenda, lasciando la vittoria a un incredulo Harry Thompson, che vince davanti a un Franco Colapietro in rimonta e Leonardo Marseglia, ottimo terzo. Li seguono Jonny Edgar e un gruppetto formato da Pavel Bulantsev, Viktor Gustavsson, Genis Civico, Jack Doohan, Luca Bosco e Roman Stanek a chiudere la top ten, inseguito da Kirill Smal.

Le categorie OK e KZ2, invece, confermano il dominio rispettivamente di Lorenzo Travisanutto e Jeremy Iglesias, assoluti protagonisti della kermesse che li ha visti emergere nell’arco di tutto il weekend di gara. A iniziare dal pilota di Spilimbergo, partito subito a razzo e capace di mettere tra sé e Dennis Hauger oltre un secondo nelle fasi iniziali; il danese con licenza italiana ha però recuperato nella fase centrale della gara, riuscendo anche a impensierire il pilota del team Chiesa Corse, nel corso dell’11. passaggio, con i due che transitano appaiati sulla linea del traguardo. Ma per Hauger arriva l’errore e, con esso, i sorpassi di Pourchaire e Basz; ma il pilota CRG non si è certo perso d’animo ed è riuscito a recuperare dopo poche tornate il secondo gradino del podio e impensierire nuovamente Travisanutto, che vince appunto davanti a Hauger, Pourchaire, Basz, Novalak, che però viene penalizzato e deve cedere la posizione al compagno di colori Tonteri (in forza al team KSM Schumacher), Fin Kenneally, Vebster e Rasmus Lindh. Ottima la rimonta nelle fasi iniziali di Adam Eteki, che dopo essere scivolato indietro allo start risale fino al quinto posto ma viene costretto al ritiro dopo aver fatto segnare il giro record.

In KZ2 Jeremy Iglesias vince la finale dominando dall’inizio alla fine (anche se è Longhi a scattare meglio al via), ma deve fare i conti con Paolo De Conto, che ci mette un solo giro a recuperare ben 4 posizioni e portarsi alle spalle del compagno di materiali Fabian Federer, per poi sopravanzarlo a 5 tornate dalla fine, anche a causa dei problemi patiti dall’altoatesino che lo spingono fino al nono posto. Dietro di loro, dopo l’ottimo scatto iniziale, Riccardo Longhi si vede costretto a una difficile rimonta, dopo essere stato superato anche dal duo Sodikart composto da Abbasse e Lammers, ma si riporta al quarto posto approfittando proprio dei guai di Federer e superando il francese del team Sodikart a 3 tornate dalla fine. Dietro a loro, Flavio Camponeschi impegnato in una gara difficile che lo vede impegnato in un lungo duello con Rick Dreezen, sviluppatosi nella metà della gara dopo oi sorpassi ai danni del belga da parte di Anthony Abbasse prima e Bas Lammers poi; duello che, dopo il sorpasso del pilota romano, termina sul traguardo con solo un decimo di distacco. L’ottava posizione va invece a uno straordinario Ben Hanley, che riesce a risalire addirittura dalla 17. posizione in griglia, sopravanzando Federer e Patrik Hajek, decimo e autore del giro record della finale.