Jonathan Rea, simbolo di una SuperBike in crisi

Premetto che qualche anno fa guardavo solo la MotoGP mentre delle derivate di serie ho cominciato a guardarle solo nell’ultimo anno. Ma questo non mi impedisce di analizzare comunque una SuperBike che ha cominciato la sua stagione tra i mille dubbi venuti da una crisi costante di ascolti e di appeal che dura da diverse stagioni e che le nuove regole non hanno portato i risultati sperati dalla DORNA.

In questi 30 anni di storia del campionato mondiale della SuperBike non si era mai visto un crollo di share così basso. Io ho cominciato a guardarla quando la Mediaset nel 2013 acquisì di diritti in esclusiva(ora vedo anche su Eurosport). Mi sa che sono capitato negli anni sbagliati. Tra gli anni 2000-2010 sono stati tanti i nomi che grazie ai loro successi in SBK sono stati presi dai team MotoGP: tali nomi come Colin Edwards, Troy Bayliss, Chris Vermeulen, Ben Spies e Cal Crutchlow hanno avuto successo pure nel motomondiale, insieme ad altri che sono comunque arrivati in MotoGP passando dai successi con le derivate(Rubén Xaus, Neil Hodgson e James Toseland).

Sembrano così vicini questi anni… eppure così lontani: ora i piloti che vengono in SBK sono i “scarti”(o quelli relegati alle ultime file) del motomondiale quali Max Biaggi, Carlos Checa e gli attuali Nicky Hayden, Eugene Laverty, Stefan Bradl o il nostro Alex De Angelis. Tutto questo è dovuto anche a quello che a mio avviso potrebbe essere un format di gara abbastanza obsoleto(con lo spostamento di Gara 1 a sabato) e da delle regole che nono state apprezzate dai fan(come la nuova griglia inversa in gara 2 che crea scompiglio tra i fan). E da quando la Dorna la ha acquistata ha fatto davvero poco al momento per risollevare l’immagine di un campionato che piano piano sta scomparendo dai radar dell’elité del motorsport.

E così alcuni di questi piloti che corrono nel mondiale rischiano di farci la pensione, anche se c’è un Jonathan Rea che continua a farsi notare a suon di vittorie e titoli. Tutti diranno che è la moto che fa veramente la differenza(e con la Kawasaki…), ma lui riesce in ogni occasione e in ogni modo ad avere sempre la meglio anche quando perde(come in gara 2 di Aragon quando prende un 2° posto importante per il campionato). Lui è stato l’unico veramente accostato al mondo della MotoGP, che tra l’altro ha corso nel 2012 sostituendo Casey Stoner sulla Honda HRC e senza nemmeno sfigurare troppo. Però lui ha già fatto capire di voler rimanere nella SBK col team Kawasaki.

Ecco, lui è il bello e il cattivo della SuperBike moderna. Di solito un pilota che è interessato alla MotoGP non ci penserebbe 2 volte ad andare lì per mettersi alla prova, lui invece no. E non è per paura di mettersi al confronto con i vari Marquez e Rossi, ma per il fatto che andrebbe comunque in un team satellite, cosa che Jonnhy non gradisce. Eppure Alex Lowes era venuto per sostituire il suo connazionale Bradley Smith(allora alla Tech 3) nello scorso anno, senza neanche sfigurare troppo.  Però manca ancora un vero confronto tra MotoGP e SuperBike, dato che i paragoni che i test combinati di Jerez hanno dato ad inizio anno non li possiamo considerare. Ci vorrebbe veramente che qualcuno della SBK andasse in MotoGP con una moto factory per misurarsi con i campioni di quella categoria per avere un confronto veramente diretto.

Ah non dimentichiamoci della Mediaset che come nel caso della Rai con la Formula E non da alla SBK lo spazio necessario per essere visto e anche apprezzato. Ma le nostri reti italiane riescono a mantenere un servizio accettabile oppure si interessano sempre di più al calcio? Bè, lasciamo il calcio ai calciatori e il motor sport agli appassionati. Magari date a Fox Sports e Eurosport(che già trasmettono la SBK) i diritti, che loro lì sfruttano. Che tristezza…