15 motivi per cui Michael Schumacher è il migliore di sempre

Sicuramente tutti parlano di Schumacher come il più grande pilota di Formula 1 di tutti i tempi.
Nessuno potrà mai sindacare sullo ‘status’ del Kaiser, quindi ho raccolto 15 episodi che hanno contribuito alla nascita della leggenda. Leggenda che va oltre i numeri e i record (che potrebbero essere infranti con il passare degli anni) e nasce con le battaglie in pista che hanno ‘illuminato’ un ventennio di Formula 1.
Buona lettura!

Secondo posto al GP di Spagna nel 1994 con il cambio bloccato in quinta marcia

Proprio nel Gran Premio di Spagna del 1994 abbiamo potuto vedere una delle prime dimostrazioni del talento cristallino di Michael Schumacher.
Dopo aver conquistato la pole position nelle qualifiche del sabato, Michael ha condotto la gara da subito ma, con circa due terzi di gara ancora da percorre, il suo cambio cede e resta bloccato in quinta marcia.

Nonostante questo guasto, il tedesco riesce a completare la gara, effettuando anche il pit stop che era previsto da strategia. Proprio nella sosta si può vedere la grande sensibilità e capacità di guida di Schumacher, che riesce a ripartire da fermo con il cambio in quinta marcia senza surriscaldare la frizione o mandare in stallo il cambio.
La Benetton decide di mandare in pista Michael molto più leggero del dovuto, visto che, guidando con una sola marcia, i suoi consumi di carburante sarebbero stati minori di quelli previsti.
Schumacher torna in pista e ricomincia la sua rincorsa alla vittoria, adattando il suo stile di guida alla situazione e facendo traiettorie diverse rispetto agli altri.

La sua rincorsa non andò a buon fine ma Schumacher stupì comunque tutti, terminando la gara in seconda posizione.
Vinse Damon Hill con la sua Williams, e dedicò la vittoria ad Ayrton Senna, compagno di box del britannico, morto due settimane prima durante il gran premio di Imola.

Vittoria nel Gran Premio del Belgio 1995 partendo dalla sedicesima posizione

Un altro gioiello della corona del Kaiser è la gara di SPA-Francorchamps del 1995: il Kaiser ha messo in mostra una guida perfetta in una gara che iniziata su asfalto bagnato bagnato ed è finita in condizioni di asciutto.
Per Schumi è stata certamente importante la strategia, ma i feroci e (forse) leggendari ruota a ruota con Damon Hill visti quel giorno, sono davvero roba d’altri tempi da vedere e rivedere in loop per ore.

Il pilota della Williams non è stato di certo contento del comportamento in pista di Schumi (che aveva pneumatici da asciutto su pista umida, mentre Hill aveva pneumatici da bagnato), ma poi Michael ha messo in mostra una velocità su pista asciutta che difficilmente era eguagliabile dagli altri.
Nelle difficili condizioni di quel giorno, in cui quasi tutti i piloti hanno sbagliato qualcosa, Schumacher è stato di una categoria a parte, ed è stata proprio questa sua finezza che lo ha portato a diventare il più grande campione di tutti i tempi.

Il sorpasso su Alesi all’ultimo giro del Gran Premio d’Europa 1995

Mentre tutti davano ormai per certa la vittoria di Alesi al Gran Premio d’Europa del 1995, Schumacher, che ci aveva già abituato a grandi cose, la pensava diversamente dagli altri e lo dimostrò con un ultimo giro da antologia.
Alesi era in netto vantaggio grazie ad una buona strategia: fu richiamato ai box per anticipare la sosta e riuscì a trarne un gran vantaggio in vista dello stint finale.

Tuttavia, il pit stop leggermente in ritardo di Schumacher mise il tedesco in condizioni di avere la macchina più veloce nella fase finale della gara grazie a gomme più fresche.
Il gap di poco meno di mezzo minuto costruito da Alesi nell’intera gara, fu recuperato da Schumacher in una dozzina di giri ma, come è facilmente comprensibile, raggiungere un pilota e sorpassarlo sono due cose molto diverse, soprattutto se si deve sorpassare uno come Jean Alesi.
Dopo qualche giro passato dietro Alesi, Schumacher rompe gli indugi e, a due giri dal termine della gara, passa Alesi alla chicane, e conquista la leadership della gara.

Murray Walker, storico commentatore della Formula 1 in Inghilterra, ha commentato così il sorpasso: “Con un’audacia senza precedenti, si è tuffato all’improvviso e Alesi non ha potuto far altro che cedere”
A livello ‘mentale’ questa è stata sicuramente una delle manovre più ‘pesanti’ che Schumacher abbia mai fatto, facendo chiaramente capire che se voleva passare, in qualche modo, passava.

La vittoria al Gran Premio di Spagna del 1996

Il Gran Premio di Spagna del 1996 fa segnare la prima vittoria per Schumacher con i colori della Ferrari. La gara bagnata del GP di Spagna 1996 è rimasta nel cuore di tutti gli appassionati e di tutti i tifosi della Rossa, visto che è stata la gara che ha segnato la ‘rinascita’ del Cavallino Rampante in Formula 1.

La gara di Michael non inizia bene: Schumacher sbaglia la partenza e scivola dalla terza alla sesta posizione. Recuperate subito le tre posizioni perse, Michael trova sulla propria strada Jean Alesi. Dopo un breve periodo di studio dell’avversario, Schumacher sorpassa il francese (sfruttando anche un errore del pilota della Benetton) al tornante della curva cinque e, il giro successivo effettua la stessa identica manovra su Jacques Villeneuve. Una volta conquistata la leadership della corsa, Michael scappa via e va a vincere la gara con ben 45 secondi di vantaggio sul secondo classificato.

Per capire la grandezza dell’impresa, dobbiamo assolutamente trascrivere le dichiarazioni di Eddie Irvine, compagno di Michael nel ’96: “L’auto era un disastro ed era quasi inguidabile. Solo uno con il talento di Michaeò avrebbe potuto guidarla così bene”

I 6 secondi di vantaggio dopo solo un giro nel Gran Premio di Monaco del 1997

Nella gara bagnata di Montecarlo del 1997, a pochi minuti dalla partenza Schumacher decide di cambiare auto, passando da una monoposto con setup da asciutto ad una monoposto con un setup più indicato per il bagnato.
Con questa vettura e gli pneumatici intermedi, il Kaiser passò subito al comando della gara, sopravanzando sia i piloti con gomme da asciutto che i piloti con gomme da bagnato.

Una volta passato al comando, Schumacher effettua il giro di cui stiamo parlando in condizioni di pioggia lieve e grip sempre minore. Al suo passaggio sul traguardo, il muretto Ferrari non crede al rilevamento cronometrico ed al vantaggio costruito dal tedesco in un unico giro.
In quell’edizione del Gran Premio di Monaco, Schumacher commise un errore che rischiò di porre fine alla sua gara. Il tedesco però fu bravissimo ad evitare le barriere e ad infilarsi in una via di fuga. Grazie alla sua prontezza, riuscì a tirare la leva della frizione, mettendo in folle il cambio e tenendo il motore acceso.

Così, Schumacher riuscì a tornare in pista e, grazie al grandissimo vantaggio costruito nei giri precedenti, riprese il controllo della gara e andò a vincere con grande merito una gara davvero bellissima.
Inoltre, questo impresa assume rilevanza ancora maggiore se si considera che, in condizioni uguali, Schumacher andò a muro a Montecarlo nel 1996.

Vittoria in pit lane al Gran Premio d’Inghilterra del 1998

Questa è la gara in cui il nuovo muretto della Ferrari composto dal Jean Todt e da Ross Brawn (arrivato a metà della stagione 1996) da la prima prova di essere davvero irraggiungibile per gli altri, con la conclusione di una gara già abbastanza divertente e movimentata.

Dopo che per oltre due terzi di gara è caduto sul circuito una pioggia torrenziale e Hakkinen era riuscito a costruire un vantaggio di oltre 40 secondi, un errore del finlandese ha portato la direzione di gara a fare la scelta di chiamare in pista la Safety Car. Con la vettura di sicurezza in pista, il vantaggio di Hakkinen è praticamente sparito e Schumacher si è ritrovato proprio dietro al finlandese alla ripartenza. Proprio al primo giro dopo la Safety Car, Hakkinen è andato lungo, regalando la leadership della gara al tedesco della Ferrari, che così avrebbe potuto vincere indisturbato.

Tuttavia, Schumacher aveva commesso un grave errore in regime di Safety Car, andando a superare una vettura doppiata senza l’autorizzazione dei commissari di gara. Avendo notato questa manovra strettamente proibita, la direzione di gara ha comminato una pesante sanzione al tedesco: 10 secondi di stop-go da effettuare entro tre giri.
Proprio qui entra in gioco la geniale interpretazione del regolamento: nei tre giri in cui doveva essere scontata la penalità, c’era anche l’ultimo.

La Ferrari quindi diede ordine a Schumacher di spingere per accumulare più vantaggio possibile nei confronti del finlandese, mentre Jean Todt andò a chiedere delucidazioni al direttore di gara. Il risultato fu tutto a favore della genialità di Ross Brawn: Schumacher doveva entrare nella corsia dei box entro i tre giri dalla comunicazione della penalità e proprio questa precisazione fece vincere la gara a Schumacher.
Il box della Ferrari, infatti, si trovava oltre la linea del traguardo, quindi Schumacher vinse la gara senza fermarsi per scontare la penalità e la direzione di gara non poté far altro che convalidare la vittoria proprio perchè il tedesco entrò in pit lane nei tre giri stabiliti dal regolamento per scontare la penalità.

I tre pit stop al GP d’Ungheria del 1998

Questa storica vittoria deve essere attribuita tanto a Michael Schumacher quanto a Ross Brawn, all’epoca direttore tecnico della Ferrari.
Tuttavia, è necessario dire che, con molta probabilità, un pilota diverso da Schumacher non sarebbe riuscito ad eseguire l’ingegnoso piano di Brawn, dal momento che solo un ‘mostro’ come lui poteva riuscire a mantenere un ritmo di gara così veloce da permettergli di recuperare tutti i secondi necessari per una sosta ai box.
In quella stagione la McLaren era nettamente la vettura migliore e sul tracciato ungherese le monoposto di Woking andavano alla perfezione, erano imprendibili.

E infatti, in ogni sessione di quel weekend, le McLaren sono state imprendibili per tutti, anche per un Michael Schumacher arrembante ed aggressivo.
In gara, le monoposto anglo-tedesche spadroneggiavano, con Hakkinen e Coultard a precedere Schumacher, in difficoltà non solo nel raggiungere le McLaren ma anche nel difendersi da monoposto più veloci della sua Ferrari come la Williams di Jacques Villeneuve.

La svolta arrivò dopo il primo valzer di pit stop: tutti si aspettavano una gara a due soste, quindi impostarono i rifornimenti sulle due soste, tranne la Ferrari che caricò meno benzina degli altri. Qui iniziò la vera cavalcata verso la vittoria: Schumacher si fermò improvvisamente per la sua seconda sosta e le due McLaren risposero prontamente, fermandosi a loro volta per la sosta due giri dopo.
Nel serbatoio della Ferrari del tedesco però, fu messa poca benzina e Schumacher tornò in pista con un solo ordine: girare come se fosse in qualifica.

I due giri impiegati dalla McLaren per rispondere bastarono al tedesco per conquistare la leadership del Gran Premio e guadagnare così tanto vantaggio da poter fare in sicurezza la terza sosta.
L’unico rischio preso da Schumi fu durante il suo terzo stint, quando non si rese conto di essere in testa alla gara e spinse così forte da andare largo ad una curva del tratto guidato.
La sintonia tra Brawn e Schumacher era la perfetta rappresentazione del lavoro di squadra necessario in Formula 1.

Il sorpasso su Hakkinen al GP di Monza del 1998

Il Gran Premio d’Italia del 1998 ha messo in luce un’altra grande qualità di Schumacher: il sangue freddo.
Schumacher, dopo aver conquistato la pole position, fu sopravanzato dalle due McLaren, da Irvine e da Villeneuve.

Hakkinen cedette ben presto la prima posizione al compagno di squadra David Coultard ma, dopo meno di 20 giri, il motore di Coultard si ammutolì sul rettilineo che porta alla Curva Grande, facendo una grande fumata bianca che andò dalla parte da cui sopraggiungevano Hakkinen e Schumacher. Con il fumo tenuto basso dalla chioma degli alberi, il rettilineò diventò praticamente una cortina di fumo e né Hakkinen né Schumacher potevano vedere niente.
Hakkinen andò fuori pista, permettendo così a Schumacher di avvicinarsi pericolosamente. Hakkinen cercò subito di rimediare all’errore e Schumacher dovette alzare il piede per evitare di colpire il finlandese ma, una volta impostata la chicane, superare il pilota della McLaren in accelerazione fu relativamente facile per un pilota del suo calibro.
Entrambi misero in mostra una guida superba, ma Schumacher dimostrò di essere il migliore

Per Hakkinen la gara ebbe un epilogo sfortunato, visto il problema ai freni che lo fece scivolare in quarta posizione, preceduto da Irvine e Ralf Schumacher.
Michael Schumacher, invece, andò a prendere la sua seconda vittoria a Monza e aggancio Hakkinen in testa al campionato con 80 punti.

L’incredibile pole position in Malesia nel 1999 al ritorno dall’infortunio

Nel 1999, durante il Gran Premio di Gran Bretagna, Schumacher fu vittima del più grave incidente della sua carriera: la frattura della gamba destra. Questo infortunio lo costrinse a rimanere lontano dalle gare per ben sei appuntamenti e, al suo posto, difese i colori della Ferrari il finlandese Mika Salo.

Schumacher tornò in pista in Malesia per il penultimo Gran Premio della stagione. Le speranze di conquista del titolo erano definitivamente sfumate per il tedesco ma non per Irvine e non per la Ferrari.
Schumacher quindi, si ritrovò ad essere il secondo pilota e di buon grado accettò il suo nuovo ruolo nel team.
Al sabato, il Kaiser fa una cosa mostruosa: fa segnare la pole position con ben 947 millesimi di vantaggio sul compagno di squadra Eddie Irvine.

La grandezza del campione più grande si vede a pochi giri dal via quando, dopo una perfetta partenza, lascia la leadership del Gran Premio ad Irvine ed inizia a battagliare con le McLaren per dare vantaggio al compagno di squadra. Solo Coultard riesce a sopravanzare il tedesco, ma dovrà fermarsi qualche giro dopo per un problema tecnico. Le Ferrari conquistano così una doppietta che proietta Irvine in testa al campionato (campionato di cui tutti conosciamo il triste esito) e spegne definitivamente le speranze di Frentzen di poter diventare campione.
Al termine di quella gara, Irvine dichiarò: “Schumacher non è solo il numero 1, è anche il numero 2 tanta è la sua superiorità”

Dopo qualche anno, Irvine rilasciò un’intervista a Sky Sport in cui raccontò un simpatico aneddoto: “E’ stato stupefacente. Mi ricordo che io e Mika Salo stavamo provando al Mugello, che è uno dei circuiti più difficili del mondo e lui non saliva su una Formula 1 da ben otto mesi. Salì in macchina e dopo due giri era a un decimo da me. Dopo qualche altro giro era mezzo secondo più veloce. Come faceva? Non so, ma era così veloce da risultare quasi fastidioso. E’ stato un onore poter guardare le sue telemetrie e vedere cos’era in grado di fare con la sua macchina”

La vittoria dopo qualche ora dalla morte della madre al GP di Imola del 2003

Qualche ora dopo le qualifiche del sabato, la madre dei fratelli Schumacher, Elisabeth morì in Germania. Entrambi i fratelli Schumacher, finite le qualifiche, partirono per Hurth e giunsero giusto in tempo per dare l’ultimo saluto alla madre.
Tuttavia, la domenica erano entrambi sulla linea di partenza, pronti per scattare dalla prima fila: Michael infatti aveva conquistato la pole position davanti al fratello Ralf.

Michael è stato sopravanzato dal fratello alla prima curva, ma ha riconquistato la leadership durante la prima tornata di soste ai box.
Da quel momento in poi, per Michael è iniziata la cavalcata verso la sua sessantacinquesima vittoria, seguito da Raikkonen, che ha sfruttato un’incertezza dei meccanici Ferrari per sopravanzare Barrichello, dal brasiliano Rubens Barrichello e dal fratello Ralf Schumacher.
I primi tre classificati rinunciarono ai consueti festeggiamenti del podio per rispetto del lutto dei fratelli Schumacher.

Al termine di quella gara, Barrichello, compagno di team di Schumacher, disse: “Mi dispiace infinitamente per Michael, non so se, nelle stesse condizioni, sarei stato in grado di prendere parte alla gara. Ma non voglio parlare per lui. Solo lui sa se ha fatto la giusta scelta o meno. Ma ha deciso di correre e io l’ho sostenuto. Ha meritato di vincere. E ancora una volta ci ha fatto vedere che è di un’altra categoria, sia come uomo che come pilota”.

Il superamento del numero di titoli vinti fissato da Fangio

Dopo una stagione abbastanza controversa dal punto di vista regolamentare, Michael Schumacher e la Ferrari conquistano il quarto titolo consecutivo, il sesto per il tedesco. A rendere controversa la stagione, è stato il criterio di controllo degli pneumatici che, modificato dalla FIA a stagione in corso, ha fatto sollevare parecchie polemiche da parte di team piloti e, soprattutto, dalla Michelin.

Così, la Ferrari equipaggiata Bridgestone non ha avuto bisogno di riorganizzarsi in corso d’opera ed ha potuto trionfare anche nella stagione in cui, dopo anni, qualcuno era riuscito a contrastare la supremazia della Rossa.

Schumacher conquistò sei vittorie, due podi, un ritiro e sette piazzamenti a punti. Alla fine, il monte punti del tedesco sarà pari a 93, due in più dei 91 punti di Kimi Raikkonen, che rimase in corsa per la vittoria del titolo fino all’ultima gara.

Proprio in Giappone, ultima gara del campionato, Schumacher arriva ottavo, conquistando un solo punto. Proprio quel punto sarebbe bastato per conquistare il titolo anche nel caso in cui Kimi Raikkonen avesse vinto la gara (vinta poi da Barrichello).

Al termine del Gran Premio del Giappone 2003, Schumacher infranse il record di titoli mondiali conquistati, record che era stato fissato da Fangio ben 46 anni prima.
La prima grandissima pietra miliare nella strabiliante ed inimitabile carriera di Michael Schumacher.

La sessantacinquesima pole position di Schumacher e superamento del record di Senna

Il Gran Premio del Bahrain del 2006 è teatro di un’altra grande conquista del Kaiser: 65 pole position, tante pole position quante ne aveva conquistate Ayrton Senna ‘The Magic’.

Schumacher conquistò la sua sessantacinquesima pole position all’inizio della stagione 2006, iniziando la stagione alla grande nonostante un 2005 molto buio per la Ferrari e per Schumacher.
Il tedesco, già detentore di sette titoli mondiali, disputerà una grande stagione 2006 prima di ritirarsi (la prima volta) con 68 pole position conquistate.

Le 91 vittorie di Michael Schumacher

Potremmo elencarle tutte, ma vi diremo solo qual’è l’ultima: quella ottenuta nel Gran Premio di Cina del 2006.
Al momento della conquista della sua ultima vittoria, Schumacher aveva ben 40 vittorie di ‘vantaggio’ su Alain Prost, all’epoca secondo pilota più vincente di sempre.


Il Kaiser, in Cina, vinse ‘da Kaiser’, sfruttando al meglio la sua vettura, le sue doti di guida ed un muretto praticamente perfetto. Schumacher ha letteralmente lottato contro il meteo e contro i suoi pneumatici, sfruttando anche il ritardo dei meccanici Renault durante il pit stop di Fernando Alonso.

Tornato in pista, Alonso era molto più veloce di Schumacher, ma Michael ha gestito al meglio il suo vantaggio per conquistare la sua ultima vittoria in Formula 1.
Di tutti i record fatti segnare da Schumacher, quello delle 91 vittorie è sicuramente quello che durerà più a lungo. Attualmente, il pilota più vicino a lui è Lewis Hamilton, con 62 Gran Premi vinti.

Il coraggio di ritornare nel 2010

Il Kaiser torna a tempo pieno in Formula 1 nel 2010, a 41 anni.

Schumi, che ormai non ha più niente da perdere, decide di ributtarsi a capofitto in Formula 1, mettendo in mostra ancora una volta il fatto di essere un grande uomo oltre che un grande pilota. Ha accettato di farsi battere da ragazzi con la metà dei suoi anni e ha accettato di salire su una macchina poco competitiva e da sviluppare quasi interamente.

Per tre anni i fan e gli esperti hanno lamentato la mancanza di ritmo di Schumacher e si sono lamentati dei suoi continui ritiri, a volte causati da gravi errori del Kaiser.
Ma ormai Schumacher era nuovamente in pista e si stava godendo il suo ritorno e le sensazioni che solo la Formula 1 poteva regalare.
Alla BBC, nel mese di dicembre del 2009, in merito al suo rientro in pista dichiarò: “Voglio ancora divertirmi in Formula 1. Per me, la vera sfida sarà capire cosa voglio ottenere da questa esperienza!”

L’ultima pole position di Schumacher: Gran Premio di Monaco 2012

Il triennio del ritorno di Schumacher in Formula 1 è stato sicuramente povero di soddisfazioni e di risultati, soprattutto in base agli standard a cui Schumacher ci aveva abituato ai tempi della Ferrari.

Nel 2012, a Monaco, alla guida della migliore Mercedes che avesse mai avuto, Schumacher è come tornato indietro nel tempo, realizzando un giro incredibile sulle strade del principato e conquistando quella che sarebbe dovuta essere la sua pole position numero 69.

Purtroppo, Michael non iniziò la gara dalla prima piazzola della griglia di partenza a causa di una penalità comminatagli per l’incidente al Gran Premio di Spagna, quindi le pole position restarono 68, e non riuscì nemmeno a terminare tutti i giri in programma a causa di un problema alla pompa del carburante.
La pole position di Monaco sarà in penultimo lampo del tedesco prima del podio conquistato nel Gran Premio d’Europa del 2012.

Il record delle 68 pole position è rimasto integro fino alla stagione 2017, con Hamilton che ha letteralmente sbriciolato questo primato chiudendo la stagione 2017 con 72 pole position conquistate.