Accadde oggi: Irvine trionfa a Sepang con brivido

Correva l’anno 1999, stagione in cui Michael Schumacher fu costretto a restare fermo per sei gare a causa di un grave incidente a Silverstone. Il compagno di squadra Eddie Irvine si ritrovò quindi inaspettatamente a giocarsi il titolo. Il rivale era Mika Hakkinen, grande rivale del Kaiser.

Era anche la prima stagione in cui ebbe luogo il GP di Malesia. Sulla griglia di partenza c’era anche Schumacher, tornato arruolabile da pochissimo tempo e finalmente disponibile a gareggiare. Il tedesco ottenne la pole distanziando di circa un secondo il compagno di squadra.

La gara fu caratterizzata da un dominio Ferrari, con Schumacher che fece passare Irvine lanciandolo verso il titolo. Hakkinen giunse terzo, sopravanzando nel finale Johnny Herbert.

La vittoria fu pero con il brivido: a causa di una presunta irregolarità ai deviatori di flusso delle F399, le due Ferrari furono squalificate. Il profilo dei deviatori fu riscontrato irregolare dai commissari di gara malesi perché trovato di 1 cm più corto rispetto a quanto previsto dall’art 3.12.1 del regolamento FIA. La vittoria fu quindi assegnata a Hakkinen. In attesa del ricorso, il finlandese sarebbe stato campione del mondo: con la squalifica di Irvine, Hakkinen (che sarebbe scalato al primo posto) avrebbe avuto 72 punti, a fronte dei 60 del nordirlandese.

I deflettori Ferrari “incriminati”

Si respirava un clima di grande tensione. Jean Todt accusò la McLaren di aver fatto la soffiata ai commissari. Brawn ammise l’errore, ma sostenne che quel particolare non avrebbe influito sulle performance delle monoposto. Dopo il polverone mediatico, con tanto di accuse della stampa, Todt presentò le dimissioni, rifiutate poi dai vertici Ferrari.

La FIA accolse l’appello della Ferrari in data 23 ottobre 1999. I legali del Cavallino scovarono un comma del regolamento che consentiva una tolleranza pari proprio alla divergenza riscontrata.

Gli avvocati della casa di Maranello dichiararono: “Siamo riusciti a reintegrare la Ferrari nei suoi diritti e a sancire che se qualcuno ha dei dubbi su una macchina, deve dichiararlo subito e non attendere la fine della gara. Siamo soddisfatti per essere riusciti a far dire al Tribunale che la Formula 1 non deve accontentarsi di giudizi o decisioni approssimative”.

Il mondiale sembrava aver preso la strada di Maranello, ma purtroppo per la Ferrari le cose non andarono per il verso giusto a Suzuka.

Una menzione finale va a Johnny Herbert: il pilota britannico giunse quarto, perdendo il terzo posto alla fine, ottenendo gli ultimi punti della sua carriera. Furono anche gli ultimi punti della Stewart, che dal 2000 passò a chiamarsi Jaguar Racing.