Analisi Tecnica: Williams e Haas a confronto

Partiamo col dire che la vettura della scuderia di Sir Frank Williams è stata concretizzata interamente da Paddy Lowe, ex direttore tecnico Mercedes, applicando tutte le sue conoscenze provenienti dalle “Silver Arrows”: ha prodotto una monoposto con dei contenuti molto interessanti cercando di andare a prendere il meglio da Mercedes e Ferrari.

L’ala anteriore si ispira a quella della freccia d’argento con gli sfoghi verticali in fondo alle paratie laterali, mentre gli upper flap ricordano quelli della McLaren. Il muso è stato leggermente rivisto, mantenendo però lo schema dello scorso anno.

La Williams ha cambiato la sospensione anteriore pur mantenendo lo schema push rod: il triangolo superiore è rastremato rispetto a quello inferiore, ma non sporge dal cerchio perché non c’è il bracket tipico delle altre vetture, quali Toro Rosso e Mercedes.

Nella parte centrale la vettura diventa una Ferrari: il cono antintrusione per gli impatti laterali è inglobato nella struttura aerodinamica, la bocca dei radiatori è molto alta e stretta e la fiancata si stringe subito con una forma che dall’alto è quasi triangolare. Il deviatore di flusso ai lati delle pance, invece, è di chiara impronta Ferrari, proprio come il lungo slot sul fondo che precede i 6 soffiaggi davanti alle ruote posteriori, mentre l’airbox è in pieno stile Mercedes.

Il cofano motore scende molto in fretta per cui la deriva verticale che serve a stabilizzare le vettura sul veloce sembra molto grande. La sospensione posteriore è rimasta in pieno stile Pull-Rod.

Per quanto riguarda l’americana Haas, sebbene non rappresenti una rivoluzione sul concetto dello scorso anno, è nuova ovunque la si guardi e sempre più accoglie alcune raffinatezze che erano caratteristica della Rossa.

Il muso è più simile a quello della Ferrari con piloni di sostegno dell’ala  più lunghi e con un disegno molto squadrato, che condivide con la Williams. a sospensione anteriore è a schema push rod è ricalca lo schema dello scorso anno con i bracci molto alti e ravvicinati, leggermente inclinati verso i porta mozzi. Il brake duct è il classico Ferrari.

I bargeboard sono simili a quelli visti alla fine dello scorso anno, mentre il complesso deviatore di flusso a lame si attacca alla nuova struttura deformabile aerodinamica che precede le pance vere e proprie. La pancia si stringe presto dietro alle spalle del pilota, mostrando un grande marciapiede sul fondo, ma la fiancata in coda si apre a megafono per assicurare una buona estrazione dell’aria calda della power unit carenando le sospensioni posteriori.

Quest’ultime mantengono lo schema pull rod, ma non ha più l’alloggiamento di ammortizzatori e barre fra cambio e differenziale. Questi cinematismi sono stati nuovamente spostati fra motore e trasmissione, rivelando un allungamento del passo e una diversa distribuzione dei pesi.

Il fondo mostra quattro enormi soffiaggi davanti alle ruote anteriori che iniziano all’altezza di dove la pancia comincia a stringersi per la forma a Coca Cola verso il posteriore.

Per rimanere alle cose derivate dal cavallino, l’ala posteriore è sostenuta da due piloni a collo di cigno. Le pinze dei freni posteriori che non sono più coricate come sulla Rossa, ma sono state leggermente inclinate.