I Cavalieri della Formula 1: Eddie Irvine

La Formula 1 negli anni passati ha sempre cottraddistinto i campioni dagli “altri piloti”. Di questi, però, ci sono alcuni che, anche se etichettati da alcuni come ‘scarsi’ o ‘meteore’, hanno comunque lasciato il segno nel circus. Ce ne sarebbero tanti, ma tanti di piloti da raccontare. Io voglio cominciare con un certo britannico che, se voi vi ricordate, era finito nella copertina di Formula 1 98 (videogioco PS1) con una tuta rossa e una monoposto di Maranello. Stiamo parlando di Eddie Irvine.

Pilota precedente: Jenson Button

Irlandese ma non, il pilota si è fatto notare fin dal debutto e in tutte e tre le squadre con cui ha gareggiato in F1: Jordan (1993-1995), Ferrari (1996-1999) e Jaguar (2000-2002). Simpatico ai tifosi e flirtante con le donne, Edmund aveva comunque una lingua in grado ancora oggi di paragonarsi a quella di Jacques Villeneuve (e sappiamo tutti come fa quando si accanisce contro un pilota). Il suo palmares non fa pensare ad un fenomeno, ma il solo essere per 4 anni un pilota Ferrari fa si che comunque Eddie abbia dato il suo meglio. Sfiorando anche la pazzia di vincere il titolo nel 1999.

1993: Pronti, via e Eddie fa subito arrabbiare Senna


Di solito un pilota alle prime armi viene sempre messo in secondo piano se non per risultati eccezionali. Bè, Eddie Irvine fù l’eccezione. Non tanto per il fatto che aveva comunque già quasi 10 anni di esperienza nel mondo delle corse (2° posto nella scorsa Formula Nippon e due partecipazioni alla 24 ore di Le Mans), ma tanto per la gara di debutto. Suzuka 1993. L’irlandese, alla guida della Jordan, vuole subito farsi notare e lo farà. Non per il 6° posto finale e per il primo punto iridato. Ma per quello che successe in gara.

Nel mezzo infatti della lotta tra Ayrton Senna e Damon Hill per la vittoria, Irvine si mette in mezzo sdoppiandosi diverse volte nei confronti dei due piloti. Dopo la bandiera a scacchi, come prevedibile, Senna si fa subito sentire condannando il gesto di Eddie e tirandogli un pugno nei box. Dopo questa gara, però, Edmund cominciò a sentire la difficoltà della Formula 1 allora.

Tra diversi incidenti (più di tutti la mega carambola nel round inaugurale 1994 in Brasile con conseguente sospensione per 3 gare) e problemi meccanici, Eddie Irvine faticò a emergere. Ma nel 1995 ottiene il suo primo podio in Canada e la Ferrari, che allora stava festeggiando la prima ed unica vittoria di Jean Alesi, decise di dargli un sedile per il 1996. Il suo compagno? Nientemeno che l’allora campione del mondo Michael Schumacher.

1996: Debutto con la rossa di Maranello


La prima di Melbourne come GP d’Australia (e anche il primo round dle mondiale 1996) fu anche la prima in rosso per Irvine. E che prima, signori! In una corsa funestata da incidenti e ritiri, Eddie Irvine giunse terzo dietro solamente alle superiori Williams-Renault di Jacques Villeneuve e Damon Hill. Il nord-irlandese era pure riuscito a stare davanti al Kaiser in qualifica. Ma nel proseguio della stagione, Eddie non riuscirà più a esprimersi.

Infatti, mentre lui lamentava problemi sia di sottosterzo che di sovrasterzo, Micheal Schumacher portò il Cavallino a vincere 3 Gran Premi (Spagna, Belgio, Italia). Irvine invece fu capace solo di tornare in zona punti in Argentina, San Marino e Portogallo, per un totale di soli 11 punti a fine anno. Nel mezzo, 8 ritiri consecutivi tra Spagna a Monza. Non proprio il miglior ticket per uno che rappresenta la Ferrari.

Con gli anni successivi, però, le prestazioni della monoposto aumentano e così fa anche Eddie. Dal 1997 al 1998, Irvine fu capace di prendere 13 podi, di cui 4 consecutivi da Monaco a Silverstone 1998. Si rivelò quindi in grado di essere un buon secondo pilota, uno scudiero nel momento del bisogno. Nello stesso anno fece anche la sua prima doppietta nella vittoria di Schumacher a Magny-Cours, difendendosi egregiamente negli ultimi giri dagli attacchi della McLaren di Hakkinen. L’1-2 Ferrari si ripeterà a Monza.

1999: Il sogno


Che questa stagione potesse diventare speciale lo si era subito intuito dalla prima gara. A Melbourne, Eddie Irvine conquistò la sua prima vittoria di carriera (la N.120 per la Ferrari) dopo una gara in cui Schumi ebbe problemi e in cui le McLaren, favorite della vigilia, si sono ritirate. Nelle gare successive, a parte due podi a Monaco e Canada, non registra più prestazioni da incorniciare. Ma a Silverstone cambia tutto.

L’incidente di Michael Schumacher al primo giro costrinse il tedesco ad uno stop lunghissimo (7 gare tra l’allora A1 Ring e il Nurburgring). Eddie invece chiuse secondo. La Ferrari si rende conto che è con il “numero 2” che si dovrà giocare il titolo contro Hakkinen e le McLaren. Ne seguiranno 2 vittorie in Austria e Germania e anche grazie al lavoro da ‘scudiero’ di Mika Salo (colui che fu chiamato a sostituire Schumacher alla Ferrari), il nord-irlandese arriva al GP d’Europa a pari punti con Hakkinen.

Ma al Nurburgring, tra pasticci ai box (la famosa ruota dimenticata ai box) e tantissimi ribaltamenti, la Ferrari mancò una colossale occasione. In Malesia, però, Michael Schumacher tornò a correre e fece da scorta a Eddie Irvine per la sua quarta e ultima vittoria. Nell’ultimo decisivo atto in Giappone, però, Mika Hakkinen vince dominando la gara, confermando il titolo piloti e infrangendo il sogno di Eddie Irvine (3°) per 2 punti. La Ferrari e Irvine lasciarono Suzuka con la consolazione di aver vinto il titolo costruttori. Quelli furono anche gli ultimi attimi di Eddie in rosso.

2002: L’ultimo saluto


Dopo una discussione sul ruolo di prima guida con la Ferrari, Eddie Irvine lascia il team di Maranello per accasarsi nel 2000 alla Jaguar. La casa britannica entrava in Formula 1 rilevando la Stewart GP e sperava, con un budget altissimo, con un Niki Lauda all’interno dello staff e con 2 piloti esperti come lo stesso Irvine e Johhny Herbert, di poter lottare fin da subito per le posizioni di vertice. Ma la loro campagna fu invece un disastro totale.

Il 2000 vide Irvine portare a casa solo 4 punti (4° a Monaco, 6° a Sepang). Mentre il bottino del 2001, seppur il nord-irlandese reputasse la sua monoposto (la R2) la peggiore mai guidata, aumentò a 6 punti, con un 3° posto a Monaco e un 5° a Indianapolis. Il 2002 fu la sua ultima stagione con la Jaguar e nella Formula 1, e vide l’highlight principale proprio a Monza, la terra della sua ormai ex-squadra Ferrari.

Reduce da un 4° posto nella gara inaugurale in Australia e da un 6° a Spa, Eddie Irvine ebbe il week-end migliore dei suoi anni alla Jaguar. 5° posto in griglia, il nord-irlandese chiuderà la gara in terza posizione, dietro alle 2 rosse di Rubens Barrichello e Michael Schumacher. Il saluto che i tifosi riservano al nord-irlandese una volta salito sul podio è un qualcosa che ti fa capire cosa significa vestire o aver vestito i colori della Ferrari.

E poi?

Dopo il 2002, Eddie Irvine provò a riabbracciare la Jordan, ma quest’ultimo chiese 5 milioni di euro per un sedile. Non disposto a sborsare tutti quei soldi, Irvine si ritirò dalle corse. Una sua apparizione nel grande schermo fu nel film Un principe tutto mio (USA 2004), mentre nel 2008 è protagonista di una rissa nella discoteca Hollywood di Milano con Gabriele Moratti (figlio dell’ex-presidente della squadra di calcio Inter). Per essa verrà condannato a 6 mesi di reclusione che sta scontando ora come istruttore di guida.

Parlandone in questo articolo, io ho la sensazione che Eddie fosse uno alla ‘James Hunt’. “Vivere ogni giorno come fosse l’ultimo”. Ok, non siamo così estremi ma… Servirebbero piloti come Irvine nel paddock della F1. Anche lui è arrivato nel circus grazie all’aiuto di sua padre, ma almeno si è fatto valere in un’era sicuramente molto più difficile e meno elettronica rispetto ad adesso. Speriamo solo che non gli si metta in testa di rifarsi i capelli biondi, ne ho già visti troppi in questi ultimi mesi!

Scherzi a parte, thank you Eddie Irvine!