I Cavalieri della Formula 1: Mika Hakkinen

Ci sono piloti nella storia della Formula 1 che, anche senza aver vinto mondiali su mondiali, rimarranno comunque nella mente di ogni appassionato in modo indelebile.
Sarà per il loro modo di essere, sarà per la loro classe, sarà per qualsiasi motivo, ma comunque rimarranno nella nostra mente per diversi anni.

Uno di questi piloti è sicuramente il finlandese Mika Hakkinen: 165 Gran Premi, 420 punti conquistati, 83 arrivi a punti, 51 podi, 20 vittorie e ‘solo’ 2 mondiali. Già solo due mondiali perchè in fondo Hakkinen è uno dei piloti che ha raccolto meno di quanto ha meritato nella sua carriera.

Uno dei piloti che ha vissuto il passaggio dal cambio manuale al cambio al volante, uno dei piloti che ha visto in pista gente come Senna, Alesi, Schumacher, Hill e molti altri tra i piloti che hanno segnato la storia di questo sport.
Mika Hakkinen, uno dei più grandi rivali di Michael Schumacher ed uno dei più grandi interpreti della Formula 1, merita di essere presente nella nostra rubrica “I Cavalieri della Formula 1”, rubrica che vuole raccontare la vita e la carriera dei migliori piloti della storia di questo sport.

Gli inizi: il GT e la Formula 3

Hakkinen inizia in Inghilterra nel 1987 nel campionato Formula Ford 1600, vincendo la classifica dedicata ai piloti scandinavi e nordeuropei.

L’anno seguente vince ben due campionati GT monomarca con Opel prima di compiere il grande salto e passare in Formula 3.
Il 1989 non sorride al pilota finlandese, che in Formula 3 conclude il campionato al settimo posto, campionato vinto da Allan McNish con 72 punti.

Il 1990 è l’anno della svolta per Mika che, approdato alla Formula 3 britannica riesce a dominare il campionato e stravincere con ben 126 punti, 27 in più del connazionale Mika Salo. Hakkinen in quell’anno vincerà 11 delle 21 gare in programma e come premio fu invitato ad Imola per disputare un round della Formula 3 italiana. Vinse quel round a Imola, senza però cogliere punti validi per il campionato, ma sicuramente dimostrò di che pasta era fatto.

Il suo primo ‘incontro-scontro’ con Michael Schumacher avvenne quello stesso anno a Macao, quando entrambi si ritrovarono in pista da ospiti celebri vincitori dei campionati europei: già perchè in quello stesso anno Schumacher vinse il campionato tedesco di Formula 3.

I due si divisero la posta in palio, conquistando una vittoria di manche a testa, ma il finlandese rimase fortemente scontento dal comportamento di Schumacher che, secondo Hakkinen, arrivò volontariamente al contatto nel tentativo di sorpasso che valse la vittoria nella seconda gara in programma.

La vera rivalità tra Hakkinen e Schumacher iniziò quel pomeriggio a Macao.

Al termine della stagione 1990, Hakkinen, anche grazie all’appoggio di Keke Rosberg (padre di Nico Rosberg e pilota iscritto al Campionato Mondiale di Formula 1 con passaporto e licenza finlandesi) riuscì a trovare un sedile in Formula 1, andandosi ad accasare alla Lotus che all’epoca era motorizzata Judd.

Il 1991: l’arrivo in Formula 1

Per Mika, l’esordio in Formula 1 non fu scoppiettante, visto che nella stagione d’esordio non riuscì ad andare oltre il diciassettesimo posto in classifica generale con soli due punti conquistati grazie al quinto posto ottenuto nel Gran Premio di San Marino.

Il 1993: l’arrivo alla McLaren e lo scontro con Senna

La seconda stagione di Hakkinen in Formula 1 non fu degna di nota ma il pilota finlandese fu notato dalla McLaren, che propose a Mika l’ingaggio ma con una clausola: se Ayrton Senna avesse deciso di rimanere i McLaren, il finlandese avrebbe fatto il collaudatore. Senna firmò un contratto ‘a gettone’ cioè la McLaren versava al brasiliano un corrispettivo ad ogni gara, questo costrinse Hakkinen ad affrontare la sua prima stagione in Formula 1 nel ruolo di collaudatore.
Già, perchè a far coppia con Senna c’era l’americano Michael Andretti.

Andretti però non riuscì a brillare in Formula 1 quindi, dopo il GP d’Italia del 1993, l’americano lasciò la Formula 1 per tornare a correre in America.

Questo riaprì automaticamente le porte della Formula 1 a Mika Hakkinen, che debuttò in Formula 1 con la McLaren al Gran Premio del Portogallo 1993 sul tracciato di Estoril. Su un tracciato così complesso, Hakkinen mostrò al mondo per la prima volta di ‘avere la stoffa’, conquistando la terza posizione in qualifica davanti a Senna.
Proprio nel sabato pomeriggio di Estoril ci fu il primo scontro con Senna che, a detta di Hakkinen, non aveva mai avuto rispetto per il lavoro del collaudatore: Ayrton chiese a Mika come aveva fatto ad essere così veloce e Mika placidamente risposte “Come ho fatto? Ho più palle di te!”.

Senna non prese bene quella risposta ed iniziò ad elencare i suoi trionfi prima di sbattere un ventitreenne Mika Hakkinen contro il muro e andare via. Senna si sentiva minacciato dal giovane finlandese.
Purtroppo la loro rivalità non si consumerà mai in pista a causa della morte del brasiliano, avvenuta durante il Gran Premio di San Marino del 1994.

Al termine della stagione 1993, arrivò il soprannome di ‘Finlandese volante’ grazie ad una foto scattata dal celebre fotografo Mark Sutton che riuscì ad immortalare Hakkinen che prendeva il volo su un cordolo durante il GP d’Australia. Fu proprio Hakkinen a definirsi così mentre autografava la storica foto.

Il 1994 fu l’anno di consacrazione di Mika Hakkinen che riuscì a stare sempre davanti al compagno di squadra Martin Brundle in praticamente tutte le gare nonostante una deludente McLaren motorizzata Peugeot. Mika chiuse il campionato in quarta posizione in classifica generale preceduto da Schumacher, Hill e Berger. Hakkinen conquistò come miglior risultato stagionale il secondo posto a SPA, che gli fu attribuito dopo la squalifica di Schumacher. 

Il 1995 non inizia bene né per il finlandese né per la McLaren, che aveva firmato un contratto con Mercedes per avere in dotazione i motori della casa tedesca.

A fare coppia con Hakkinen c’era Mark Blundell (che ha sostituito Mansell a stagione in corso), al suo ultimo anno di Formula 1. I due riescono a stento a conquistare 30 punti per la McLaren, di cui 17 sono conquistati dal finlandese.

Proprio nel 1995 Hakkinen rimane vittima di uno dei più gravi incidenti della Formula 1 moderna: durante le prove libere del Gran Premio d’Australia, il pneumatico posteriore sinistro cede a causa di una foratura e sbatte violentemente contro le barriere, perdendo i sensi ed entrando in coma.

I primi aggiornamenti sulle condizioni di Hakkinen arrivarono da Gerhard Berger, che andò a trovarlo in ospedale qualche giorno dopo l’accaduto: Hakkinen aveva una brutta ferita alla lingua, aveva perso molti denti, aveva lo zigomo fratturato e si era appena risvegliato da tre giorni di coma. L’incidente causò anche un grave danno al timpano destro.

Il 1997: la prima pole e la prima vittoria

Il 1997 è l’anno delle ‘prime volte’ per il finlandese: al Nurburgring arriva la sua prima pole position ed al GP d’Europa (sul tracciato spagnolo di Jerez) arriva la sua prima vittoria, anche se in modo abbastanza fortunoso: Schumacher e Villenuve si toccarono, con il tedesco che fu costretto al ritiro, Coultard fece passare il compagno di squadra e così Hakkinen si ritrovò dietro ad un Villeneuve che non oppose nessuna resistenza nel farsi sorpassare. Un’altra pietra miliare nella carriera del finlandese era stata posata.

Il 1998: il primo mondiale di Hakkinen

Il 1998 si apre nel migliore dei modi per il finlandese e per la McLaren progettata da Adrian Newey, che aveva il merito di essere il genio dell’era di dominio Williams. Hakkinen e Coultard conquistarono due doppiette nei primi due gran premi stagionali, con Hakkinen che aveva il passo di un extraterrestre rispetto agli altri.
Nelle prime due gare, la vera forza di Hakkinen fu quella di saper frenare con entrambi i piedi: la MP4/13 infatti aveva due pedali del freno per poter regolare la forza frenante in base al lato verso cui girava la curva per avere un inserimento più agevole.

Bandito il dispositivo, Schumacher vinse il Gran Premio d’Argentina proprio davanti ad Hakkinen, che poi fu costretto a ritirarsi nel Gran Premio successivo a causa della rottura del cambio. Il Gran Premio di Spagna e di Montecarlo portarono altre due vittorie ad Hakkinen, che poi fu costretto a ritirarsi in Canada ancora per problemi al cambio. Hakkinen e Schumacher si fronteggiarono per tutto il mondiale fino alla resa dei conti, che arrivò al GP del Nurburgring: Hakkinen vinse una gara letteralmente perfetta ed il tedesco arrivò secondo.

C’era ancora il GP di Suzuka ed entrambi erano in lotta per il mondiale ed Hakkinen era favorito su Schuamcher. Il tedesco provò di tutto per rimontare dall’ultima posizione e rimontò fino alla terza posizione prima di ritirarsi per un problema ad uno pneumatico. Hakkinen vinse la gara anche grazie ad un intoppo avvenuto al pit stop di Irvine e conquistò così il suo primo titolo mondiale.
Tornando ai box inizierà a cantare a squarciagola “O sole mio”, facendo scoppiare a ridere tutti, anche i suoi rivali.

Il 1999: lo storico pianto a Monza

Anche nel 1999 la McLaren appare molto competitiva e la lotta per il titolo mondiale fu parecchio avvincente tra Hakkinen ed Irvine, che nel finale di stagione fu aiutato anche da un rientrate Schumacher, che era rimasto fuori per sei gare a causa di un infortunio.

Proprio nel 1999 abbiamo visto il primo (e forse l’unico) scatto di nervi del finlandese con lo storico pianto di Monza: Hakkinen commise un errore alla prima variante, andando fuori pista e ritrovandosi costretto al ritiro.

Mika esce dall’abitacolo della sua McLaren letteralmente accecato dalla rabbia, getta via guanti e volante e scavalca le barriere con il casco ancora in testa. Trovato un posto lontano dalle telecamere, il finlandese si toglie il casco si accovaccia e si scioglie in un pianto liberatorio. Al termine di quella gara, Irvine e Hakkinen saranno appaiati in classifica con 60 punti. Dopo la gara dichiarerà: “Non mi sono fatto male. A crollare sono stati i miei nervi. Ho fatto un errore inserendo la prima e l’ho capito subito. E’ tutta colpa mia!”
Vincerà il mondiale Hakkinen dopo la gara di Suzuka, conquistando così il suo secondo titolo mondiale.

Il 2000: l’ultima battaglia con Schumacher e lo storico sorpasso di SPA

Il 2000 non sorrise ad Hakkinen, che dovette inchinarsi al tedesco della Ferrari, ma sicuramente di quell’anno ricordiamo una manovra che restò negli annali della Formula 1: il doppiaggio su Zonta ed il sorpasso su Schumacher.
A tre giri dal termine, Hakkinen era in seconda posizione ed era molto vicino al leader della gara Michael Schumacher. Entrambi si trovarono davanti il brasiliano Zonta, che già si era visto esporre le bandiere blu. L’apoteosi, quello che da molti viene definito il più bel sorpasso della storia della Formula 1, si manifestò in due o forse tre secondi: Schumacher si mette in scia a Zonta e Hakkinen prende la scia di entrambi, il tedesco allunga la frenata per superare Zonta all’esterno e quando Michael si sposta, istantaneamente Hakkinen si sposta dal lato opposto, verso l’interno, riuscendo ad entrare in curva per primo. Il risultato fu stupendo: due sorpassi, leadership della gara conquistata e folla in visibilio per la manovra del finlandese.

Grazie a quella manovra, Hakkinen conquistò l’ultima delle sue quattro vittorie stagionali.
Al termine della gara, dichiarerà in conferenza stampa: “Sapevo che non aveva senso continuare a seguire Michael e quindi dovevo cercare di superare all’interno perchè non mi avrebbe dato strada. Così ho scelto il piano B e ho superato Ricardo e Michael assieme. Ed è stato grandioso! Anche se non penso che per Michael sia stato lo stesso.”

Il 2001: l’ultimo anno del ‘finlandese volante’

Il 2001 non fu particolarmente roseo per il finlandese, che ritrovò una McLaren non più affidabile come negli anni precedenti, nonostante delle buone prestazioni. Nel 2001 Mika vinse solo due gare, terminando la stagione al quinto posto in classifica piloti.
Subito dopo la gara di Suzuka (in cui lasciò il terzo gradino del podio al compagno David Coulthard), Hakkinen rilasciò una dichiarazione molto significativa sulla sua decisione di smettere e sul perchè lo aveva dichiarato al termine del Gran Premio di Montecarlo: “Ho deciso di smettere nel weekend di Montecarlo: percorrevo il curvone del tunnel e all’improvvisò sentì qualcosa che non andava, tornai ai box per controllare ma i ragazzi mi dissero che era tutto OK e che potevo tornare in pista. Non sentivo la macchina come dovevo. Quindi era ora di smettere. E poi, dopo due mondiali vinti, tanti successi e l’arrivo di Hugo, le mie motivazioni non sono più quelle di una volta.”

Il DTM ed il possibile ritorno in Formula 1

Hakkinen è rimasto lontano dal mondo del motorsport per qualche anno prima di tornare a correre: nel 2004, dopo diversi contatti con Williams e BAR per un eventuale ritorno in F1, debuttò nel DTM. Hakkinen considerava la categoria molto competitiva ma meno dura da affrontare, soprattutto dal punto di vista degli spostamenti.
Hakkinen vinse una gara nella sua prima stagione in DTM e fu molto importante per contribuire alla vittoria del campionato del compagno di team Gary Paffet.
Dopo due stagioni incolore, ha mostrato qualche sprazzo del suo talento al Mugello ed al Lausitzring, dove vinse entrambe le gare. A restare nella storia, è sicuramente la vittoria del Mugello, dove vinse partendo dalla quindicesima posizione.

Per lui, si materializzò la possibilità di un ritorno in Formula 1 per la stagione 2007, quando fu chiamato a Barcellona per una giornata di test. Il giorno prima, il finlandese andò a vedere in azione Lewis Hamilton. I due avrebbero guidato la stessa monoposto e la sfortuna si mise di mezzo: cedette l’attuatore elettronico che regolava la coppia durante la scalata di marcia. Questo dispositivo permetteva alle ruote di non bloccarsi in scalata, quindi Hakkinen provò tutto il giorno con un cambio non funzionante al 100% ma questo non influì sulla sua decisione.
Al termine dei test, la sua dichiarazione è stata inequivocabile: “Questa è la F1. Voglio tornare a questo? Ho aspettato sette anni per la mia prima vittoria in Formula 1, e questo potrebbe accadere di nuovo. Non voglio penare per altri sette anni. Sono soddisfatto di quello che ho già fatto”

Mika Hakkinen è stato senza dubbio uno dei più grandi piloti ed uno dei più grandi uomini che la Formula 1 abbia mai visto: aggressività e talento perfettamente amalgamati con una correttezza professionale e personale senza eguali.
Un uomo che sapeva spiegare con una lucidità estrema ogni attimo ed ogni manovra della sua gara, che sapeva spiegare ogni decisione ed il criterio con cui l’aveva presa. Mika Hakkinen è stato forse l’ultimo pilota in grado di regalarci emozioni genuine, di quelle non meditate, di quelle che non passano dai social.

Mika è stato l’ultimo romantico della Formula 1, in grado di tornare dal coma più forte di prima, in grado di spazzare via ogni paura una volta chiusa la visiera, in grado di piangere in diretta mondiale solo per essere arrabbiato con sè stesso, in grado di dire a Senna che nonostante tutto il coraggio non è mai troppo, in grado di piegare uno come Schumacher nei suoi anni migliori.
Mika Hakkinen, in questa rubrica, non ci è arrivato per caso! Ci manchi finlandese volante!