Controsterzo: la Ferrari SF90 e “Il ritorno di Sherlock Holmes”.

Riflessioni da "ingegnere del lunedì" per cercare di comprendere i problemi della Rossa a qualche giorno dal primo impegno stagionale.

Se non vi piace il calcio, potete smettere di far finta.
F1 is back, con non poche sorprese.

Non me ne voglia il signor Vanzini, ma non è lui l’uomo adatto a commentare le prime gare di questo mondiale.
Nulla di personale, ma con tutti i misteri che hanno avvolto questo inizio di stagione, vedrei molto meglio Sir Arthur Cohnan Doyle a comporre un duo perfetto con la sua creazione Sherlock Holmes al posto di Mara Sangiorgio.

Il primo mistero, elementare Watson, è quello della W10: la Mercedes infatti ha mutato in maniera serpentesca (non è un’offesa, eh!) la ‘pelle’ portando in pista una vera e propria versione B.

C’è la Red Bull che si è messa in modalità B2-Spirit tra livrea camouflage, problemi tecnici ed un Gasly che ha deciso di allenare la capacità dei suoi meccanici nel ricostruire la macchina.
In fondo i test servono anche per loro no?

C’è la Williams che sembra una sorta di Manor dei giorni nostri, tra guasti, pezzi arrivati in ritardo e pezzi bocciati.

E poi.
E poi c’è lei: la più attesa.
Inevitabile, dopo un digiuno di 11 anni.
La Ferrari ha condotto una prima settimana di test chiarissima: veloce, stabile, affidabile.
That’s it.

E ai tifosi, ormai abituati alla non illusione, sarà sembrato troppo bello per essere vero.
E infatti…

Qualcuno ha notato sul web che, arrivato a Barcellona lo “Sciamano di Oviedo” (giuro che quando ho letto stavo cadendo dalla sedia) Fernando Alonso, i problemi sono divampati manco stessimo parlando della SF70H di fine stagione.

Scherzi a parte, l’affidabilità è venuta a mancare nell’ultima settimana.

Binotto ha dichiarato apertamente che vorrebbe una monoposto più affidabile, Camilleri lo ha praticamente ricitato testualmente.

Ma siamo sicuri che sia così? Siamo sicuri che questa SF90 fragile come si dice?

Analizzando i problemi che si sono palesati in pista (magari ce ne sono stati altri ai box che non abbiamo visto, eh!) sorge qualche dubbio.

Perché in effetti la Ferrari ha sofferto: un problema di surriscaldamento della PU, un problema agli scarichi, un cedimento del cerchione e un problema elettrico.

Datemi il tempo di reindossare la leggendaria divisa dell’ingegnere del lunedì e cerchiamo di analizzarne la serietà dei problemi.

Il problema di surriscaldamento è un problema serio a mio avviso, soprattutto quando hai puntato così tanto sulla chiusura delle pance e su delle prese d’aria così efficienti e compatte.

Ma Mercedes e Red Bull hanno avuto problemi identici, segno che un po’ tutti dovranno lavorare su questo aspetto.

Il problema agli scarichi è avvenuto quando è stato montato un pezzo nuovo. Per cui mi sento di dire che questo non sia un problema eccessivamente preoccupante.

Alla fine é sufficiente tornare indietro alla specifica precedente e lavorare maggiormente sull’affidabilità di quella nuova.

Il cedimento del cerchione è più difficile da leggere.

Mi spiego: le opzioni sono due.

O si è verificato un evento di quelli che ti succede una volta su un milione.

Ergo: è stata pura sfortuna, e in tal caso meglio per la Ferrari. Come si suol dire, meglio nei test che in gara!

Oppure, opzione 2, c’è qualcosa a livello di funzionamento aerodinamico del cerchio che causa l’attrazione di detriti esterni all’interno dello stesso.

In tal caso, da fedelissimo ingegnere del lunedì, dico che la Ferrari ha tutte le risorse per risolvere il problema velocemente.

Infine, il problema elettrico che ha fermato i giri veloci di Vettel nell’ultimo giorno.

Ecco, qui cinque stagioni di motori ibridi mi spingono a pensare che questo sia un problema da non sottovalutare. Negli anni, abbiamo visto squadre e costruttori perdere punti su punti, affetti da cronicitá incurabili nel corso di una singola stagione.

Per riassumere, i problemi veramente seri sono stati soltanto due, in 8 giorni di test! Ovvero due problemi nell’arco di 4641 Km. L’ equivalente di 997 giri.

Alla luce di questi fatti concludo cosi:

Si, la Ferrari dovrà lavorare sull’affidabilità e dovrà fare in modo che questi problemi non accadano più, la stagione del 2017 é un’amara lezione da questo punto di vista.

Ma siamo sicuri che Binotto e soci siano così tanto preoccupati come molti vorrebbero far credere? E che questa non sia una gufata alla Totroll Wolff, ops scusate, Toto Wolff?

Superstizione a parte, Binotto potrebbe avere compreso che allontanare la pressione dal suo team è un dettaglio che è mancato nelle ultime stagioni.

Ma non prendete queste mie riflessioni troppo seriamente, d’altronde:

“Non è bello avanzare sospetti quando non si hanno prove”

Cit. A.C. Doyle in “Il ritorno di Sherlock Holmes” (1905).