Controsterzo: l’ingrediente mancante alla ricetta Ferrari.

Un' analisi emotivo-psicologica della Ferrari e dei suoi tifosi dopo 2 weekend demoralizzanti.

E’ peggio perdere quando sai di poter vincere o quando sai di aver dato tutto quello che avevi?
Mi spiego meglio:
Fa più male la sconfitta di Monza (dove la Ferrari ha dimostrato una superiorità netta) o quella di Singapore (dove la Ferrari è risultata essere la terza forza)?
Non è facile trovare una risposta a quesiti simili.

Qualunque sia la vostra opinione a riguardo, la verità rintracciabile è una sola: anno dopo anno cresce sempre di più l’insostenibile pesantezza dell’essere ferraristi (se avete un minuto leggetevi pure questo articolo dell’anno scorso,  incredibilmente attuale ad’oggi).
Ma non è più semplice pesantezza, è un sentimento che va oltre.
E’ un qualcosa di simile a ciò che in psicologia viene definito “impotenza appresa”.
Termine introdotto da Seligman volto ad indicare “quell’atteggiamento di rinuncia che si manifesta in seguito all’esposizione ripetuta ad eventi incontrollabili o percepiti come tali”.

In parole povere:

Viste le infinite ed inesorabili batoste che hanno accompagnato il nostro amore per la Ferrari, diciamo che, la prossima volta, prima di pensare di poter vincere il mondiale aspetteremo la certezza matematica.
È uno stato psicologico particolare, che influenza pesantemente la tua reazione agli eventi.
Quando arriva la vittoria e sei lì, in piedi sul divano a festeggiare, appare, quasi magicamente, quella voce, quella viscida voce nella tua testa:
“qualcosa andrà storto”.
E quando poi accade, ti ricordi che aveva ragione.
Così mi sento io oggi.
Così si sentono in tanti.
Così, ahimè, sembrava sentirsi Seb nei team radio e nelle interviste post-gara.

Ma adesso basta.
Quiete.
Per il mondiale piloti praticamente (salvo miracoli) è finita, per il costruttori si può fare qualcosa.
Niente più ansia né tensione.
Finalmente (forse) vedremo una Ferrari e un Seb tranquilli e sereni.
Da qui in avanti (ahinoi) non c’è più nulla da perdere.

Vuoi vedere che era questo l’ingrediente mancante alla ricetta di Binotto & Co.?