Dal tramonto all’alba: uno sguardo alla prossima stagione di F1

Si spengono le luci in quel si Abu Dhabi, letteralmente e metaforicamente parlando.

É finita, niente più spazio a emozioni, sensazioni, illusioni, promesse e delusioni.

Conta solo il risultato.

Conta chi ha vinto, quante pole ha fatto, per chi correva, i giri veloci, le vittorie e i punti.

Tutto qui, questo resterà alla storia.

E poco importa se la McLaren ha vissuto probabilmente la peggior stagione della sua storia, poco importa se la Red Bull é partita male ed ha terminato la stagione a mo’di ombra dei due top team, poco importa se la Ferrari ha compiuto nell’inverno passato un vero e proprio miracolo ingegnieristico recuperando un gap prestazionale che pareva inscalfibile.

Ha vinto di nuovo la Mercedes, ha vinto Lewis Hamilton.

Fonte: Google immagini

Il tempo, unico ed imbattibile com’è, spazzerá via ogni altro dettaglio.

Ma noi, noi non siamo stati ancora colpiti dalla sua inscalfibile ascia.

Ed é così che abbiamo a nostra disposizione, in questo momento, una notevole mole di informazioni e sensazioni che vale la pena riportare.

Chissà che non possano dare qualche indicazione importante in vista della prossima stagione, senza dimenticare che nel motorsport la regola principale é che “può succedere di tutto” e che le ipotesi e le supposizioni lasciano sempre il tempo che trocano:

-Le vetture del prossimo anno saranno, nella maggior parte dei casi, delle evoluzioni di quelle attuali, visti i pochi cambi regolamentari.

Lo sviluppo che i team hanno ottenuto a fine stagione dunque può essere indicativo dei valori in campo che vedremo l’anno prossimo, senza dimenticare quanto detto sopra.

-La crescita della Red Bull é stata quasi anormaleLa Rb13 é partita che sembrava un banalissimo bue da allevamento, pochi profili alari, poche appendici, poche idee innovative, semplice e lenta.

Ma la “cura ormonale” prescritta dal Dr.Adrian Newey (si dice infatti che abbia iniziato a lavorare sulla vettura soltanto dopo i test invernali) ha avuto effetti significativi.

La Rb13 si é trasformata in un toro incazzato degno de “La Maestranza”, la corrida più famosa al mondo.

Red Bull’s Dutch driver Max Verstappen powers his car during the F1 Mexico Grand Prix qualifying session at the Hermanos Rodriguez circuit in Mexico City on October 28, 2017. / AFP PHOTO / Yuri CORTEZ

Anche se a fine stagione Ferrari e Mercedes hanno comunque dimostrato di essere ancora superiori, i tecnici della scuderia austriaca sembrano trovato la chiave di volta, e se é vero che, come detto nelle scorse settimane, abbiano iniziato a lavorare alla prossima vettura con notevole anticipo, c’é da spaventarsi.

– La McLaren é parsa avere un ottimo telaio nelle ultime gare.

In alcuni settori particolarmente lenti, quelli dove la PU conta meno, Alonso e Vandoorne hanno ottenuto tempi non troppo distanti dai migliori.

L’anno prossimo le vetture di Woking non saranno più spinte dal “Gp2 engine” della Honda, bensì da quello della Renualt, un propulsore che, seppur lontano dalle performance e dall’affidabilitá di quello della Mercedes, offre comunque prestazioni dignitose.

Con una grande macchina a fare da contorno, si possono anche vincere gare, come successo alla Red Bull più volte in questa stagione.

-La Ferrari ha il compito più difficile.

Già riperersi sarebbe una sfida non da poco.

Il problema però é che con questa Mercedes non basta, bisogna superarsi.

Per questo motivo i tecnici di Maranello dovranno, non solo, replicare la crescita di performance dello scorso inverno (aiutata anche dalla rivoluzione regolamentare), dovranno anche migliorare notevolmente l’affidabilità della Power Unit, vera colpevole della mancata vittoria mondiale.

Il 2018, halo e nuovo logo a parte, si prospetta interessante.

See you next year e per quelli a cui questa stagione ha spezzato il cuore nessuna lamentela e poche lacrime:

Non potete sperare di unire i puntini guardando avanti, potete farlo solo guardandovi alle spalle: dovete quindi avere fiducia che, nel futuro, i puntini che ora vi paiono senza senso possano in qualche modo unirsi.”

Steve Jobs