Date a Lewis quel che è di Lewis.

C’è un fattore che rende particolare e quasi unica la carriera di Lewis Hamilton, un fattore che a prima vista potrebbe sembrare una fortuna ma che, arrivati a questo punto, inizia quasi a pesare sulla sua reputazione: Lewis Hamilton ha sempre guidato grandi macchine, fin dal primo anno della sua carriera.

Questo fa da spalla ai suoi “haters” quando si compara la sua carriera con quella degli altri grandi di questa era. La tesi sostenuta da molti è abbastanza semplice, avendo guidato sempre grandi vettura(soprattutto negli ultimi 4 anni) è normale che sia riuscito a fare tutto quello che ha fatto.

Dall’altro lato della trincea, invece, i suoi “lovers” sostengono tutt’altro, c’è chi lo pone al di sopra dei vari Alonso, Vettel, Raikkonen e chi addirittura lo eleva al pari dei più grandi di sempre: Senna, Schumacher, Fangio (e altri).

Come sempre: “In medio stat virtus”.
La prima tesi ha dalla sua una verità innegabile, tutte le 11 monoposto guidate fin qui nel peggiore dei casi erano comunque da podio.
Una fortuna capitata a pochi.

A ciò si aggiunge una macchia impossibile da cancellare: il 2016.
Una stagione che ha inficiato, non poco, la sua reputazione motoristica.
Lui, Lewis Hamilton, 3 volte campione del mondo,deconcentrato, distratto, impreciso, sconfitto dal suo “Barrichello”, il suo compagno di squadra, a cui le aveva sempre suonate, Nico Rosberg.
E questa tesi sembrava, anche agli occhi di chi scrive questo articolo, avvalorarsi sempre di più quando a inizio anno Bottas, uno che l’anno prima faticava a stare davanti a Felipe Massa, era costantemente più veloce del britannico.
Era lì, limpida come l’acqua potabile, la dimostrazione che tutti stavano cercando.
E invece no, proprio dopo la pessima prestazione offerta a Montecarlo, proprio quando tutto stava andando per il verso sbagliato, proprio quando Bottas sembrava meritare qualcosa in più di un semplice ruolo da scudiero, Lewis è emerso con una prepotenza disarmante.
E quello che ha mostrato è oro che luccica alla luce del sole, talento allo stato puro a cui ha aggiunto dosi di esperienza, intelligenza e costanza che ci fanno pensare che quello visto quest’anno sia il Lewis migliore di sempre.
Da lì in poi 8 pole e 7 vittorie.
Prestazioni pazzesche in qualifica come questa a Silverstone

E questa a Suzuka

Ma ciò che ha sorpreso maggiormente é stata la solidità mentale dimostrata.

Non ha sbagliato praticamente nulla, anzi solo una volta, a Monza nella seconda variante quando nonostante fosse ampiamente e tranquillamente in testa alla gara alla seconda variante è uscito con due ruote sulla ghiaia, riuscendo però a controllare la situazione e ad evitare un disastro che avrebbe cambiato tutto.
E’ facile notare un netto cambiamento nello stile di guida, una evoluzione progressiva fatta di vari step, alternata da momenti di maturazione e altri di stallo, compiuta con grande merito da Hamilton.
A inizio carriera era un pilota che spiccava per velocità e aggressività nel corpo a corpo ma peccava palesemente nella gestione della gara intesa come passo, costanza, gestione delle gomme, tenuta nei momenti critici.
Quello che abbiamo visto quest’anno è un pilota diverso, solido come pochi, freddo, costante, più “calcolatore”.
E’ riuscito a limitare alcuni difetti della sua W08: una monoposto che soprattutto a inizio stagione gestiva male le gomme, una monoposto che poi é migliorata, tanto, sotto tutti i punti di vista ma che è comunque rimasta difficile da gestire in termini di messa a punto e guidabilità. A dimostrazione di ciò le performance di Bottas che da metà stagione in poi si è beccato quasi sempre mezzo secondo (a volte anche di più) dal compagno in qualifica e decine di secondi in gara.
Lo step più importante é stato dal punto di vista psicologico .
L’Hamilton del 2016 ha sbagliato più di un terzo delle partenze e praticamente tutti i momenti critici di corpo a corpo con Rosberg (vedi Barcellona e Spielberg).
L’Hamilton del 2017 sta gestendo tutti i momenti difficili con saggezza e prudenza, pensando più al campionato che alla singola gara.

E’ vero, la Ferrari ha perso tante occasioni e si è praticamente auto-eliminata dalla corsa iridata, ma Lewis c’è sempre stato quando serviva.
La lezione del 2016 è servita, e non poco.
Ha permesso a Hamilton di completarsi e di fare l’ultimo passo verso l’olimpo dei più grandi, accanto al suo idolo: Ayrton.