F1: Ferrari, cosa ti è mancato?

Il Gran Premio del Messico, disputato ieri, ha chiuso definitivamente le residue speranze di titolo per Sebastian Vettel e la Ferrari, consacrando per la quarta volta in carriera Lewis Hamilton come campione del mondo della F1. Un risultato ormai atteso, e semplicemente da formalizzare nel quando e dove, al termine di una ultima porzione di stagione decisamente amara ed avara di soddisfazioni per il binomio italo-tedesco, che ha macchiato l’entusiasmo e la positività creatasi in precedenza, a fronte di una crescita tanto repentina quanto convincente, che sembrava poter mettere il 30enne teutonico nella condizione di giocarsela fino all’ultimo contro il rivale britannico. Chiaramente non tutto è da buttare, ma se si vuole fare un ulteriore salto di qualità, che permetta alla Ferrari di arrivare a giocarsi le sue carte sino in fondo, è quantomai necessario analizzare ciò che meno ha funzionato in certi frangenti in questo 2017, spostando alla lunga l’equilibrio in favore della Mercedes e del suo grande campione.

Affidabilità: l’uno-due Malesia-Giappone, preceduto tra l’altro dall’incredibile carambola al via di Singapore, ha rappresentato un colpo da k.o. per le ambizioni iridate di Vettel e del team di Maranello, lasciando strada libera ad Hamilton. Se, come si suol dire, due indizi fanno una prova, è evidente come qualcosa, con riguardo alla “voce” di questo paragrafo, sia venuto a mancare. Difficile dare giudizi da fuori, ma l’impressione è che Ferrari, per tenere il passo della rivale di Stoccarda, abbia forzato la mano e provato a rischiare negli sviluppi portati nell’ultima parte di campionato, che hanno consentito sicuramente una competitività maggiore anche su piste teoricamente meno buone per la “rossa” (vedasi Spa e Suzuka), ma al contempo hanno reso la vettura più fragile, condizionando i risultati in pista e dunque la partita per il titolo.

E’ indubbiamente lodevole, dopo anni in cui si è accusato la scuderia emiliana di essere troppo conservativa in tal senso, il tentativo di mettere tutte le carte in tavola senza paura. E’ altrettanto evidente, tuttavia, come questo sia andato fallito, e perciò serva lavorare ancora meglio per evitare che si ripetano situazioni simili, passando anche attraverso un controllo della qualità delle componenti utilizzate, come sottolineato a più riprese dallo stesso presidente Marchionne. Mercedes si è confermato, sotto questo punto di vista, avversario solido e con una metodica ormai consolidata, figlia di un ciclo vincente tra i più impressionanti nella storia della categoria, che ha fatto la differenza all’interno di un Mondiale più equilibrato rispetto al triennio precedente.

Seconda guida: il confronto tra i connazionali Kimi Raikkonen e Valtteri Bottas è stato decisamente vinto da quest’ultimo. E questo non solo per ciò che dice la classifica generale ed i numeri, in termini di successi, podi e pole position ottenute, ma innanzitutto per l’impatto ed il supporto concreto fornito ai rispettivi compagni di squadra, prime guide de facto. Raikkonen ha purtroppo confermato di andare troppo a corrente alternata, faticando molto al sabato e venendo dunque costretto a fare gare in rincorsa, in cui non sempre ha saputo mettere in evidenza un ritmo notevole e convincente. Al di fuori del Gran Premio di Ungheria, in cui ha corso da perfetto scudiero di un Vettel alle prese con un problema al volante, non si rammentano altri aiuti decisivi elargiti a favore del compagno di squadra, nella fase calda del Mondiale.

Di contro, invece, Bottas ha, per oltre metà 2017, tenuto un ritmo all’altezza addirittura di Hamilton, tanto da insinuare il dubbio, ad un certo punto, circa la possibilità di essere anche lui della partita per il titolo, nonostante delle gerarchie interne sulla carta ben chiare. Si è poi perso da Spa in avanti, non mostrando più la continuità palesata in precedenza, ma il suo saldo resta in forte credito, in quanto ad aiuto fornito al neo-campione del mondo britannico nella prima parte di stagione. Si rammentano le gare di Sochi, Barcellona e Red Bull Ring, in cui o ha vinto, togliendo punti preziosi a Vettel al termine di corse estremamente equilibrate, oppure si è “immolato” per aiutare la rincorsa del suo capo-squadra, come avvenuto sul tracciato spagnolo, laddove venne utilizzato come blocco a danno del tedesco ferrarista, al fine di garantire il rientro vincente di Hamilton. Tutte situazioni che, se fossero girate a favore di Sebastian, lo avrebbero messo in una condizione di classifica ancora migliore, e soprattutto creato ansie e preoccupazioni maggiori a Lewis, già in affannosa e continua rincorsa da inizio campionato.