F1 Rewind, GP Singapore 2017: Tra i tre litiganti, Hamilton gode

Siamo arrivati al Gran Premio di Singapore, tappa che negli ultimi anni ha sempre chiuso “la stagione europea”. Il circuito cittadino, costruito nella baia di Marina Bay è uno dei più difficili del mondiale, sia per il minimo margine di errore, sia per la sua lunghezza, 5,065 km da percorrere 66 volte nel corso della gara.

I cittadini non hanno mai una buona fama, a livello di spettacolo, nel cuore dei fans. Tuttavia, pensandoci, il Gran Premio di Singapore è spesso stato determinante in qualche modo.

Ricordiamo l’esordio del tracciato nel 2008. In questo GP successe di tutto. I meccanici Ferrari, durante il pit stop, diedero il semaforo verde a Felipe Massa, quando aveva ancora il bocchettone attaccato. Gara rovinata, come le chance di mondiale. Non solo, lo scandalo “crash gate”, targato Renault, dove l’incidente pilotato di Piquet jr. portò Fernando Alonso alla vittoria.

Ricordiamo il 2010. Il primo Grand Chelem di Fernando Alonso, pole, vittoria, giro veloce e gara sempre al comando.

Ricordiamo il 2014. La disfatta di Rosberg, problemi tecnici alla monoposto #6 prima della partenza, gara che terminò anzitempo; mondiale completamente riaperto. Tutti sappiamo come finì.

Ma oggi analizzeremo l’edizione dello scorso anno. Un Gran Premio amaro per tutti i tifosi della rossa di Maranello; un gran premio che lascia ancora aperta una discussione tra i fan, sul chi avesse le maggiori colpe.

I piloti arrivarono al circuito. La lotta mondiale era apertissima, tra Lewis Hamilton (1°) e Sebastian Vettel (2°) c’erano soltanto tre punti. La pista dava una grande chance di rimonta alla Ferrari. E la conferma ci fu dopo le qualifiche. Dopo una lotta serratissima tra Vettel e Verstappen, il teutonico conquistò la pole, con l’olandese secondo. La seconda fila vedeva i loro compagni di squadra, Ricciardo in terza piazza e Raikkonen in quarta. Le due frecce d’argento si dovettero accontentare della terza fila.

Tutto lasciava pensare a un weekend bellissimo per i ferraristi, con Hamilton che partiva quattro posizioni più indietro e la pioggia al via. Tuttavia, dopo pochi metri, la gara prese una piega ben diversa. Sebastian Vettel al via chiude subito verso l’interno, forse inconsapevole che Verstappen fosse partito peggio e che l’altra rossa stava attaccando da sinistra il pilota Red Bull. I tre piloti si toccano, la carambola fu clamorosa.

Sebastian Vettel proseguì tranquillo fino a curva 3, senza sapere di avere pesanti danni, la conferma di ciò fu il team radio, nel quale si lamentava di un danno all’ala anteriore causato da un testacoda uscendo da curva 4; quando in realtà, come appreso dal suo ingegnere il danno pesante era al retrotreno. Gara finita al giro 1.

Peggio andò a Verstappen e Raikkonen, fermi nella via di fuga in curva 1, dopo aver coinvolto un incolpevole Fernando Alonso che stava passando la prima curva in terza posizione.

La gara diventò una gestione abbastanza tranquilla per il britannico #44, con un Daniel Ricciardo che lo seguiva da vicino, senza rendersi mai pericoloso per la vittoria. Vinse Lewis Hamilton, con secondo l’australiano della Red Bull e terzo un incolore Valtteri Bottas.

Le speranze per il mondiale si fecero lievi, Hamilton comandava la classifica piloti con 28 punti di vantaggio su Vettel.

Quanto successo dopo lo sappiamo. La Ferrari rischiò, aumentando la potenza del motore per gli ultimi GP, scelta che costò molto cara: il motore era effettivamente più potente, ma anche estremamente inaffidabile. In Malesia il pilota tedesco della Ferrari partì ultimo a causa di guai tecnici in qualifica, arrivando quarto (altri 6 punti persi). A Suzuka il motore cedette in gara, facendo crollare definitivamente i sogni di gloria della Scuderia di Maranello.

Tante furono le domande. C’era effettivamente bisogno di rischiare tanto con una chiusura, quando il tuo diretto rivale partiva quattro posizioni dietro di te? C’era davvero bisogno, a sei gare dalla fine, di rischiare tanto con il motore? Il pubblico era diviso. Tanti danno la colpa ai nervi troppo fragili di Vettel, il quale, anche perdendo una posizione, aveva a disposizione una gara intera per recuperarla; altri a Verstappen, il quale, secondo la tesi popolare doveva frenare per evitare l’impatto, essendo dietro; altri ancora a Raikkonen, che non doveva rischiare un simile attacco in curva 1. In questo articolo non vogliamo dare una nostra tesi, ognuno ne ha una propria. Tutti comunque sappiamo, che questa gara del Mondiale 2017 resterà elemento di discussione per moltissimo tempo.

Rimanete con noi gente, il weekend di Singapore è alle porte, la “tensione mondiale” è sempre maggiore. Buon proseguimento sulle pagine di Tuttomotorsport!