Felipe Nasr, simbolo di un Brasile che sta scomparendo dalla Formula 1

Interlagos 2016. Dopo una gara lunghissima, costellata da tante bandiere rosse e tanta acqua, è stato Lewis Hamilton a vincere il Gran Premio di Brasile. Ma l’attenzione non era rivolta su di lui. Certo, il momento della camminata di Felipe Massa ai box con addosso la bandiera verdeoro (e i meccanici degli altri team ad applaudirlo) è stato l’indiscusso highlight della giornata. Ma non è stato l’unico brasiliano a mettersi in luce. Infatti un certo Felipe Nasr ha chiuso la gara al 9° posto con la Sauber, portando a casa quei due unici punti della stagione che salveranno il team elvetico (‘uccidendo’ così la Manor) grazie al 10° posto nel costruttori. Nonostante questo, Nasr non riuscì a rimanere in Formula 1 per colpa di uno sponsor (Banco Do Brasil) che lo ha lasciato per problemi economici.

Ora vi chiederete che fine ha fatto Nasr dopo un anno? E soprattutto perchè ne stiamo parlando invece di focalizzarci sul duello tra Hamilton e Vettel? Innanzitutto il 25enne di Brasilia ha lavorato durante il 2017 per trovare un sedile per la prossima stagione. Sforzi che si sono rivelati vani, come ci dice il suo manager Steve Robertson (lo stesso di Kimi Raikkonen). “O sei collegato con un costruttore fin dall’inizio della carriera o hai bisogno di un investimento per correre in Formula 1. Su quest’ultimo argomento, il momento che sta attraversando il nostro paese (il Brasile) non ci aiuta. Realisticamente parlando, nessuno sta investendo niente”.

Parole che suonano come una resa. Non solo per Felipe Nasr, ma per un intero paese che, a causa della profonda crisi economica che sta vivendo, sta lentamente sparendo dai radar non solo della Formula 1, ma anche del motorsport (a parte Di Grassi e Piquet Jr. nella Formula E e Castroneves e Kanaan nella Indycar). Vero, c’è ancora Felipe Massa che sta correndo in Formula 1. Ma per quanto ancora?

Si stanno sempre di più avvicinando le voci di un suo ritiro al termine della stagione attuale e quando diventerà realtà (se in quest’anno o nei prossimi non importa), il Brasile avrà perso anche il suo ultimo pilota nella F1. In una terra che ci ha dato grandi campioni come Emerson Fittipaldi, Nelson Piquet Sr e Ayrton Senna, non avere più un pilota in quella categoria rappresenterebbe la mazzata finale. E anche il Gran Premio del Brasile, senza un pilota locale da supportare, rischia di sparire dal calendario del mondiale.

E il futuro non è roseo. Nella Formula 2 e nella GP3 non ci sono piloti brasiliani pronti per entrare nella Formula 1. Nella prima categoria ci sarebbe un Sergio Sette Camara che da rookie ha vinto la sprint race di Spa, ma per lui è ancora troppo presto per parlare del futuro. E il figlio d’arte Bruno Senna, per quanto stia avendo buoni risultati nella classe LMP2 del WEC, ha già avuto la sua chance tra il 2010 e il 2012 con HRT e Williams.

Ovviamente il mondo del motorsport è bello perchè qualsiasi ipotesi può cambiare da un momento all’altro. Ma io sono pessimista verso il futuro del Brasile, almeno in Formula 1. Ed è un peccato che il mondiale si privi di uno degli appuntamenti più storici, calorosi ed emozionanti del calendario. Ma i numeri parlano chiaro: Massa è tutt’ora l’ultimo brasiliano ad essere finito a podio in Formula 1 (Monza 2015), mentre l’inno nazionale verdeoro manca da ben 8 anni (dalla vittoria di Barrichello a Monza 2009).