Ferrari e l’alibi delle gomme

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Il GP Spagna è stato preceduto da un mare di polemiche. L’oggetto del contendere? Quei 0,4mm di gomma Pirelli che, secondo alcuni, avrebbe stravolto gli equilibri. La Ferrari, in particolar modo, sembrava essere il bersaglio di questa modifica tecnica da parte del fornitore unico. Ed a guardare gli esiti, parrebbe sia stata così, con una Mercedes tornata improvvisamente straripante ed una Rossa in crisi. Ma le motivazioni per l’insuccesso della gara di Barcellona, in realtà, son da ricercare altrove.

L’inaffidabile Raikkonen

A discapito del titoletto d’impatto, stavolta al povero finlandese non si può davvero imputare alcuna responsabilità. E’ stata la sua SF71H a tradire ben due volte. La prima al venerdì, quando Kimi non ha potuto fare la simulazione di long run con gomma media ed anzi ha passato quasi tutta la FP2 a guardare gli altri girare mentre i meccanici cercavano di riparare il guasto sulla sua Ferrari. La seconda, molto più grave, domenica, mentre Raikkonen viaggiava in 4a posizione, cioè il massimo delle sue possibilità. Adesso bisognerà capire a cosa siano imputabili questi problemi, ma una cosa è certa: la n.7 ha già bruciato due componenti su tre della power unit e questo sì che è un problema.

L’arguta soluzione della Ferrari con gli specchietti montanti sull’Halo. Soluzione però bannata dalla FIA – Photo by Steven Tee / LAT Images

Il tafazziano Vettel

Spostandoci all’interno del muretto troviamo il vero sconfitto dell’appuntamento catalano; Sebastian Vettel. Il tedesco, dopo aver perso la leadership del campionato a Baku, ha subito un’altra pesantissima batosta a Barcellona, rimediando ben 13 punti di distacco da Hamilton, il che sembra anacronistico se non assurdo, se consideriamo i progressi fatti dalla Ferrari sin qui. Ma se in Azerbaijan l’errore è stato tutto suo, stavolta (e non è la prima, ndr) ci ha messo lo zampino il muretto. Il quattro volte campione del Mondo, infatti, aveva azzeccato la partenza e si era messo alle spalle Bottas. Con Hamilton imprendibile, a Maranello impostano la tattica di corsa sul finlandese. Vettel è il primo a pittare, presto, troppo presto. Talmente presto che solo un errore al box Mercedes impedisce a Valtteri di uscire davanti, ma è solo una magra consolazione. Quando esce la VSC per il ritiro di Ocon, Ferrari decide di far pittare nuovamente Seb, credendo di prendere vantaggio come in Australia. C’è un problema, tutti gli altri non rientrano e così non solo passa Bottas, ma si infila pure Verstappen ed il podio sfuma.

Ora, al di là delle scelte sbagliate, c’è da porsi un’altra questione; com’è possibile che in 20 e passa giri Vettel non sia mai riuscito a ricucire i 2″ di ritardo dalla Red Bull (che peraltro aveva l’ala anteriore menomata, ndr)? La risposta parrebbe essere dovuta ad una misura cautelativa. In pratica, per evitare di far la fine di Raikkonen, si è ridotta la potenza del motore sulla n.5. Questo ha sì permesso di finire la gara, ma non di riacciuffare il podio.

Dunque, alla luce di quanto sopra, è stata realmente colpa degli 0,4 mm in meno sul battistrada?