Ferrari, una botta di… Frosinone

Circa vent’anni fa, un telecronista di Giulianova, al secolo Francesco Marcozzi, diventò memorabile grazie a Mai dire Gol che mandò in onda uno spezzone del suo commento nella partita Giulianova-Frosinone e la frase “Frosinone culone” da allora è diventata un cult.

A distanza di vent’anni, l’espressione calza a pennello per sintetizzare nel migliore dei modi quanto successo alla Ferrari nel gp d’esordio in questo 2018 a Melbourne. Intendiamoci, il Cavallino non ha rubato assolutamente nulla, ha semplicemente saputo capitalizzare al meglio una situazione favorevole. Del resto, i latini, molto prima di Marcozzi e con un’espressione molto più forbita, recitavano “Audentes fortuna iuvat”. Ed anche questa è una sintesi perfetta di quanto accaduto all’Albert Park.

Ferrari passo lungo e lento

Se l’anno scorso, tutti gli addetti ai lavori concordavano sul fatto che la Rossa di Maranello fosse la vettura più veloce e completa sulla griglia, quest’anno abbiamo assistito ad un ritorno di forza della Mercedes che, malgrado la sconfitta finale, ha dimostrato di essere più veloce sia in qualifica (ma lo è sempre stata) che sul passo gara. La SF71H è stata concepita per ridurre il gap con le frecce d’argento, soprattutto in tracciati dove occorre portare una grande velocità in curva. Per questo, la soluzione adottata è stata quella di allungare il passo (o interasse) per avvicinarsi a quello lunghissimo di Stoccarda. Il risultato è che la Ferrari è cresciuta moltissimo in trazione e motricità, ma al tempo stesso ha perso la stabilità (almeno per il momento) che permetteva a Vettel di essere così forte lo scorso anno. Certo, sembra paradossale dirlo dopo che il tedesco ha vinto, però questa è la realtà, come ha ammesso lo stesso quattro volte campione del Mondo.

Nel complesso, quindi, oggi sembra essere la Mercedes la monoposto più veloce, il compito di Arrivabene e squadra, sarà quello di sfruttare tutte le occasioni che capitano; la prima, quella di Melbourne, è stata centrata in pieno.

Il passo più lungo della SF71H rispetto alla SF70H

Vettel, ricordi Abu Dhabi 2010?

La corsa australiana, per i suoi sviluppi, ha ricordato molto quanto accadde nell’ormai famoso ultimo gp del 2010. Non credo sia un caso che, in entrambe le circostanze, a venir fuori tra i due litiganti, sia stato Vettel. Così come allora, anche a Melbourne il tedesco era il terzo incomodo; bastonato in qualifica dal compagno di squadra, ha percorso i primi 20 giri di corsa senza riuscire a reggere il passo dei primi due, arrivando ad accumulare oltre 5″ di ritardo. La Ferrari, che in quel momento non stava assolutamente pensando a cosa sarebbe potuto accadere dopo, applica la strategia classica, il cosiddetto undercut. Ferma Raikkonen prima di Hamilton con l’auspicio che, con gomma nuova, il finlandese possa fare dei giri più veloci dell’inglese al comando, per poi balzargli davanti dopo che anche lui avrà effettuato la sosta. E’ la classica strategia a cui ricorrono tutti da quando è stato abolito il rifornimento al pit. Insomma, uno standard, nulla di trascendentale. In Mercedes sentono puzza di bruciato e, applicano l’altra strategia standard; fermarsi subito il giro successivo per eludere l’undercut. La manovra riesce bene ed Hamilton si ritrova così di nuovo davanti a Raikkonen. E Vettel? Il tedesco non ha margine sufficiente per fermarsi ed uscire davanti alla Haas di Magnussen che da 20 giri sta bloccando le Red Bull, facendole perdere circa 1″ al giro. In Ferrari non vogliono correre il rischio di perdere tutto questo tempo, per cui aspettano di creare il divario sufficiente per pittare in sicurezza o, in alternativa, attendere il pit delle due Haas. Le due monoposto statunitensi pittano ma, lo sappiamo, ai box commettono lo stesso ed identico errore su entrambe le auto, non avvitando correttamente il dado della gomma e obbligando i due piloti a fermarsi pochi metri dopo l’uscita dei box. Se, però, da un lato Magnussen riesce se non altro a parcheggiare all’esterno di curva 3, non creando alcun intralcio, Grosjean non riesce a far meglio di fermarsi in pista pochi metri dopo curva 2.

La direzione gara (la stessa che il venerdì ha penalizzato Ricciardo perché ha ritenuto insufficiente una decelerazione di 175 km/h quando gli è stata sventolata all’improvviso in faccia la bandiera rossa, ndr), non intuisce quello che appare evidente anche ad un bambino; con i muretti così vicini al bordo della pista, spostare l’auto di Grosjean senza far entrare il trattore sul tracciato è impossibile. Dopo il terribile incidente di Bianchi, la FIA ha imposto che, in caso di intervento del trattore in pista, debba obbligatoriamente essere mandata fuori la Safety Car. A Melbourne, per ben 4 inutili giri, si opta invece per la Virtual Safety Car, ovvero obbligare i piloti a percorrere un determinato tratto di pista a velocità ridotta, rispettando un tempo limite da non superare. Il problema sta nel fatto che così il gruppo rimane sgranato, impedendo quindi al trattore di entrare in sicurezza. Dopo 4 giri la direzione corsa si rende conto dell’ovvio e fa uscire la nuovissima e fiammante Mercedes AMG-GT guidata da Bernd Maylander.

A Melbourne, la Safety Car viene mandata in pista con colpevole ritardo – Safety Car© Daniel Kalisz/Sutton Images

Ma ormai il danno, per fortuna della Ferrari, è fatto. Infatti, l’altro grande inghippo della VSC, sta nel fatto che uno dei tratti da percorrere a velocità ridotta, è proprio il rettilineo dei box. Questo significa che, tra girare in pista e fare la sosta, il divario in termini di tempo è ridottissimo. A questo punto in Ferrari hanno un gol a porta vuota facile facile da segnare ed infatti non si fanno sfuggire l’occasione. Chiamano dentro Vettel (che tra l’altro può sfruttare anche un’altra zona grigia del regolamento, ovvero lo spazio che intercorre tra l’ingresso in pit lane e la linea di inserimento del limitatore, che si può percorrere a tutta birra anche sotto VSC, ndr) e all’uscita il tedesco si ritrova davanti.

Insomma, parafrando Marcozzi: “Un incapace, un incapace… Carabinieri, Polizia arrestate la direzione corsa… C’era una vettura in pista, io l’ho vista, ma che ha fatto la Direzione Corsa… Pit durante la VSC, una iella scalogna di tutti i colori… Il muretto Ferrari è stato fortunato, Vettel Culone!!!”