Ferrari, ecco come si può vincere in appello

La Ferrari prepara il ricorso contro la decisione dei giudici “canadesi”, ecco quali potrebbero essere gli argomenti portati da Maranello.

Come tutti sappiamo il Gran Premio del Canada non è ancora finito: dopo la decisione dei commissari di penalizzare Vettel, senza nemmeno ascoltare le versioni dei due piloti coinvolti, la Ferrari ha deciso di ricorrere in appello. Anche su questo punto vi è un piccolo giallo, andiamo a leggere il comunicato ufficiale della FIA sulla penalità data alla Ferrari #5:

Nella parte finale si legge che, in accordo con l’articolo 15 del “FIA International Sporting Code” e l’ articolo 9.1.1 del “FIA Judical and Disciplinary Rules”, la Ferrari ha diritto di presentare ricorso contro la decisione dei commissari. Tuttavia la Scuderia di Maranello può appellarsi in riferimento al punto 38.1 del regolamento (la decisione presa dal collegio dei commissari) ma non al 38.3 (la penalità dei 5 secondi). La situazione è, come consuetudine in Formula 1, piuttosto nebulosa ed è molto difficile fare ipotesi su cosa possa accadere in appello.

Ciò che è certo è che la Ferrari ha tanta carne da mettere al fuoco per convincere la FIA che la decisione presa dai commissari del Gran Premio del Canada sia ingiusta. Il primo punto è sicuramente la testimonianza di Sebastian Vettel, che non è stato ascoltato dagli stewards. Il tedesco avrà così modo di spiegare direttamente la sua manovra, cosa che in realtà ha fatto già nel team radio in cui gli è stata comunicata la penalità che nelle interviste post-gara.

Il secondo punto è la volontarietà della manovra di Vettel. I commissari di gara hanno deciso di penalizzare Sebastian setacciando frame by frame le immagini della sua onboard camera e interpretando come volontari sia il sovrasterzo al momento del rientro in pista che la successiva virata a destra. A prova di ciò è stato asserito il movimento del casco del tedesco che guarda nello specchietto di destra. Quest’ultimo punto è assolutamente irrilevante, è normale che una volta rientrato Vettel guardi dov’è l’avversario. Per quanto riguarda l’interpretazione della manovra, la telemetria della Ferrari #5 potrà dare una grossa mano a capire se Sebastian avesse o meno il pieno controllo della macchina una volta rientrato in pista. Su alcune testate è stata riportata la seguente foto come prova della colpevolezza di Vettel (che qui guarda nello specchietto di destra):

Ora però concentriamoci su un dettaglio forse trascurato, la gomma anteriore sinistra di Sebastian Vettel:

La qualità dell’immagine non è eccelsa ma, nel cerchietto verde, è chiaramente visibile come le gomme della Ferrari fossero sporche dell’erba raccolta nell’escursione di pochi attimi prima. Questo confermerebbe ulteriormente la tesi di Vettel che sostiene la mancanza di grip dovuta alle gomme sporche come la causa della manovra che ha ostacolato Hamilton.

Il terzo punto riguarda la vera motivazione della penalità, secondo gli stewards Vettel ha “forzato la macchina #44 fuori dal tracciato”, costringendolo a una “manovra evasiva per evitare la collisione”. Sul fatto che se Hamilton non avesse frenato, il contatto sarebbe stato inevitabile non ci sono dubbi, tuttavia non è vero che Lewis non aveva altra manovra da fare per evitare il contatto. Ecco un frame preso dall’onboard camera della Mercedes dell’inglese:

In questo preciso istante Hamilton avrebbe potuto tranquillamente tirare un colpettino di freno e indirizzare la sua W10 a sinistra, sorpassando facilmente la Ferrari. L’inglese invece decide di andare a destra e, ritrovandosi fra la macchina di Vettel e il muro, non può fare altro che frenare. Chiaro che stiamo ragionando con il senno di poi e comodamente seduti su decisioni che si prendono in decimi di secondo mentre si guidano macchine da oltre 1000 Cv di potenza. Tuttavia, visto che gli stewards hanno seguito questo modus operandi nell’assegnare la penalità a Vettel non possiamo che fare altrettanto. Ovviamente non stiamo dando la colpa ad Hamilton di nulla, semplicemente vogliamo dire che quello fra Vettel ed Hamilton è un normalissimo incidente di gara, anzi un semplice fraintendimento (come ce ne sono stati a migliaia nella storia della Formula 1) visto che non c’è stato nessun contatto. Si è invece deciso di intervenire rovinando una gara al cardiopalma e avvelenando, ancora una volta, il clima intorno a questo sport.

Aldilà di come finirà il ricorso della Ferrari, l’auspicio è che da questo episodio si possa imparare, magari arrivando finalmente alla costituzione di un collegio di commissari fisso per tutta la durata del Mondiale. Possibilmente costituito da soli piloti perché è assurdo che chi non ha mai guidato un’auto da corsa giudichi chi rischia la vita sulle macchine più veloci di sempre.