Ferrari, il giorno della resa

di Ciccio Mariello

Non si tratta soltanto della vittoria del titolo costruttori da parte della Mercedes, il gran premio degli Stati Uniti ha chiuso definitivamente il capitolo relativo anche al mondiale piloti, nonostante manchi la matematica e a Maranello continuino a ripetere il mantra “Noi non molliamo”.

Schiacciante la superiorità di Hamilton in Texas, malgrado una buona prova della Rossa, che ha finalmente messo alle spalle le noie meccaniche ed è riuscita a salire sul podio con entrambe le vetture, al termine di una gara pimpante, positiva, ma non sufficiente per tenere a bada the Hammer.

Un Raikkonen finalmente cazzuto (concedeteci il francesismo) ha corso con il coltello tra i denti, ha adottato una strategia con un solo pit stop ed ha dovuto lasciare la posizione solo per gioco di squadra, altrimenti sarebbe stato lui il miglior ferrarista al traguardo.

Siamo ormai al momento dei bilanci: la SF70H si è dimostrata una vettura estremamente veloce, capace di mettere in difficoltà la Mercedes come nessun’altra monoposto aveva mai fatto nell’era ibrida. Una vettura che ha denotato sicuramente ancora un ritardo in termini di prestazione della power unit ma con un telaio sicuramente alla pari, forse leggermente superiore, rispetto alle frecce d’argento. Non a caso, nelle piste meno di motore e più di telaio, Vettel ha sempre suonato la carica, tranne nel tragico finale di stagione, con quei terribili e fatali ko (totali o parziali) rimediati nel trittico asiatico Singapore-Malesia-Giappone.

L’affidabilità si è rivelata essere la spina nel fianco di Arrivabene e soci, un problema esploso improvvisamente nel momento meno indicato, nel finale di stagione e su piste apparentemente dalle tinte rosse. A questo punto non si può fare altro che puntare al 2018 con la consapevolezza di quanto fatto di buono, e magari avere due vetture a battagliare per la vittoria e non sempre e solo una. Come detto, il Raikkonen degli States è stato ottimo, il problema sta nel resto della stagione, dove spesso è mancato l’apporto della numero 7.