Che fine ha fatto la Red Bull del Messico?

di Ciccio Mariello

Solo due settimane fa parlavamo di una Red Bull già in configurazione 2018 e che poteva tornare ad essere la grande favorita al titolo come non capitava dal 2013 ed invece, dopo l’appuntamento di Interlagos, siamo rimasti basiti nel constatare la grande difficoltà con cui i torelli austriaci hanno affrontato la gara brasiliana. Che a Daniel Ricciardo non ne vada più bene una è fuor di dubbio. I problemi tecnici sulla sua power unit rischiano di far impallidire persino Alonso, per cui sotto quest’aspetto c’è veramente poco da dire, ma sorprende l’assoluta mancanza di competitività espressa da Max Verstappen che, per chi non lo ricordasse, veniva da 2 vittorie, un secondo posto ed un terzo (poi retrocesso a quarto, ndr) nelle ultime 4 gare.

Sul tracciato paulista invece non c’è stata traccia della monoposto di Milton Keynes che è arrivata a beccarsi ben 32”9 e manco al via è stata in grado di impensierire quelli davanti. Si, è vero, sull’albo d’oro leggeremo che il nuovo record della pista in gara è di Verstappen in 1’11”044 ma è arrivato dopo aver fatto un pit stop negli ultimissimi giri, dunque non un fedele specchio dei valori in pista. A questo punto non rimane da vedere cosa accadrà ad Abu Dhabi, pista dove si alternano due rettilinei eterni e poi una serie di curve secche a 90°, spesso in sequenza, dove vedremo se la vettura accreditata di aver il miglior telaio, si rivelerà tale. Intanto, per consolarci, godiamoci la straordinaria rimonta di Ricciardo che, partito 14° per i motivi di cui sopra, cilindrato al via da Vandoorne e obbligato al pit al giro 1, se non altro ci ha regalato delle staccate da spavento, come è suo solito fare. Del resto, in tempi di vacche magre, bisogna saper stringere la cinghia ed accontentarsi…