Formula 1, Jean Todt all’antica: “Troppe simulazioni, mi mancano i test privati”

Il presidente della FIA è preocuppato per l'uso sempre più incessante dei simulatori da parte delle squadre durante la stagione

Da quando la Formula 1 ha cominciato a limitare i test in pista, i team hanno investito sempre di più verso i loro simulatori. I risultati che si vedono ora sono dei veri e propri squadroni di piloti e meccanici impegnati a raccogliere in tempo reale i dati dalla vettura per provarli nei loro complessissimi simulatori (come ‘Il Ragno’ utilizzato dalla Ferrari) al fine di apportare migliore al setup e a sviluppare la macchina.

A volte il lavoro dei collaudatori in questi simulatori è fondamentale ai fini dei risultati del Gran Premio. Un’esempio è il Canada, quando nella notte tra venerdì e sabato Giovinazzi e Kvyat hanno disputato 10 ore al simulatore Ferrari per aiutare Vettel nella messa in punto della sua monoposto. E infatti il tedesco vincerà la gara di Montréal. Gli effetti che questi simulatori sempre più sofisticati stanno portando alla Formula 1 preocuppano anche Jean Todt.

“Le cose cambiano. A volte in meglio, altre in peggio.”, ha commentato il presidente FIA ai microfoni di Sky Sport. “Ora con tutte queste simulazioni senza limiti e piloti che girano in fabbrica le macchine sono diventate troppo affidabili. Mi mancano i test privati, anche se tutti si lamentavano che fossero troppi. Forse lo erano, ma adesso è troppa anche la simulazione nascosta in fabbrica. La modernità è buona, ma dovrebbe essere più controllata.”

I dubbi non arrivano solo dall’interno dello sport. Nell’ultimo week-end ad Abu Dhabi è stato invitato Jimmie Johnson, sette volte campione della NASCAR. Il pilota americano, che vive in un contesto totalmente diverso da quello della Formula 1, non ha fatto a meno di notare la grandissima quantità di dati che vengono girate nel circus. “Da noi i dati estratti si riducono ad acceleratore, freno e sterzo. Vengono impiegate un sacco di risorse in Formula 1 e questo mi fa capire perchè sia necessario un tetto al budget anche nello sport.”