Game, Set & Match

Francesco Bafaro

Ieri abbiamo visto una delle gare più belle di questa stagione, ricca di sorpassi e manovre al limite. D’altronde, già dall’inaugurazione del tracciato di Austin (nel 2012), i piloti avevano detto che finalmente Tilke aveva fatto centro, realizzando una pista tecnica,completa e divertente da guidare. Ad aprire le danze dei sorpassi ci hanno pensato i due grandi protagonisti di questa stagione: Sebastian Vettel e Lewis Hamilton e, dopo di loro, gli altri colleghi, forse ispirati dalla presentazione in griglia in stile “hollywodiano”, se le sono suonate di santa ragione fino alla bandiera a scacchi.

Vettel era riuscito a sopravanzare il rivale con una grande partenza ma dopo pochi giri è apparso chiaro che in Texas la SF70H non ne aveva per dar fastidio alla Mercedes #44 ed è infatti arrivato il controsorpasso di Lewis.

Prima di continuare bisogna precisare una cosa: la gara sarebbe stata vinta comunque da Hamilton perché la differenza di passo era di quasi un secondo al giro, Vettel tra l’altro era più lento anche di Raikkonen e Verstappen, ma quel sorpasso è stato qualcosa che il tedesco della Ferrari non doveva concedere, non in quel modo e con quella facilità lasciando il fianco interno scoperto a un mastino come il campione inglese. Quella manovra ha rappresentato un po’ il colpo del KO nella boxe oppure, riprendendo il titolo, il classico punto del “Game,Set & Match” nel tennis: quello che pone fine alla partita, quello che decreta chi è il vincitore.

Hamilton con il sorpasso di ieri ha decretato che è lui il vincitore, non solo della gara e di questo campionato, ma è un vincitore assoluto: Vettel ha dimostrato per l’ennesima volta che quando la macchina non è nettamente superiore a quella del rivale non riesce a tenere il confronto. Non l’ha fatto a Barcellona, seppur con l’ alibi della differenza di mescole, a Spa, dove ha sprecato l’unica occasione che aveva per sopravanzare il rivale,  a Monza, dove i 2.5 sec. rimediati in qualifica rimangono un macigno, e non l’ha fatto qui ad Austin, facendosi passare con una facilità che un quattro volte Campione del Mondo non può permettersi.

Dal canto suo, invece, Hamilton ha fatto capire a chi ancora non lo sapesse perché viene soprannominato “The Cannibal”: sempre al limite, non ha aspettato un secondo per passare Seb e non ha indugiato nemmeno nel sorpasso bellissimo su Verstappen, pur sapendo che di lì a poco l’olandese sarebbe dovuto rientrare ai box.

Lewis ha insomma dimostrato, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che ci troviamo davanti a un fenomeno, uno di quelli che non nasce ogni giorno, e che i confronti con i vari Senna e Schumacher non sono più blasfemia ma sono più che fondati e meritati.

La Ferrari deve mettersi il cuore in pace insomma, senza una macchina superiore, Vettel, che rimane comunque un grandissimo campione e uno dei migliori della sua generazione, non può battere Lewis Hamilton nell’arco di un intero campionato. Sebastian, per quanto il paragone sia continuo e quasi ossessivo, NON è Michael Schumacher, ma può forse essere paragonato a un altro grande campione: Alain Prost, uno che quando entrava in connubio totale con la macchina era imbattibile ma, quando quest’armonia si spezzava, risultava assai più debole.

La palla quindi torna nelle mani di Mattia Binotto e del suo staff, fra un mese andrà in archivio questa stagione, comunque ottima viste le premesse del 2016, e la Ferrari dovrà presentarsi a Melbourne con la migliore macchina del lotto se vuole riportare l’agognato titolo mondiale di nuovo a Maranello.