GP di Monza, ecco la nostra analisi

Si è concluso così il weekend di Monza, nel migliore dei modi. Accantoniamo per un attimo i numeri e le classifiche: a vincere, anzi a stravincere, sono stati Monza, i tifosi, la marea rossa sotto il podio a fare festa, il tripudio, il delirio quando Rosberg ha intonato il motivetto che ci ha accompagnato alla conquista dei mondiali di calcio del 2006. E pensare che c’era chi non voleva più il Gran Premio monzese per soldi (leggi Bernie Ecclestone). Forse non sapeva a cosa stava rinunciando, ma per fortuna alla fine il rinnovo c’è stato.

Dopo questa doverosa introduzione, passiamo ora ad analizzare qualifiche e gara dal punto di vista dei numeri. Numeri che (purtroppo per la Ferrari), danno ancora ragione alla Mercedes.

Nelle qualifiche un Hamilton stratosferico ha stracciato il suo compagno di scuderia, rifilandogli più di 4 decimi. Distacchi pesanti per tutti, a partire dalle Ferrari, che hanno accusato 8 e 9 decimi, rispettivamente Vettel e Raikkonen. La differenza di un solo decimo tra i due ferraristi fa capire che la SF16-H non poteva dare di più. Sopra il secondo tutti gli altri: Red Bull, Williams, Force India e Haas (il team statunitense, come vi dicevamo nell’analisi del venerdì, è riuscita a scavalcare le McLaren).

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Analizzando gli ideal lap, ovvero la somma dei migliori parziali, notiamo che i piloti della top ten non sono riusciti a mettere insieme il giro perfetto. Ma non cambierebbe molto, anzi nulla. Vettel sarebbe a 0,810 sec da Hamilton, un distacco pesante su un circuito del genere e considerando che una settimana prima, su un circuito più lungo e più tecnico, era a meno di due decimi. Consideriamo quindi gli intertempi: due decimi nel primo settore, tre nel secondo e altri tre nel terzo. Si nota come il distacco è ben distribuito nei tre settori, a dimostrazione che la Mercedes allo stato attuale è superiore in tutto. Ha più potenza, si può permettere di caricare maggiormente le ali (ha usato l’ala a cucchiaio di Spa, da medio carico, quando tutti erano strascarichi), anche perché ha una maggiore efficienza aerodinamica (aumentando il carico riesce a non creare drag, ovvero resistenza all’avanzamento). Le prestazioni della Red Bull fanno capire quanto sia indietro il motore Renault (sono attesi aggiornamenti a Singapore 10-15 CV, che potrebbero costare 2-3 gettoni), rispetto al Mercedes: ha infatti pagato 4 decimi per ogni settore! Anche osservando le velocità di punta si nota il deficit di potenza del motore Renault: ben 8 km/h in meno, utilizzando un assetto molto più scarico della Mercedes. La Ferrari paga solo 1 km/h alla Speed-trap, il che significa che manca efficienza aerodinamica, abbondante sulla Mercedes, ma anche qualche cavallo: secondo Funoanalisitecnica, dopo gli ultimi aggiornamenti (Mercedes a Spa, Ferrari a Monza) la differenza tra i due motori ora sarebbe di 10-15 CV, che a Monza sono quantificabili in 3 decimi.

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Passando alla gara, la musica non cambia. La Mercedes è stata l’unica tra i primi dieci ha puntare a una gara a una solo sosta, anche grazie alla forte superiorità in qualifica (nel Q2 è infatti riuscita a qualificarsi con gomme Soft, mentre tutti gli altri sono stati costretti a utilizzare Supersoft). E questo è stato un grande vantaggio, circa 25 secondi. Considerando anche che il terzo classificato con una sosta in più, ovvero Vettel, è giunto a 20 secondi. Beh, verrebbe da pensare: con una sosta in più il pilota della Rossa ha recuperato 5 secondi, perché non fare allora un solo cambio gomme e arrivare davanti o comunque giocarsela? La risposta è semplice: non sarebbe giunto a 20 secondi, perché il suo ritmo con gomme di una o due gradazioni più morbide (Supersoft o Soft vs Medium) è stato più veloce di solo 5 sec, nemmeno un decimo a giro, quando doveva essere di almeno 4-5 decimi. Questo ci fa capire che nel weekend brianzolo la Mercedes è stata inavvicinabile per tutti in qualsiasi condizione: con 35 gradi,con 40, con gomme dure, con le morbide le Frecce d’Argento erano estremamente competitive.

Resta però un dubbio: se le Ferrari fossero partite con gomme Soft, in particolare la numero 5 di Vettel forse ci sarebbe stata una minima possibilità di concludere in seconda posizione. Vettel è arrivato a soli 5,9 sec da Hamilton, ma andiamo con ordine: il pilota inglese parte male, si ritrova sesto, ma in una decina di giri riesce a liberarsi, va alla caccia delle Ferrari e riesce a recuperare. Perché? Le Supersoft, con la macchina pesante, si usurano velocemente, mentre lo Soft no. Ora se almeno Vettel fosse riuscito a qualificarsi con le gomme ‘gialle’, avrebbe potuto fare una prima parte di gara migliore (non perdendo quindi secondi preziosi nel confronto con Hamilton) e montare poi le più morbide ‘rosse’ a serbatoio più scarico. Chissà, alla fine forse ora staremmo a parlare sempre di un terzo posto. O forse no…

Analizzando i distacchi in gara si nota come la Ferrari sia riuscita praticamente a dimezzare il gap della qualifica: 4 e 5 decimi al giro per Vettel e Raikkonen. Prossimi al secondo invece i distacchi di Red Bull, Williams e Force India. Notevole la prestazione del team anglo-austriaco che si è messa dietro team motorizzati Mercedes, nettamente favoriti su un circuito come quello italiano. Da notare come solo i due ferraristi e Ricciardo della Red Bull siano riusciti a completare due stint sulle Supersoft, mentre tutti gli altri hanno utilizzato due set di Soft.

Sulla situazione Ferrari ha parlato l’ingegner Mauro Forghieri, progettista e ingegnere italiano noto per il suo passato alla Ferrari (intervista tratta dal blog di Leo Turrini http://blog.quotidiano.net/turrini/2016/09/06/i-ferraristi-sud-africani-e-forghieri/)

“Recentemente ho parlato con Aldo Costa, che è un caro amico. Mi ha assicurato che mediamente in gara la Mercedes gira 6-7 decimi più lenta rispetto all’autentico potenziale a sua disposizione… Temo sia vero! Ed e’ sbagliato pensare, come ha detto Marchionne, che non ci sia più una differenza di motore. Come potenza in alto ci siamo, ma la Mercedes ha molta più coppia e questo fa la differenza… Aggiungi che la SF16- H e’ nata male sul retro treno. I limiti di aderenza vengono da li, sommati al deficit di coppia del motore. E questo Vettel e Raikkonen lo hanno capito benissimo…”

Ma oltre alla questione tecnica c’è dell’altro: “C’è poi un disagio ambientale. A me piace molto Arrivabene, ha passione, sta dando l’anima per la Scuderia. Ma Marchionne ha creato una atmosfera sbagliata. (Dei miei) colleghi più giovani, molto bravi, hanno detto no ad offerte Ferrari perché spaventati dalla instabilità, dalla troppa politica… So che ai tifosi, sud africani compresi, magari il concetto procura fastidio, ma o Arrivabene e Binotto hanno diritto al tempo che ci vuole per risalire, oppure altro che dieci anni senza mondiale…”

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Parole un po’ inquietanti sul futuro della Ferrari. Servirà molta pazienza, del tempo, anni. Ma non dimentichiamo che il popolo ferrarista ha aspettato anche 28 anni per tornare a esultare! Perché Il vero ferrarista ci crede sempre, sa che un giorno la Rossa tornerà li in alto, tornerà a dominare e a farlo piangere di nuovo (di gioia, eh!), perché come ha detto Sebastian Vettel sul podio di Monza “Noi siamo Ferrari!”.

Giuseppe Gigliotti