Haas, dal Paradiso all’Inferno a testa alta.

In contrasto con le scene di trionfo,sorrisi, coriandoli e champagne l’immagine più toccante di questo primo weekend di gara è quella di Romain Grosjean che rincuora il proprio meccanico, “colpevole” di non essersi reso conto che non era stato un suo errore il mancato avvitamento della gomma posteriore di Magnussen ma c’era un problema con la pistola.

Così quando al giro successivo è toccato al compagno di squadra Romain Grosjean effettuare il pit-stop il problema si è ripetuto e per la Haas si è consumato il dramma sportivo: doppio zero dopo che nella prima fase di gara le due VF18 si trovavano in quarta e quinta posizione riuscendo agevolmente a tenere dietro le Red Bull di Verstappen e Ricciardo.

Fin qui il dramma sportivo, ma possiamo solo immaginare come si sia sentito il meccanico protagonista sfortunato di questa domenica nera per la squadra italo-americana. Quella dei meccanici addetti al pit-stop è sicuramente la mansione più delicata nel corso della gara, senza contare le ore di lavoro, di allenamento in palestra, nella velocità ad effettuare il cambio gomme ecc. Sarebbe stato facile prendersela con questo ragazzo, invece Grosjean, da bravo caposquadra, è andato subito a consolarlo ai tavoli dell’hospitality dove il meccanico si stava disperando con ancora il casco in testa.

La Haas ha perso 22 punti virtuali che sarebbero stati oro per la classifica e per il prestigio ma non dimentichiamo che siamo solo alla prima gara e le prestazioni della macchina non possono essere un caso isolato. Inoltre, stringendosi intorno al suo meccanico, il team ha dimostrato cosa voglia dire essere squadra e ci ha ricordato il motivo per cui amiamo la Formula 1: per quanto le macchine siano sofisticate e tecnologiche l’uomo, con le sue emozioni, virtù e debolezze, rimane sempre fondamentale.