Halo-fobia

La stagione invernale per gli amanti della Formula 1 è una tortura si sa, e così si passa l’inverno a chiacchierare di quale sarà la macchina vincente nel mondiale alle porte, quali saranno i piloti da battere, quali le sorprese ecc.
Quest’anno ci ha pensato Liberty Media, la nuova società proprietaria della Formula 1, a darci spunti di discussione: dall’abolizione delle grid girls fino al cambiamento di orari per cercare di attirare una maggior attenzione dal pubblico americano.
Già queste modifiche hanno sollevato un sacco di polemiche, soprattutto tra i soliti nostalgici che fra cinque anni rimpiangeranno le cose che ora condannano, ma la norma che più di tutte sta facendo perdere il sonno agli appassionati è l’adozione del sistema Halo obbligatorio per tutte le vetture.

Il sistema Halo è un appendice della macchina che ha il compito di proteggere la testa del pilota da eventuali oggetti (gomme, pezzi di carbonio ecc.) che durante una gara possono staccarsi dalle monoposto e finire come schegge impazzite in aria e lungo la pista. Si iniziò a dibattere di una protezione per la testa del pilota già dopo l’incidente che Felipe Massa ebbe nel Gp d’Ungheria 2009, quando una molla persa dalla Brawn GP di Rubens Barrichello impattò sul casco del brasiliano facendogli perdere conoscenza e costringendolo a saltare tutto il resto della stagione.
Risvolti ben più tragici si ebbero a seguito dell’ incidente di Jules Bianchi durante il Gran Premio del Giappone 2014, quando il francese perse il controllo della sua Manor e si infilò sotto la ruspa che stava spostando la Sauber di Adrian Sutil, uscito di pista il giro prima. Le conseguenze furono devastanti: Jules rimase in coma per qualche mese finchè il 17 Luglio 2015 la famiglia diede l’annuncio della morte.
Da quel maledetto Gran premio del Giappone la FIA ha fatto sperimentare ai piloti due soluzioni: lo Shield, un cupolino simile a quello degli aerei militari ma aperto nella parte superiore, per permettere l’uscita rapida del pilota dalla monoposto, e appunto l’Halo.
La prima soluzione venne scartata dai piloti perché andava a deformare la visuale dall’interno dell’abitacolo e venne così adottata la seconda, una barra curva collegata in tre punti al telaio del veicolo. In questo video potete apprezzarne la struttura e l’utilità:

Dalla notizia della sua adozione per la stagione 2018 si sono sollevate sterili e inutili polemiche sulla tradizione della Formula 1 e sul rischio che deve essere sempre presente per non snaturare il motor sport.
Sicuramente è molto facile per noi discutere, comodamente seduti in poltrona, sulla pelle dei piloti e spesso dimentichiamo che queste decisioni vengono prese da gente molto più competente dello spettatore medio di una gara di Formula 1.
Credere che il problema di questo sport sia l’Halo, l’assenza delle grid girls oppure lo spostamento dell’orario delle gare è veramente una stupidaggine, quanti di noi al termine della prima gara avranno sentito la mancanza delle ombrelline (inquadrate per 10 secondi prima della partenza quando andava bene), della partenza “classica” alle 14 o dell’ antiesteticità dell’ Halo?
Non ci mancherebbero di più Lewis, Sebastian, Daniel,Kimi, Max e tutti gli altri ragazzi che ci tengono incollati agli schermi ogni domenica?
Il paragone non deve scandalizzare perché è di questo che si parla: della vita dei piloti, il rischio, scarrozzando una struttura del peso di circa 800 Kg a 300 Km/h, ci sarà sempre ma è dovere della Federazione ridurlo al minimo e tutelare l’incolumità dei piloti, degli addetti ai lavori e del pubblico.
Non dimentichiamo infatti che in molte gare ci furono morti anche tra i commissari e addirittura tra il pubblico, a tal proposito come non ricordare il tragico Gran Premio d’Italia 1961.

Insomma, mettiamoci l’anima in pace anche perché il lungo inverno è ormai finito e avremo da discutere di cose molto più importanti: dalla prossima settimana si parte con le presentazioni delle vetture,da seguire e commentare con noi su tuttomotorsport.com!