Hamilton 2007: non ci resta che sperare

La Scuderia di Maranello ha avuto ancora problemi, e l’esito della trasferta asiatica è impietosi: 4 ‘zeri’ (tre DNF ed un DNS) su sei risultati, esattamente il 66,67%.

Lasciando da parte la fredda matematica e guardando i Gran Premi di Sepang e Suzuka, quello che appare chiaro è che la Ferrari ha una monoposto molto veloce e due piloti molto competitivi, cosa che ci fa ancora sperare.

Ma a chi non vuole smettere di sperare nella conquista del titolo mondiale da parte di Sebastian Vettel, dobbiamo ricordare che Lewis Hamilton, attualmente vero mattatore nell’era turboibrida, necessita solo di 17 punti per conquistare il suo quarto titolo iridato già ad Austin.

Tuttavia, anche quando la matematica e le statistiche non sembrano sorridere, dovremmo ricordarci dell’ultimo mondiale conquistato dalla Ferrari con Kimi Raikkonen, che arrivò a lottare con Hamilton ed Alonso fino all’ultima gara, agguantando un titolo in cui forse non ci sperava nessuno.
Certo, anche se Vettel dovesse vincere tutte le gare rimanenti, ad Hamilton basterebbe procedere al ritmo delle Force India per conquistare il titolo, visto che, con 100 punti da assegnare e con 59 di vantaggio sul tedesco, l’alfiere della Mercedes necessiterebbe di appena 42 punti per chiudere il discorso.
Se ad Hamilton tutto dovesse andare storto, conquistando 42 punti chiuderebbe matematicamente la corsa al titolo.
Hamilton però, non dovrebbe dimenticare quanto accaduto nel 2007 quando, dopo aver dominato il mondiale, perse il titolo all’ultima gara per un solo punto.

Hamilton concluse il GP del Giappone con 17 punti di vantaggio su Kimi Raikkonen e con la certezza quasi matematica di avere il suo primo titolo mondiale di Formula 1 in tasca. E sarebbe entrato nella storia dalla porta principale, visto che sarebbe diventato il primo pilota a vincere il titolo nella stagione di esordio.

Se consideriamo il vecchio sistema di punteggio, in cui il vincitore conquistava ‘solo’ 10 punti, diventa facile capire come 17 sembrassero una distanza quasi incolmabile, visti i 20 punti da assegnare e viste le prestazioni dell’inglese durante l’intero campionato.
A Lewis Hamilton sarebbe bastato un quinto posto in due gare per portarsi a casa il titolo e, tralasciando le due gare incredibili fatte da Kimi Raikkonen in Cina ed in Brasile, ad Hamilton andò tutto storto.

In Cina fu un errore della squadra che procurò uno zero pesantissimo ad Hamilton ed il primo ritiro della sua carriera.
La gara iniziò con pista bagnata ed Hamilton ne fu subito il dominatore. Tuttavia, con la pista che andava via via asciugandosi, l’inglese iniziò a patire l’eccessiva usura dei suoi pneumatici e chiese il pit stop. La McLaren decise di lasciarlo fuori ancora qualche giro e Lewis venne superato da Raikkonen, perdendo tempo per via dei suoi pneumatici wet che necessitavano di acqua fredda per non scaldarsi troppo. Quando Hamilton venne richiamato ai box, sui suoi pneumatici posteriori si vedeva ormai la tela della carcassa. Hamilton non riuscì ad effettuare la svolta a sinistra della pit lane ed andò a finire nella ghiaia. Nonostante l’impegno dei commissari, che tentarono di rimettere la sua monoposto in pista, Hamilton dovette rinunciare a proseguire la gara, facendo così segnare il primo ritiro della sua carriera.

I due piloti arrivano quindi in Brasile separati da 7 punti, tanti se consideriamo il sistema di punteggio. Hamilton è sempre costretto al quinto posto in caso di vittoria di Kimi Raikkonen, che comunque guardarsi le spalle anche da Fernando Alonso, campione in carica ed al volante di una monoposto velocissima.
I meriti di Kimi in questo GP sono tutti nella partenza e nella prima curva, dove supera subito Hamilton senza lasciare al britannico alcuna possibilità di replica. L’errore di un ancora inesperto arriva nei giri seguenti, quando per errore inserisce il limitatore subito dopo la prima curva, venendo sfilato da molti piloti. Hamilton inizia la sua rimonta, fino ad arrivare all’ottava posizione e, quindi, in zona punti.
La Ferrari ferma Massa ai box per permettere a Raikkonen di prendere la leadership della gara ed andare a conquistare la vittoria del GP del Brasile ed il titolo mondiale, il primo per Raikkonen e l’ultimo per la Ferrari.

La classifica finale sembra quasi una beffa: Raikkonen 110 punti, Hamilton e Alonso 109, con il britannico che conquista la piazza d’onore grazie ai vari piazzamenti ottenuti durante il campionato.

La Ferrari conquista anche il titolo costruttori con oltre 100 punti di vantaggio sulla Sauber. La McLaren si vide annullare tutti i punti conquistati nel campionato costruttori a causa della famosa spy-story, ma comunque avrebbe fatto un punto in meno della Ferrari.

Se nel 2007 Raikkonen riuscì a vincere un mondiale che tutti consideravano perso, niente ci vieta di sperare che Vettel riesca nell’impresa in questa stagione. Sicuramente le cose sono diverse sia a livello regolamentare che a livello tecnico, ma tutto può ancora succedere e, finchè la matematica non chiuderà tutte le porte, non ci resta che sperare. Fino all’ultima curva.