I Cavalieri della Formula 1, Fernando Alonso.

La storia della Formula 1 è fatta di macchine che hanno fatto sognare, di circuiti entrati nella leggenda, di grandi vittorie e di brucianti sconfitte, ma, soprattutto, è fatta di uomini e di passione. Spesso sono i piloti delle vecchie generazioni ad essere considerati icone di questo sport, o comunque coloro che non corrono più nella massima categoria, e la maggior parte delle volte semplicemente perché, così come nella vita, non riusciamo ad apprezzare le cose finché non le perdiamo.
Tuttavia, c’è un pilota attualmente in griglia che rappresenta un’eccezione a questa regola: un pilota che ha appena tagliato il traguardo delle 300 partenze e che già da ora, nonostante non salga sul podio da quattro anni e non vinca una gara dal 2013, è considerato uno dei migliori di sempre, il suo nome è Fernando Alonso Dìaz.

Fernando nasce nel 1981 in un Paese, la Spagna, che prima di lui aveva zero tradizione nella Formula 1: i grandi campioni spagnoli erano motociclisti, rallisti, ma mai nessuno era riuscito ad affermarsi nella massima categoria automobilistica. Alonso inizia quando ancora è un bambino a correre nei kart e si capisce subito che ci si trova davanti a un talento fuori dall’ordinario, dopo aver rapidamente scalato le varie categorie (spesso corse con deroghe speciali vista la sua giovanissima età) vincendo in Spagna, Italia, Francia e Germania nel 1998 arriva la svolta.
Adrian Campos lo nota e gli dà la possibilità di provare per la prima volta una monoposto della World Series by Nissan, Fernando lo stupisce e si guadagna così un contratto per la stagione successiva.
Nel 2000 corre in F3000 ed entra nel giro della F1 diventando terzo pilota della Minardi, i risultati ottenuti sia in F3000 che soprattutto nei test con la scuderia di Faenza, in cui umilia puntualmente gli altri piloti, spingono Giancarlo Minardi ad affidargli un sedile da titolare per la stagione 2001.

Inizia qui la grande avventura di Fernando in Formula 1, la prima stagione viene corsa con una Minardi tutt’altro che competitiva ma lo spagnolo, nonostante chiuderà la stagione a zero punti, riesce comunque a mettersi in mostra arrivando costantemente davanti non solo al compagno di squadra ma anche a piloti molto più esperti di lui e con vetture più competitive.
Le sue prestazioni vengono subito notate da Flavio Briatore (Team Principal della Renault) che, dopo Schumacher, fiuta un altro grande campione con cui poter scalare le classifiche mondiali. Alonso viene ingaggiato come terzo pilota per il 2002 ma già l’anno successivo viene promosso titolare al fianco di Jarno Trulli: per lui arriva la consacrazione definitiva con la prima vittoria in carriera nel Gran Premio d’Ungheria, ancora oggi definita come la più bella vittoria in carriera dal pilota di Oviedo.

Dopo un 2004 interlocutorio in cui la Renault, dopo esser partita benissimo (Trulli vince il GP di Monaco), chiude la stagione in calo arriva il biennio d’oro: nel 2005 lo spagnolo spodesta Michael Schumacher dal trono iridato dopo cinque anni di dominio incontrastato e, al termine di una lunga battaglia contro la McLaren di Raikkonen, si laurea Campione del Mondo (il più giovane della storia fino al 2008) il 25 Settembre a San Paolo del Brasile.
Nel 2006 arriva la sfida che tutti attendevano, quella con il Kaiser di Kerpen, all’ultima stagione in Formula 1: la stagione vive in equilibrio con Ferrari e Renault che si equivalgono ma a decidere le sorti del Campionato sono le ultime due gare.
In Giappone Schumacher, quando era in testa e si avviava ormai verso un’ importantissima vittoria, rompe il motore e lascia strada libera al rivale spagnolo che mette così una seria ipoteca sul titolo. Titolo che arriva nell’ultimo GP stagionale, ancora in Brasile, dove Fernando giunge secondo e si laurea così Campione del Mondo per il secondo anno consecutivo.

Il 2007 è l’anno dell’ approdo in McLaren e della nascita della rivalità con Lewis Hamilton, suo compagno di squadra e debuttante in Formula 1. Il dualismo ricorda a molti, visto anche il team, quello fra Senna e Prost di inizio anni Novanta e i due arrivano ai ferri corti in occasione del GP d’Ungheria quando, durante le qualifiche, Alonso indugia qualche secondo in più al cambio gomme per impedire al rivale di effettuare l’ ultimo tentativo per l’attacco alla Pole.
Da lì in poi i due si rivolgeranno a malapena la parola, il titolo alla fine andrà al terzo incomodo (Kimi Raikkonen su Ferrari) e il pilota di Oviedo decide di lasciare il team di Woking per tornare in Renault.
Dopo due anni difficili con la casa della Losanga, non più competitiva come Fernando l’aveva lasciata ma in cui comunque Alonso ottiene due vittorie (fra cui quella controversa di Singapore), arriva il trasferimento che tutti attendevano, quello alla Ferrari.

Fernando guida per la Ferrari dal 2010 al 2014 in un rapporto di amore/odio che lo porta a sfiorare il titolo nel 2010 e nel 2012.
In entrambi i casi a battere Alonso è Sebastian Vettel (colui che lo sostituirà al volante della Rossa), ma per Fernando rimane la consapevolezza che quei due titoli sono sfumati per demeriti del team di Maranello più che suoi.
Negli anni con la Ferrari infatti Alonso si dimostra un fuoriclasse incredibile, ottenendo 11 vittorie, molte delle quali insperate, e riuscendo addirittura a lottare per il titolo con macchine nettamente inferiori alle incredibili Red Bull firmate da Adrian Newey.
Memorabili sono la vittoria di Monza del 2010, ottenuta grazie a un pit-stop perfetto dei meccanici per sopravanzare Button, quelle in Malesia e a Valencia nel 2012 in cui Fernando trionfa dopo essere partito dalle retrovie e aver inanellato una serie di sorpassi da manuale.

Dopo un’ennesima stagione deludente, quella del 2014, Alonso decide di lasciare Maranello e di buttarsi in una nuova avventura affascinante ma ricca di incognite, il ritorno alla McLaren che ha appena ufficializzato la partnership con la Honda.
Sappiamo tutti come è andata: in tre anni Fernando riesce ad ottenere solo il quarto posto come miglior risultato, il motore va in fumo una gara si e una no e la pazienza del pilota spagnolo si esaurisce e si sfoga nei Team Radio che lo rendono ancora più famoso di quanto già non fosse.
Alonso inizia così a guardarsi intorno, il suo nuovo obiettivo è quello di ottenere la Triple Crown (vittoria del Gp di Monaco di F1, della Indy 500 e della 24h di Le Mans) e scopre così nuove categorie: nel 2017 corre la 500 Miglia di Indianapolis, condotta per lungo tempo in testa ma terminata (ironia della sorte) con la macchina parcheggiata a bordo pista con il motore in fumo.

All’inizio dell’anno lo spagnolo ha firmato un contratto con Toyota per correre nel WEC parallelamente all’impegno in Formula 1 e adesso Fernando si accinge a correre la corsa più famosa del mondo: la 24h di Le Mans.
Dopo aver vinto la 6h di Spa Alonso mira al bersaglio grosso, quello che ha consacrato al pari della Formula 1 le leggende del Motorsport e non possiamo che fargli un grosso in bocca al lupo.
Purtroppo la stagione 2018 in Formula 1, nonostante la McLaren sia passata ai motori Renault, non sta andando come Fernando si aspettava e così, come avevamo previsto a inizio anno, si è iniziato a vociferare di un possibile addio dello spagnolo alla massima categoria.
Tutti gli appassionati sperano che non sia così e che Alonso possa terminare la sua carriera in Formula 1 non nelle retrovie ma come merita: lottando per la vittoria insieme ai suoi grandi rivali Hamilton e Vettel.
Se non sarà così però nulla verrà tolto al valore di questo straordinario campione, un uomo che si è fatto strada da solo, unicamente grazie al suo talento, per il quale era un sogno già solo correre in Formula 1 e che invece ne è diventato uno dei simboli.
Grazie di tutto Fernando e comunque vada, sarà un successo!