In ricordo di Dan Gurney: la tradizione dello champagne

Dan Gurney inaugura la celebrazione con lo champagne (24 ore di Le Mans)

Anche se potrebbe sembrare che la tradizione di spruzzare champagne dopo una gara sia “antica” come la Formula 1, la realtà è ben diversa. Questo rito, divenuto parte integrante della cerimonia di premiazione, è iniziato solo nel 1967. Il primo a spruzzare champagne sul podio è stato Dan Gurney. Gurney è scomparso nel gennaio 2018: guardando indietro alla sua carriera, ricordiamo come è nata questa pittoresca tradizione che ha luogo sul podio dopo le corse.

Ai suoi tempi, Dan Gurney era considerato uno dei migliori piloti al mondo, ma con il passare degli anni, i suoi risultati sono stati in parte ingiustamente dimenticati. Il percorso verso la gloria non è stato facile per il pilota nato nello stato di New York. Dopo aver conseguito un diploma in ingegneria meccanica ed essersi trasferito con la sua famiglia in California, Dan si è appassionato alle hot rod, popolarissime negli Stati Uniti all’epoca. All’età di 19 anni Gurney raggiunse una velocità di 222 km/h al Bonneville Speedway, famoso circuito su lago salato situato nello Utah, con un’auto che costruì da solo. Tuttavia, il giovane Dan fu costretto a dimenticare le auto e le corse per un po’, in quanto trascorse due anni prestando servizio nell’esercito degli Stati Uniti e combattendo nella guerra di Corea.

La sua storia non lasciò indifferenti i colossi dell’automobilismo e Gurney attirò l’attenzione del team Ferrari: in un primo momento, l’americano ottenne un’offerta per guidare per la casa italiana a Le Mans nel 1958, e poi in quattro gare del mondiale di Formula 1 del 1959. Gurney non tradì le attese e arrivò al secondo posto alla seconda gara. Nonostante disputò solo sette gare del mondiale, il giovane statunitense ottenne il settimo posto al mondiale.

Tuttavia, Dan non rimase alla Ferrari nella stagione successiva, passando al piccolo team BRM. L’avventura non fu positiva e, nel Gran Premio d’Olanda, un guasto al sistema frenante causò un incidente che provocò la morte di uno spettatore mentre Dan se la cavò con un braccio rotto.

Successivamente Gurney passò a Porsche e Brabham; lo statunitense è l’unico pilota ad aver vinto alla guida di una vettura della casa tedesca, trionfando al Gran Premio di Francia del 1962 a Rouen con una Porsche 804 a otto cilindri.

 

Dan Gurney nel 1962 alla guida di una Porsche

Gurney ha poi dichiarato: “È stato con Porsche che ho davvero imparato a guidare, perché mi hanno dato macchine che non si rompevano costantemente e che mi davano la possibilità di andare veloce senza preoccuparmi troppo dell’affidabilità”.

Negli anni ’60, grazie alla Porsche conobbe sua moglie Evi, ex giornalista e biografa del “barone” o “Dr. Porsche” Huschke von Hanstein.

Successivamente Gurny decise di unirsi con Caroll Shelby e avviare un team, l’Anglo American Racers (AAR). Il team correva con una Eagle Mk1, una delle auto più belle e veloci, ma anche tra le più inaffidabili: difficilmente il risultato era diverso da una vittoria o un ritiro.

 

Poi il fatidico 1967, anno in cui Dan Gurney è entrato definitivamente nella storia delle corse automobilistiche. Questo è stato l’anno in cui Gurney, alla guida di una Ford GT40 insieme ad AJ Foyt – il suo connazionale che era anche un degno rivale nelle corse americane – ha inaspettatamente vinto la 24 Ore di Le Mans, regalando alla Ford una vittoria nella classifica generale per la secondo anno di fila.

Gurney alla 24 ore di Le Mans nel 1967

Ma il meglio doveva ancora venire: la cerimonia di premiazione. Vedendo che si erano radunati sul podio il CEO della Ford Motor Company Henry Ford II, il proprietario del team Caroll Shelby, le loro mogli e alcuni giornalisti che avevano previsto una brutta gara per i due piloti del team, Gurney agitò la bottiglia di Moët che aveva incontrato casualmente e spruzzò lo champagne addosso agli “scettici”. Lo statunitense diventò quindi il primo pilota a spruzzare champagne mentre festeggiava sul podio, dando vita a una nuova tradizione.

Quello che ho fatto con lo champagne è stato del tutto spontaneo, mi sono fatto prendere dal momento. Era una di quelle occasioni che capitavano una volta nella vita in cui le cose andavano alla perfezione. Pensavo che questa vittoria combattuta avesse bisogno di qualcosa di speciale“.

Dan Gurney ed AJ Foyt dopo la gara

Il fotografo della rivista Life dell’epoca, Flip Schulke, ebbe la fortuna di immortalare questa celebrazione non convenzionale della vittoria e riuscì a portare a casa la bottiglia vuota, autografata proprio da Gurney. Il fotografo ha tenuto la bottiglia per decenni prima di restituirla finalmente al pilota, che viveva in California.

Gurney mentre apre la bottiglia di champagne

Quella celebrazione fu di ottimo auspicio per Dan Gurney: lo statunitense raggiunse il secondo a Indianapolis 500, vinse a Le Mans e ottenne una vittoria impressionante al Gran Premio di F1 del Belgio, lasciando dietro auto del calibro di Ferrari, Lotus e Brabham (il podio fu completato da Jackie Stewart e da Chris Amon). Gurney era all’apice della sua carriera. Ha corso attivamente fino al 1970 e ha ricoperto il ruolo di CEO di All American Racers fino al 2011.

Nel corso della sua carriera, Dan Gurney ha vinto gare di Formula Uno, Indy Car, NASCAR, Can-Am e Trans-Am Series. Fu anche il primo di tre piloti ad aver vinto gare in Sports Cars (1958), Formula 1 (1962), NASCAR (1963) e Indy Car (1967) (gli altri due sono stati Mario Andretti e Juan Pablo Montoya).

Nel 1990, Gurney è stato inserito nella International Motorsports Hall of Fame. È anche membro della Hall of Fame della Motorsports Hall of Fame, della Hall of Fame della Sebring International Raceway e della Hall of Fame della West Coast Stock Car.