Jean Alesi: “La Formula 1 è in un periodo morto, manca di fantasia tecnica”

Quando parla Jean Alesi dell’ambiente in Formula 1, tutti lo ascoltano. Nonostante un palmares da una sola vittoria (Canada 1995 con la Ferrari), il transalpino è diventato uno dei personaggi più amati e apprezzati dagli appassionati. Nonostante ora si dedichi ai vini e al dispositivo per la sicurezza stradale ‘Coyote’, si può dire che Jean rappresenta al meglio la generazione anni 90 della Formula 1.

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E proprio in un evento a Milano per Coyote, Jean Alesi dice ad automoto.it perchè il suo periodo sarebbe stato il migliore di tutta la storia della F1. “Non lo dico perchè ci ho corso, ma la Formula 1 degli anni 90 era fantastica!” – dice l’ex-ferrarista – “C’era varietà tecnica, macchine con 8, 10, 12 cilindri. Qualcuna pesava di più, altre di meno. Gli equilibri cambiavano continuamente. Per esempio la Tyrrell ad ala di gabbiano (la 019 guidata da Alesi nel 1990) aveva 40 kg di meno perchè consumava meno di benzina. Non era un top team, ma ai quei tempi ce la potevamo giocare.”

“Oggi non sarebbe più possibile.” – continua il transalpino, dando una frecciata alla F1 moderna – “Benzina e aerodinamica sono uguali per tutti, così come per i motori che sono solo 3 per stagione. I team lavorano alla cieca, guardando a loro stessi ma non ai rivali. Così aspetti con ansia la prima gara nella speranza di aver azzeccato tutto. Questo è un periodo morto per la Formula 1, manca di fantasia tecnica. Capisco che c’è stato un appiattimento generale per ridurre i costi, ma rimpiango la fantasia generale che ricopriva il mio periodo storico.”

Secondo lui la crisi della F1 passa anche dai nuovi piloti che, a differenza di quelli del passato, salgono in F1 molto più velocemente. L’esempio più lampante è Max Verstappen, che ha debuttato nel 2015 quando era ancora minorenne. “Lui è un talento naturale, non c’è dubbio. Ma non puoi permettere ad uno senza patente di correre in Formula 1. Ci vuole una maturazione graduale, tempo al tempo. Oggi tutti guidano i kart come se fossero alla Playstation. Ma non è così. Se guidi la F1 come un kart fai casino sicuramente. Bisogna fare un percorso formativo prima di arrivarci, su questo sono rigido.”

Non manca mai una domanda sulla Ferrari, scuderia cara a Jean Alesi e che lo ha reso popolare nella Formula 1. “Seppur posso dire ancora poco, sono fiducioso.” – commenta l’ex-pilota che nella sua carriera ha guidato anche per Tyrrell, Benetton, Sauber, Prost e Jordan- “L’anno scorso hanno lavorato bene, fatto una gran macchina, e non vedo motivo perchè loro non facciano meglio ancora in quest’anno. Hanno un grande staff tecnico, un bell’ambiente, credo che saranno fortissimi nella prossima stagione.”

Infine, gli si chiede anche di suo figlio Giuliano Alesi, che nel 2018 correrà per la terza stagione in GP3 Series con Trident, nell’obiettivo di vincere il campionato. Secono Jean il giovane della Ferrari Driving Accademy ce la può fare. “Stava pensando per il salto in F2, ma poi abbiamo pensato che fosse meglio per lui fare un altro anno in GP3. Sta crescendo bene, l’ambiente della FDA è eccezionale e, da tifoso Ferrari, la felicità è doppia visto che mio figlio stia in un ambiente simile.”