La Ferrari salva la benzina ma non le critiche

di Ciccio Mariello

Penso che chiunque, vedendo il gran premio degli Emirati, sia rimasto stupito da come, all’improvviso, il ritardo della Rossa dal duo Mercedes in testa sia aumentato a dismisura, fino a raggiungere livelli impressionanti.

Da Maranello hanno fatto sapere che entrambe le auto son dovute entrare in modalità di risparmio carburante per colpa dei consumi eccessivi riscontrati. Un problema anomalo, mai riscontrato prima e soprattutto non riscontrato da nessun altro costruttore ad Abu Dhabi. La domanda sorge spontanea, direbbe Lubrano: è stato un problema tecnico oppure si è spinto troppo sul manettino ad inizio gara per contenere i distacchi?

La risposta non la sappiamo, ma, se fosse un problema tecnico, essendosi verificato su entrambe le monoposto, viene da pensare che la  specifica di power unit utilizzata ad Abu Dhabi “beva” troppo e, senza tirar fuori la storia dello 0,9 o 1,2 litri dell’olio, resta un dato preoccupante in chiave 2018. A maggior ragione se il prossimo anno le power unit saranno al massimo 3 e con un limite do 0,6 litri per 100 km di olio (mentre quest’anno erano 4 con limite 1,2 di olio fino in Belgio e 0,9 dal Belgio in poi, ndr). Noi vogliamo pensare che il problema si sia verificato a causa di un errato calcolo dei consumi effettuato dopo il long run della FP2 e che quindi sia stato imbarcato meno carburante di quanto ne servisse per coprire i 55 giri di gara. Rimarrebbe un errore grave, ma sicuramente di più facile soluzione.

Per capirci, se monti male una gomma, è un errore grave che ti costa il ritiro, ma basta montarla meglio la prossima volta ed il problema è risolto. Se invece il cerchione si rompe ogni volta che lo monti, diventa più complicato venirne a capo. Esempi banali a parte, il weekend della Ferrari sembrava lasciar intendere che, almeno in gara, il Cavallino potesse competere con la Mercedes, ma in realtà c’è riuscita solo per 20 giri e solo con Vettel.

Raikkonen, al solito, è rimasto dietro Ricciardo (e ben distante), finché la Red Bull dell’australiano ha resistito, dopodiché ha acciuffatto il quarto posto, in gara e nel mondiale, ma staccato di 26” dal compagno di squadra e 45” dal vincitore. Insomma, se in Brasile abbiamo detto che quel successo e soprattutto quella prestazione, poteva far ben sperare in ottica 2018, l’appuntamento di Abu Dhabi ha ridimensionato e parecchio i valori in pista. In definitiva, che Ferrari sarà l’anno prossimo? Quella di Interlagos, o questa degli Emirati? A marzo ne sapremo di più…