La Red Bull vola davvero, ma dov’è il segreto?

di Ciccio Mariello

Inutile girarci attorno; il padrone indiscusso del Messico è Max Verstappen; una pole sfiorata al sabato, un sorpasso pazzesco in curva 1 ed una gara sempre in testa ad un ritmo insostenibile per tutti, tanto da arrivare a doppiare fino al 5° classificato. Una prova mostruosa del baby fenomeno che, da quanto la RB13 ha deciso di accompagnarlo fino al traguardo, ha inanellato dei risultati spettacolari, tra cui due vittorie in 4 gp.

Eppure i maligni dicono che dietro questa velocità incredibile ci sia qualche “trucchetto”.

Da un lato pare certo che la nuova power unit Renault sia decisamente più competitiva, a tal punto da colmare buona parte del gap con Ferrari e Mercedes. Del resto, in questo weekend, tutte le motorizzate Renault hanno avuto un’ottima resa in termini di prestazione assoluta; certo, se andiamo a guardare l’affidabilità, un po’ meno…

Ma, se indubbiamente la Renault ha portato un aggiornamento di qualità (già in ottica 2018), basta questo a rendere imbattibile la Red Bull? I soliti maligni pensano di no. Serpeggia nell’aria la convinzione che Newey se ne sia inventata un’altra delle sue, andando a ripescare il progetto della sospensione anteriore bocciato dalla FIA ad inizio stagione e, con qualche modifica qua e là, l’abbia corretta in punta di regolamento riuscendo a trasformare la RB13 in un animale sinuoso, che si destreggia nelle curve come nessuno.

Se ci siano delle irregolarità o meno nella meccanica della vettura, potrà dirlo solo la FIA, ma non crediamo che, a due gare dal termine e con il Mondiale già deciso, i commissari andranno a prendersi certe brighe. Sicuramente sarà da intervenire in vista della prossima stagione dove, è bene ricordarselo, se il motore Renault è questo del Messico, ci sarà una certa McLaren ed un certo Fernando Alonso da aggiungere ai primi della classe…