Analisi: le frenate più impegnative a Baku

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La pista, disegnata dall’architetto Hermann Tilke, si snoda lungo le pittoresche vie di Baku. Il tracciato presenta molte curve tecniche, come la 8 e la 15 in cui la precisione nella frenata è fondamentale per non picchiare contro i muri che in quei punti sono vicinissimi. Il layout prevede 4 curve iniziali a 90 gradi in cui i freni sono soggetti a grandi sollecitazioni e le successive in cui l’angolazione cambia di continuo e di conseguenza anche l’impiego dei freni.

La più dura per l’impianto frenante è quella alla curva 3: le monoposto vi arrivano a 315 km/h e in soli 2,03 secondi scendono a 99 km/h. Per riuscirci i piloti esercitano un carico di 139 kg sul pedale del freno e subiscono una decelerazione di 4,8 g. Con il freno pigiato le vetture percorrono appena 56 metri, meno della lunghezza della gigantesca bandiera nazionale dell’Azerbaijan che sventola a Bayil.

Il carico sul pedale del freno è identico alla prima curva ma la diminuzione di velocità è inferiore così come il tempo di ricorso ai frenati: 1,79 secondi per passare da 317 km/h a 126 km/h. Di conseguenza è più breve anche lo spazio di frenata, 50 metri.Molto lunga è anche la frenata alla curva 15: 51 metri e 1,89 secondi ma l’impegno richiesto al pilota è leggermente inferiore perché la decelerazione è di “soli” 4,6 g e il carico sulla leva del freno di 129 kg.

Il valore non eccezionale delle decelerazioni è evidente anche dall’energia dissipata in staccata da ogni vettura durante l’intero GP: 181 kWh, vale a dire l’energia elettrica consumata durante tutta la gara da oltre 370 abitanti dell’Azerbaijan.