Mercedes, altro che passo lungo…

di Ciccio Mariello

Che il progetto delle frecce d’argento di quest’anno fosse quantomai avveniristico lo si sapeva fin dall’inizio della stagione; questo passo lunghissimo, almeno 15 cm più di tutte le altre vetture in lizza ha spiazzato i più ed inizialmente ha anche fatto storcere il naso a chi pensava che fosse un progetto destinato a vita breve, visti i risultati non proprio all’altezza delle aspettative.

Eppure, a Silverstone, la W08 si è rivelata essere una belva degna delle ultime tre annate da dominatrice assoluta. Un circuito, quello britannico, che con la sua composizione formata da curve veloci, anzi velocissime e ad ampio raggio (se consideriamo che la media sul giro è stata di 240km/h malgrado le velocità massime fossero di “soli” 320km/h, ndr) si sposa perfettamente con l’idea su cui si poggia la monoposto di Stoccarda. A questo punto siamo curiosi di vederla a Spa, il rischio che tornino a dare oltre 1” a tutti, Ferrari compresa, è altissimo. Ma non è stato tutto rose e fiori il weekend inglese per Toto Wolff e soci.

Ancora una volta, al venerdì, si è riscontrato un problema al cambio che ha obbligato il team a sostituirlo sulla vettura di Bottas il quale, esattamente come Hamilton in Austria, non ha fatto quello che avrebbe dovuto in qualifica, collezionando solo il 4° tempo, la cui conseguenza è stata una partenza dal 9° posto sulla griglia. La gara è stata poi una cosa a parte, con il finlandese che ha saputo gestire le soft nel primo stint e poi si è messo a caccia di Raikkonen con le supersoft e probabilmente lo avrebbe passato anche senza i problemi di gomme in Ferrari, certo avrebbe fatto più fatica, è lapalissiano, ma crediamo ci sarebbe riuscito ugualmente.

Discorso diverso per Lewis Hamilton, un weekend perfetto, con un tempo in qualifica di 1:26.600 che sembrava stesse girando sul vecchio tracciato ed una gara da dominatore assoluto che gli è valso il Grand Chelem e la quarta vittoria consecutiva nel GP di casa.

Un unico neo, e che neo… La questione con Grosjean. Intanto una premessa, sarebbe stato uno sfregio cancellare questo record della pista, perché la scorrettezza nulla toglie allo splendore del giro realizzato dal n.44. Detto questo però, qualcosa è successo, cosa? Per tutte le qualifiche (no, non è stato un caso isolato, ndr) le Mercedes rallentavano in uscita dalla Stowe fin quasi a fermarsi prima della Vale per poi pigiare sul gas, fare la Club in pieno e iniziare il giro lanciato.

Succede però che in un’occasione, questa manovra abbia disturbato (e non poco, ndr) la Haas di Grosjean che invece stava chiudendo il suo giro di qualifica. Non ce la sentiamo di incolpare Hamilton perché una vettura lanciata fuori da Stowe arriva in quel punto a quasi 280 km/h e c’è anche un leggero scollinamento che impedisce di vedere l’uscita dalla curva. Questo cosa significa?

Significa che the Hammer non ha fatto altro che seguire la procedura studiata e preparata dal suo team per realizzare il miglior giro possibile. Il problema è che al muretto hanno il GPS e dovevano avvertire il pilota della presenza di Grosjean che arrivava a tutta velocità (ripetiamo, 280 km/h contro i 60 di Hamilton, ndr). Tradotto significa che il team meritava sicuramente una penalità, il pilota onestamente crediamo di no, però in questi casi non può esistere una sanzione che penalizzi solo il team e lasci immune il pilota, per cui crediamo che l’essere in casa abbia giovato e non poco sul “no further action”.

Credit Photo: XPB Images