Mercedes: prima il botto, poi il lampo

di Ciccio Mariello

Di solito, quando si abbatte un temporale, prima si vede il lampo, poi si sente il botto del tuono. Lewis Hamilton è riuscito ad invertire anche questa tendenza naturale che pareva essere incofutabile. The hammer, forse rilassato dal titolo già vinto, ha fallito l’appuntamento del sabato, suo feudo indiscusso, con uno schianto alla Ferradura al primo giro lanciato della Q1. Un errore al quale non si può porre rimedio, qualifiche finite e ultimo posto in griglia la domenica. Ma nella notte è arrivata la mossa del team tedesco che ha giocato una carta importante: partiamo dai box, smontiamo mezza macchina, impostiamo un set-up rigorosamente da gara come si faceva una volta (prima cioè dell’introduzione del parco chiuso, ndr) e puntiamo ad una rimonta fragorosa.

Beh, intento perfettamente centrato se consideriamo che, tra l’altro, l’essere partiti dai box ha permesso di evitare il caos del via (dove è rimasto impelagato Ricciardo, tanto per capirci) e poi sulla linea del traguardo, la freccia d’argento n.44 è transitata a soli 5”500 dalla Ferrari di Vettel, vincitore. Una gara che ha appassionato la focosa torcida brasiliana, letteralmente impazzita ad ogni sorpasso compiuto dall’inglese che è arrivato a tanto così dal podio. Discorso diverso per Valtteri Bottas, che nell’ultimo periodo si sta Raikkonizzando. Una gara, anonima, l’ennesima, persa subito al via quando si è fatto bruciare pur partendo in pole e poi 71 lunghissimi giri sempre a distanza di 2-3” da Vettel, senza mai riuscire a colmare il gap, mentre alle sue spalle il compagno di squadra saltava tutti come birilli e con 5-6 giri in più sarebbe arrivato a prendere anche la n.77. Certo, pare assurdo che un pilota che fa due secondi posti in fila venga criticato ma, se guardiamo come sono arrivati si spiega tutto: di Interlagos abbiamo già detto, in Messico (con Vettel, Hamilton e Ricciardo fuori, ndr) ha beccato 20” da Verstappen, al volante di una vettura che non è al livello della Mercedes.

Tornando invece ad Hamilton, noi crediamo che quanto accaduto ad Interlagos debba far riflettere: se è vero, come pare, che sulla sua vettura sia stato completamente rifatto l’assetto in configurazione prettamente da gara (cosa che ricordiamo, non si può fare in regime di parco chiuso, ndr) forse sarebbe il caso che la Federazione prenda atto della cosa e ponga fine a questa regola che è deleteria, soprattutto in un periodo della F1 dove la gestione di gomme e carburante diventa fondamentale, senza considerare che in caso di gara bagnata, il fatto che il parco chiuso non decade automaticamente a noi sembra quasi una bestemmia…