Mercedes mette la freccia

Si torna in Europa, si torna su una pista storicamente Mercedes e, come d’incanto, le frecce d’argento tornano a volare. Sembra anacronistico visti i rendimenti dei primi quattro gp stagionali, eppure il team di Toto Wolff si trova in testa (e pure con buon margine) in entrambi i campionati.

Chi gongola, in particolar modo, è Lewis Hamilton, che coglie il secondo successo di fila dopo Baku e si ripropone in versione the Hammer. Una pole stellare ed una gestione di gara culminata con ben 20” rifilati al compagno di squadra.

Lewis Hamilton in modalità the Hammer nel gp di Spagna

Il soccorso Pirelli

Lo sapevamo già da qualche tempo, però di per sé nessuno aveva ben in mente cosa rappresentassero questi 0,4mm di battistrada in meno sulle coperture portate a Barcellona. Pirelli si difende spiegando che si è trattato di motivi di sicurezza, i maligni pensano che sia stato un favore bello e buono a Mercedes che da inizio stagione lamentava problemi di surriscaldamento e gestione degli pneumatici. La mia personale opinione è che, trattandosi di soli 3 gran premi (Barcellona, Paul Ricard e Silverstone, ndr), si può ricondurre il tutto ad una mera questione di sicurezza su tracciati composti da ampi curvoni ad alta velocità e con asfalto particolarmente abrasivo, tanto da dover portare mescole più dure. Discorso diverso qualora il cambio di battistrada fosse stato definitivo da qui al termine di stagione; in tal caso avrebbero avuto decisamente più senso le lamentele di alcuni team (Ferrari in primis).

Ma proviamo ad analizzare la corsa tempi alla mano. Partiamo da due doverose premesse; in primis, la Catalogna è sempre stata un feudo Mercedes, che ha sempre vinto, eccezion fatta per il 2016 (l’ormai celebre patatrac al via Rosberg-Hamilton, ndr). Secondo aspetto, la Ferrari ha lamentato problemi sulla power unit che hanno portato Raikkonen al ritiro ed una diminuzione di potenza cautelativa per Vettel.

Le gomme Pirelli utilizzate a Barcellona

Alla luce di quanto sopra, in qualifica non appare così strano il distacco di 0″132 rimediato da Vettel, così come non appaiono esagerati i 7″ patiti in gara da Bottas, pilota che peraltro molto probabilmente sarebbe finito dietro se la Ferrari non avesse sbagliato la strategia dei pit stop, facendo pittare la monoposto del tedesco una volta in più rispetto agli altri.

In conclusione, non credo che il successo sia dovuto alla modifica del battistrada, quanto più al collaudato feeling della monoposto tedesca al tracciato ed ai problemi riscontrati sulla Rossa.