Michael Schumacher, l’equilibrio sopra la follia!

Il 3 Gennaio 1969, a Hürth (Germania, Renania Settentrionale) nasce Michael Schumacher.
Difficile tracciarne un ritratto oggi, dopo quattro anni di assordante silenzio sulle sue condizioni di salute dopo l’incidente sugli sci, che non cada nella retorica e nella cieca celebrazione e incensazione.
Non sarebbe giusto e nemmeno Michael lo vorrebbe, d’altronde quando, nel corso della sua ventennale carriera in Formula 1, ha sbagliato è sempre stato il primo ad alzare la mano e prendersi le sue responsabilità.
Quello che possiamo dire, senza paura di poter essere smentiti, è che Michael Schumacher è un personaggio che ha catalizzato l’attenzione su di sé anche di persone che la Formula 1 non sapevano neanche cosa fosse, perché Schumacher con il tempo è diventato sinonimo di successo e di vittoria.

Ma nella sua vita non c’è stato solo questo, come insegnano gli anni del ritorno alle corse in Mercedes, in cui ha ricevuto le più aspre, e immeritate, critiche, accettate sempre in silenzio e con ironia e, ancora di più, il maledetto incidente sugli sci a Meribel del 29 Dicembre 2013 che ha distrutto l’immagine di eroe invincibile che tutti avevamo di lui.
La frase che più di tutte si sentiva in quei giorni era : “Ha corso per vent’anni a 300 km/h e non gli è mai successo nulla, com’è stato possibile un incidente così grave durante una banale giornata sugli sci?”; nessuno riusciva a credere che l’invincibile Schumi fosse ridotto in fin di vita da una caduta sugli sci, da un incidente che potrebbe capitare a tutte le milioni di persone che, a qualsiasi livello, praticano questo sport.
Le dinamiche di quella caduta non sono ancora del tutto chiare, o meglio non se n’è mai parlato in pubblico in maniera esaustiva, ma sembra che Schumi non stesse esattamente facendo una tranquilla discesa: stava spingendo, stava andando forte come ha sempre fatto per tutta la sua vita professionale, possiamo rimproverargli questo? Assolutamente no, perché senza questo bisogno incessante di velocità e di adrenalina, lo stesso che l’ha spinto a rimettersi in gioco a 40 anni nello sport che l’aveva ormai consacrato a leggenda assoluta, Michael non sarebbe mai riuscito a vivere, non sarebbe stato il signor Michael Schumacher.

E’ stata questa fame, questa necessità di fare sempre un passo in più, di mettersi costantemente alla prova che l’ha consacrato a leggenda della Formula 1 e dello sport in generale.
Quando nel 1996, due volte campione del mondo con la Benetton e con le potenti scuderie inglesi che bussavano alla sua porta, accettò la proposta della Ferrari che, in crisi ormai decennale, non aveva altro da offrirgli se non un mucchio di soldi e un futuro senza alcuna garanzia di successo, gli diedero del pazzo o, i più maligni, dell’avido.
Sicuramente i soldi furono un ulteriore incentivo ma quello che attirò Michael a Maranello fu la portata della sfida che egli si trovava di fronte, la difficoltà del progetto si palesò nei primi anni quando Schumacher, con una macchina inferiore alla concorrenza riuscì comunque a stare con i migliori e sfiorò addirittura il titolo già nel 1997. Ma a Jerez, per paura che Jacques Villenueve potesse superare lui e le due McLaren e soffiargli così il titolo, tentò di buttare fuori il canadese senza successo: fu lui a rimanere nella ghiaia e venne inoltre squalificato dalla classifica Mondiale pur conservando le vittorie conseguite.
Nei due anni successivi, con una Ferrari finalmente ai livelli dei rivali, in questo caso la risorta McLaren – Mercedes, fu la fortuna a voltare le spalle al Kaiser di Kerpen: nel 1998 nella gara decisiva di Suzuka gli accadde di tutto, prima con lo spegnimento del propulsore sulla griglia e successivamente con lo scoppio di uno pneumatico in pieno rettilineo, mentre nel 1999 fu la rottura di tibia e perone, rimediata durante il Gran Premio d’Inghilterra per un guasto ai freni ad estrometterlo dalla contesa con il finlandese Hakkinen che potè così vincere il suo secondo titolo consecutivo.

Il 2000 è finalmente l’anno della liberazione: dopo un nuovo entusiasmante duello con l’amico-rivale Hakkinen, Michael diventa Campione del Mondo l’ 8 Ottobre a Suzuka, il suo team radio con la voce rotta dall’emozione e l’abbraccio con Jean Todt sul podio rimarranno per sempre negli occhi di tutti i Ferraristi e non solo. Da lì si apre il ciclo più vincente della storia della Formula 1: Schumacher e la Ferrari vincono 5 titoli piloti e 6 costruttori (incluso quello del 1999) consecutivi, la coppia è ormai leggenda.
Negli ultimi due anni in Ferrari Schumi viene battuto dal giovane spagnolo Fernando Alonso (Renault), anche se per demeriti della Scuderia più che suoi, tuttavia non dirà mai una sola parola contro la sua squadra e, quando a Monza nel 2006 annuncia il ritiro dalla Formula 1, lascia un vuoto profondo nella Ferrari e in tutto il Circus. Nonostante l’ottava corona iridata gli sfugga, Michael lascia da Campione, con un’ultima gara ad Interlagos ai limiti dell’umano. Forse proprio questa consapevolezza di aver salutato come il più forte gli lascia un senso di amaro in bocca che, negli anni successivi, sfoga gareggiando in diverse categorie motociclistiche e non solo, e disputando diversi test con la Ferrari F1. Ma il richiamo della Formula 1 è troppo forte e, quando nell’ estate 2009 la Rossa gli propone di tornare per qualche gara per sostituire l’infortunato Massa, il tedesco non riesce a dire di no, tuttavia, quando tutto sembra pronto, un controllo medico di routine lo blocca: un vecchio problema al collo, causato da una caduta in moto, gli impedisce di prendere il volante della F60.

Michael deve rinunciare ma ormai la sua fame si è risvegliata, inizia così ad allenarsi per risolvere il problema e, quando Ross Brawn gli propone di mettersi al volante della neonata scuderia ufficiale Mercedes, Schumi accetta con lo stesso entusiasmo con cui firmò il suo primo contratto alla Jordan.
Si apre un ciclo (2010-2012) avaro di soddisfazioni, eccetto il podio di Valencia e la pole position di Monaco del 2012, in cui il kaiser viene criticato aspramente e dato per bollito. Pochi si soffermano ad analizzare con freddezza la situazione che parla, invece, di un Michael sempre molto vicino, se non più veloce in alcuni frangenti di Rosberg, ma assai più sfortunato con diversi incidenti e problemi meccanici e ai pit-stop. Schumi si ritira così una seconda volta alla fine del 2012 e solo dopo l’avvento del dominio Mercedes gli verranno riconosciuti i meriti che ha avuto nella crescita di una squadra che, in soli 4 anni, è arrivata sul tetto della Formula 1. Dopo il ritiro Michael si defila, torna a godere della sua vita privata, gelosamente difesa e tenuta separata da quella professionale, e torna ad essere lo Schumacher che solo la sua famiglia conosce veramente.
Il tedesco ha sempre cercato un equilibrio nella sua vita, tra la sfera privata e quella professionale, due persone all’apparenza totalmente diverse: da una parte lo Schumi pazzo scatenato che andava al limite ad ogni singolo giro effettuato su una macchina di Formula 1, dall’altra il padre di famiglia amorevole e premuroso nonostante il poco tempo da dedicare ai suoi cari, una sorta di equilibrio sopra la follia come recita il titolo.

Non conoscendo la situazione attuale non ci resta che pregare e sperare che Michael possa ancora essere il faro che ha sempre rappresentato per la sua famiglia, e in special modo per suo figlio Mick, che sta muovendo i primi passi nel difficile mondo del Motorsport. Sperare che la domenica possa guardare le gare in televisione e prevedere già come finirà, perché lui le situazioni in pista le leggeva con largo anticipo rispetto alla concorrenza, sperare che possa percepire l’amore che da quattro anni i suoi tifosi non hanno mai smesso di trasmettergli.
Perché Michael ha unito generazioni totalmente diverse e lontane fra loro, dal nonno che non sperava più in una Ferrari vincente dopo 20 anni di amarezze, fino al bambino che è cresciuto con le sue vittorie e oggi non può che continuare a fare il tifo per lui come in tutte le domeniche della sua infanzia.
E allora Forza Schumi, Buon Compleanno campione!

A cura di Francesco Bafaro