Poker Mercedes, avevamo dei dubbi?

di Ciccio Mariello

Il Gran Premio di Austin ha consegnato per la quarta volta consecutiva il titolo costruttori alla scuderia tedesca che, da quando è entrato in vigore l’utilizzo dell’ibrido, ha fatto incetta di successi. Il 2017 non è stato l’eccezione che qualcuno, soprattutto alle nostre latitudini, auspicava.

La verità è che le frecce d’argento hanno una marcia in più e, per quanto il gap sembrava essere stato colmato, nell’arco della stagione, la W08 è risultata essere ancora una volta la monoposto migliore. Sicuramente non per distacco come nelle stagioni scorse, ma pur sempre la migliore.

L’appuntamento texano, se vogliamo, è stato uno specchio fedele di tutto il campionato.

Hamilton in pole, ovvero la convinzione che al via la tedesca fosse ancora l’auto da battere; Vettel in prima fila, ovvero la prova che la Ferrari quest’anno fosse più vicina e capace di competere e Red Bull in seconda fila, un gradino sotto gli altri top team, dopodiché il resto della griglia.

La partenza poi ha visto la Rossa avere un guizzo e andare davanti, resistere un po’ con il sogno di poter arrivare fino in fondo in testa al gruppo, per poi risvegliarsi gradualmente, vedersi rimontata, sorpassata e lasciata lì.

Quanto accaduto in gara è esattamente quanto accaduto nel corso del campionato e, come già detto in altre occasioni, la differenza sostanziale sta nelle seconde guide. Qui, il paragone cade, perché Bottas ha disputato un pessimo gran premio, terminato 5° ma sono diversi appuntamenti già che il finlandese ex Williams non è all’altezza della situazione. Gara opaca, subito in salita a far da tappo a Ricciardo (nel suo caso una resistenza fuori dalla pista non penalizzata, come poi accaduto a Verstappen, ndr), e poi un lento retrocedere fino alla resa incondizionata negli ultimi giri.

Adesso l’appuntamento messicano sancirà l’inevitabile; con il costruttori già vinto, ad Hamilton basterà non perdere più di 16 punti da Vettel per ottenere la 4a corona iridata della sua carriera.