Red Bull: cos’è successo ad Abu Dhabi?

di Ciccio Mariello

Eravamo abituati ad una Red Bull in rimonta, talmente in rimonta che in Messico sembrava essere diventata prima forza dello schieramento. E poi? Male in Brasile, malissimo ad Abu Dhabi. Poco male potrà dire qualcuno, meglio concentrarsi sul 2018, ed invece no. Perché il ritiro di Ricciardo, il terzo in quattro gare (e nell’unica gara che ha finito, è partito 14° per problemi sulla power unit, ndr) ha permesso a Raikkonen di acciuffare in extremis il 4° posto nel mondiale, che non sarà sto gran risultato, ma vuoi mettere finire il campionato davanti ad una Ferrari?

Invece Ricciardo è arrivato 5° e Verstappen, malgrado le due vittorie nel finale ha chiuso 6°. Dal weekend negli Emirati, i torelli sono usciti con le ossa rotte, con un Ricciardo che ha fatto una gran qualifica e, complici i problemi della Ferrari con la gestione carburante, poteva salire sul podio, ma un problema idraulico, l’ennesimo in questo finale di stagione, lo ha fermato poco dopo il pit stop. Discorso diverso per Verstappen che ha fatto una gara regolare, senza guizzi o Verstappenate ma lenta, molto lenta, senza nemmeno riuscire ad attaccare un Raikkonen in modalità risparmio carburante.

Insomma, l’ultimo appuntamento dell’anno, è stato lo specchio perfetto della stagione, la RB13 si è rivelata più lenta di Ferrari e Mercedes e molto, troppo fragile. 13 ritiri sono decisamente troppi, inizialmente era Verstappen ad essere bersagliato da noie meccaniche varie (7), nel finale è toccato a Ricciardo (6). E di questi 13 ritiri, pochissimi sono per incidente, Verstappen in Spagna e Singapore, Ricciardo in Australia e Ungheria, tutti gli altri sono dipesi da mancanza di affidabilità.

Se l’anno prossimo a Milton Keynes vogliono tornare competitivi per il titolo, la prima cosa da sistemare è assolutamente l’affidabilità; per vincere, le gare bisogna finirle, possibilmente con due monoposto.