Seb Vettel e l’arte del dominare gp

Potrebbe sembrare un episodio della saga di Indiana Jones, ma qui non siamo di fronte ad una pellicola di semplice avventura. Quanto andando in scena a Montreal è un film molto più basato sull’azione, sul protagonista buono che fa trionfare il bene sul male, ma la trama rimane sicuramente poco avvincente per fare il pieno d’incassi ai botteghini. Perché? Perché di solito nei film d’azione il protagonista prima di trionfare deve lottare, sudare, ad un certo momento sembra quasi soccombere, salvo poi risalire e sbaragliare tutti gli ostacoli che trova dinnanzi a sé. Vettel non ha fatto nulla di tutto ciò; il suo è stato un monologo assoluto, senza la benché minima opposizione da parte di avversari troppo inferiori per creargli dei grattacapi. Semplicemente è stato il più forte, la Ferrari è stata la più forte.

Pole con record della pista, vittoria sempre al comando dal 1° al 68° giro, GP del Canada magico per Sebastian Vettel e la Ferrari

Ferrari, Evo 2 da spavento

Ormai è consuetudine che, con l’avvento dell’ibrido, i team (e soprattutto i motoristi) sfruttino l’evento canadese per portare il primo step evolutivo della power unit ed anche questa edizione 2018 non ha fatto eccezione seppur con alcuni “ma”. Anche la Rossa non è rimasta esente da alcuni deficit se consideriamo che ad esempio Raikkonen ha avuto solo a disposizione il turbo evoluto (ma del resto lui il motore nuovo l’ha avuto in Spagna, ndr) ma sicuramente la programmazione a Maranello procede decisamente meglio rispetto ai competitor che o non hanno portato la PU nuova (vedi Mercedes) oppure lo hanno portato solo per alcuni (vedi Renault) e comunque il progresso non è nemmeno comparabile con Ferrari.

Per saggiare veramente le potenzialità di questo nuovo propulsore bisognerà attendere il prossimo appuntamento in Francia, dove anche Hamilton e Bottas potranno contare sull’evoluzione delle proprie frecce d’argento e lì vedremo davvero quali sono i reali valori in pista.

Resta il fatto, però, che in Canada non c’è stata storia.

Vettel, il front runner

Lo sappiamo, in ambito motoristico gli inglesi a livello comunicativo hanno qualcosa in più ed infatti, per ogni situazione hanno una definizione che spiega meglio di qualsiasi discorso prosaico e prolisso quanto stia realmente accadendo.

Nell’occasione è il caso di andare a ripescare il termine front runner per etichettare le prestazioni ma soprattutto lo spirito di Sebstian Vettel.

Che dire… Quando la macchina è ben assettata, quando parte davanti, è pressocché impossibile stare in pista con lui. E’ un martello, stampa giri veloci a ripetizione, non va mai sotto pressione, gestisce la corsa, la monoposto, le gomme, gli avversari, tutto. In queste condizioni è imbattibile e la corsa nel Quebec lo ha dimostrato in maniera evidente. Se la Ferrari continuerà a fornire una vettura così, il tedesco potrà davvero arrivare a quota 5 titoli Mondiali. Certo, se la Mercedes dovesse riportarsi sotto, allora inizieranno i problemi. Perché se da un lato, Seb in testa è imprendibile, dall’altro, Seb nel gruppo è un pilota come tanti altri. E, a proposito di piloti come tanti altri, sembra che ormai a Maranello si siano arresi. Raikkonen ha offerto l’ennesima prova scialba, un misero 6° posto dietro a due vetture con diversi problemi di Power Unit eppure non è mai riuscito nemmeno a tentare l’attacco. E’ seriamente arrivato il momento di pensare ad un pilota vero da affiancare a Vettel (Ricciardo? Leclerc?) anche perché al Cavallino devono smetterla di gestire il team come ai tempi di Schumacher, quando l’unica monoposto che contava era la sua e chissenefrega del secondo pilota. Al giorno d’oggi, non è pensabile correre con una sola vettura, gli altri ti sbranano…