IndyCar 2019: Anteprima ed orari del Gran Premio di Road America

Fonte: indycar.com

Josef Newgarden, Alexander Rossi, Simon Pagenaud: così si giunge a Road America, tappa del 10° round della stagione IndyCar Series 2019, con tre piloti racchiusi in 50 punti ed un campionato che sembra orientato verso uno scontro a tre per l’iride. Dopo il Texas infatti, gara vinta a sorpresa da Josef Newgarden, la classifica piloti si è allungata nettamente. Il ritiro di Dixon, un Power non all’altezza e Takuma Sato che, da Pole Man, ha investito un meccanico ai box sono tutti elementi che hanno permesso ai primi tre piloti in classifica di arrivare ad Elkhart Lake con meno pressione.

LA PISTA

Tornata in calendario nel 2016, la pista di Road America è considerata una delle Università del Motorsport mondiale: 4.048 miglia (6.5 km) composti da 14 curve spettacolari, tra le quali risulta obbligo citare la curva “Carousel” e la piega velocissima a destra denominata “Kink”.
Essendo un “Road Course” le vie di fuga sono abbastanza ampie, ma al di fuori della pista non troviamo enormi parcheggi di Centri Commeriali, bensì erba e ghiaia, le quali sono seguite da barriere e gomme di protezione. L’errore, quindi, non è permesso in questo vero e proprio “Old-Style circuit”.

Questo il layout dall’alto dello straordinario circuito di Road America:

Domenica i piloti dovranno percorrere le 4 miglia della pista per 55 giri, macinando un totale di 222.64 miglia, pari a circa 358 km. Tornano le gomme a doppia mescola, con la Firestone che metterà a disposizione pneumatici Prime (duri) e Option (morbidi).

IL PASSATO DI ELKHART LAKE

Inaugurata nel 1955, Road America è stata inserita nel calendario CART solo nel 1982, quando a vincere fu Héctor Rebacque a bordo della March/Cosworth del team Forsythe Racing. L’edizione 1982 è solo la prima di una lunga serie di gare ricche di colpi di scena. Basti pensare che proprio nell’ 82 Rebacque riuscì a vincere la prima ed unica gara in carriera approfittando del problema occorso al leader della gara Al Unser Jr, il quale finì la benzina appena iniziato l’ultimo giro.

Da quell’anno numerose sono state le gare che hanno tenuto in tensione piloti, team, addetti ai lavori ed ovviamente gli appassionati. Ricordiamo, ad esempio, il primo ed unico successo di Jacques Villenueve, ottenuto nel 1985. Il nome trae in inganno, perché non stiamo parlando del famoso figlio di Gilles, bensì di suo fratello, nipote del Jacques Campione del Mondo di F.1 nel 1997.
Proprio quest’ultimo a Road America vinse da rookie nel 1994, ripetendosi l’anno successivo.
Anche nel 1989 la gara fu decisa da un colpo di scena finale, con Andretti che all’ultimo giro terminò il carburante e Danny Sullivan che, fermatosi per uno splash & go, vinse a sorpresa.
Menzione d’onore anche per l’Italia, che ha conquistato un posto in Victory Lane con la vittoria di Alex Zanardi nel 1997, frutto di una strategia fantastica di Chip Ganassi che permise al bolognese di uscire dai box davanti al diretto avversario Blundell.
Una delle edizioni più belle fu sicuramente quella del 2000, quando Tracy accusò un problema al primo giro che lo costrinse a ripartire ultimo. Paul riuscì ad accendere il motore, rimontando senza l’aiuto delle caution e passando in testa alla corsa al 38° giro, momento in cui Tagliani – attuale leader della gara – accusò problemi al cambio.

Non solo grandi gare e grandi duelli, ma anche spaventosi incidenti. Come quello che portò A.J. Foyt ad uno stop di qualche mese nel 1990, dopo esser rimasto senza freni in curva 1. Oppure i due incidenti di Paul Tracy nel 1992 e nel 1993, entrambi avvenuti durante le prove. Proprio nel ’93 Paul compì un quasi miracolo, correndo per tutta la gara con problemi al collo, alla caviglia e con lividi su gambe e piedi.
Particolare l’incidente che vide protagonisti Bryan Herta e Barron nell’edizione 1998: in curva 5 Herta finì in testacoda, venendo poi investito da Barron che finì con la propria auto sopra la monoposto di Herta stesso. Per fortuna nessuna conseguenza per entrambi.


Gli incidenti più spettacolari, sportivamente parlando, e spaventosi si ritrovano però nelle edizioni 2001 e 2006.
Durante la gara valevole per il campionato CART 2001 Memo Gidley perse il controllo della propria vettura tra curva 12 e curva 13, colpendo duramente i muri reggenti il ponte “Motorola”. Gidley perse coscienza per poco tempo, svegliandosi nel momento in cui arrivarono in soccorso i commissari.

Nel 2006, invece, protagonista sfortunata fu Katherine Legge, che a 6 giri dal termine si trovò senza carico aerodinamico al posteriore, fenomeno causato dal distaccamento dell’alettone avvenuto proprio in ingresso della curva “Kink”, con l’impatto che arrivò ad una velocità di circa 180 miglia orarie. Per fortuna la pilota britannica uscì illesa da un incidente che, a prima vista, sembrava fatale.


LE STATISTICHE

Il pilota con il maggior numero di successi è Mario Andretti, con 3 vittorie ottenute nel 1983, nel 1984 e nel 1987. Tra i piloti in attività gli unici ad aver vinto almeno una gara sono: Bourdais (2007), Power (2016), Dixon (2017) e Newgarden (2018).
Tra i team il più vincente è Newman/Haas Racing, con i 10 successi ottenuti tra il 1983 ed il 2007.
Discorso motorizzazione che vede Chevrolet davanti ad Honda, con il confronto che vede il colosso statunitense a quota 9 successi, contro i 4 della “Casa Alata”.

COME E DOVE VEDERE IL GRAN PREMIO DI ROAD AMERICA 2019

La gara sarà trasmessa in diretta esclusiva da DAZN, con la Green Flag prevista per le ore 18.50. Commento di Matteo Pittaccio.

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