IndyCar 2019: Anteprima ed orari della Texas 600

Fonte: indycar.com

Per la terza settimana consecutiva l’IndyCar Series è impegnata in pista. Questa volta, però, si torna in un ovale per il primo evento in notturna della stagione. Domenica 9 giugno alle ore 02.45 il Texas Motor Speedway farà da scenario al 9° round della stagione, con i piloti che in meno di una settimana passeranno da vetture in configurazione “road” (stradale) a monoposto costituite da un pacchetto aerodinamico/meccanico completamente diverso.

Dopo il Dual in Detroit svoltosi settimana scorsa la classifica è cambiata notevolmente: Josef Newgarden, nonostante l’incidente in gara 2, ha approfittato di un grigio weekend di Pagenaud per ritornare in testa alla classifica (316 punti). Il francese di casa Penske, dopo la vittoria di entrambe le gare ad Indianapolis, è stato superato anche da Alexander Rossi. Quest’ultimo ora si trova a soli 15 punti da Newgarden, seguito proprio da Pagenaud a -25. Al 4° posto il vincitore di Gara 2 Scott Dixon, che ha rimediato all’errore della prima gara portandosi a -52 punti dal leader in classifica. Con il successo di Dixon, Chip Ganassi Racing ottiene la prima vittoria in stagione. Per consultare l’intera classica piloti cliccare QUI.

LA PISTA

Situato a Fort Worth, il Texas Motor Speedway è stato inaugurato il 29 febbraio 1995, con la vecchia CART che ha svolto la prima gara nel 1997, quando a vincere fu Arie Luyendyk (Treadway Racing). In seguito a piccole modifiche per l’IndyCar, il tracciato misura 1.44 miglia (1.5 per la Nascar), da percorrere per ben 248 giri per un totale di 372.82 miglia, pari a circa 600 km. Si tratta di un ovale, quindi non si può non nominare il banking: 20° è l’elevazione della pista in curva 1 e curva 2, mentre la “3” e la “4” arrivano sino a 24°. L’ovale texano proporrà sicuramente una sfida ostica per tutti i piloti.

NOTE PARTICOLARI

Il Texas Motor Speedway è stato, sin dal 1997, oggetto di vari format. Tra il 1998 ed il 2004, infatti, i round in stagione erano due (giugno – settembre). Dal 2005 fino al 2010 l’IndyCar tornò alla gara singola, mentre nel 2011 si provò un format di gara completamente diverso: 2 gare nella stessa serata, divise in due segmenti dalla stessa distanza di 114 giri. Questo fu un ritorno alle origini della USAC, che negli anni ’70-’80 utilizzava spesso questa tipologia di gare. Dal 2012 si è tornati alla gara singola, confermata anche per quest’edizione.
Nota da non trascurare riguarda l’edizione autunnale del 2001, in programma il 16 settembre ma poi spostata al 6 ottobre a causa dell’attento che l’11 settembre colpì le Torri Gemelle. Quello del 2001 non è stato l’unico spostamento, perché nel giugno 2016 la Direzione Gara decise di stoppare la corsa al 71° giro per troppa pioggia. Visto il meteo poco clemente la gara fu addirittura svolta il 27 agosto, con Graham Rahal vincitore.
Anche gli incidenti rendono questo tracciato un must-have nel motorsport statunitense. Indimenticabile, purtroppo, la gara del 2003, sospesa per l’incidente occorso a Kenny Brack. Il pilota svedese, in quell’anno pilota del Team Rahal, decollò sopra Thomas Scheckter colpendo violentemente le reti di protezione. La decelerazione al momento dell’impatto fu di 213,6 G, la più alta mai subita da un essere umano. Brack si salvò, riportando “solamente” delle fratture multiple e lesioni alla colonna vertebrale. Incredibilmente Brack tornò in pista nel 2005, gareggiando ad Indianapolis a bordo della Panoz Honda del Rahal Letterman Racing e concludendo al 26° posto.
Insomma, una pista presente da 22 anni ma capace di portare con sé molteplici aneddoti e storie.


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LE STATISTICHE

Sommando le statistiche di CART, Champ-Car ed IndyCar è Hélio Castroneves il più vincente, con 4 successi ottenuti in Gara 2 nel 2004, nel 2006, nel 2009 e nel 2013. Tra i piloti in attività colui che detiene il maggior numero di successi è il cinque volte campione Scott Dixon, a quota 3 (2008, 2015, 2018). Tra i team è Penske ad aver totalizzato più vittorie, con 9 successi tra 2003 e 2017.
Parlando di motorizzazioni Honda è nuovamente davanti, con 11 primi posti. Nota particolare è che il costruttore giapponese ha vinto senza sosta dal 2006 al 2011.

In Texas il record di “caution” chiamate in causa dal Direttore Gara risale al 2017, con la Pace Car scesa in pista 9 volte per un totale di 66 giri.

Lead Changes che hanno visto il numero più alto nel 2001, quando nella gara autunnale si arrivò a 32 scambi di posizione al vertice della classifica.

QUESTI I PILOTI CHE PARTECIPERANNO ALLA GARA DEL TEXAS

Fonte: Indycar Twitter

Come si evince dall’immagine non sarà presente Max Chilton, che ha preferito lasciare il posto negli ovali a Conor Daly.

COME E DOVE SEGUIRE LA DXC TECHNOLOGY 600

La gara verrà trasmessa in diretta esclusiva ed integrale da DAZN. L’appuntamento è fissate alle ore 02.45 di domenica con la Green Flag prevista per le 02.50. Telecronaca di Matteo Pittaccio.

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