IndyCar | Indy 500, a rischio il Bump Day?

THe 103rd Running of the Indianapolis 500 presented by Gainbridge logo.

Nel più grande spettacolo nelle corse, la sessione di qualifica sembra fondamentale per partire in una posizione più lontana possibile dai contatti. Abbiamo visto nel 2018 il ritorno del famoso Bump Day, ovvero il giorno in cui venivano dichiarati i 33 pretendenti alla vittoria nel catino di Indianapolis. Questo accade perché, da regolamento della competizione, alla 500 miglia di Indianapolis possono partecipare solo ed esclusivamente 33 vetture, e se più di queste 33 vogliono provare a partecipare, ci sarà per forza qualcuno che verrà escluso. Nel 2018, sono stati esclusi Pippa Mann e, soprattutto, James Hinchcliffe, pilota per l’intera stagione con il team Schmidt Peterson Motorsport. Nel lontano 1995, l’intero Team Penske non riuscì a qualificarsi per la 500 miglia.


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James Hinchcliffe (CAN), driver of the #5 Arrow Schmidt Peterson Motorsports Honda, talking to the media after being bumped at the 2018 Indianapolis 500.

La domanda, ovviamente, diventa “Perché il Bump Day sarebbe a rischio?”. E la risposta è, nella sua semplicità, glaciale: perché alcuni team principals chiedono la modifica del regolamento per ottenere dei posti sicuri per i piloti full-season. Vediamo nel dettaglio la cosa:

Fino ad ora e, presumibilmente, anche per quest’anno, la qualifica comporta che ogni vettura ed ogni pilota devono prendere parte, se ci sono più di 33 vetture che si vogliono qualificare, al Bump Day, un giorno nel quale vengono eliminate le vetture più lente e si definiscono i 33 che potranno qualificarsi. Finito il Bump Day, si va al Pole Day, un giorno nel quale le vetture che nel primo giorno erano tra la 10° e la 33° posizione, hanno la possibilità di effettuare un unico giro in ordine inverso (dal 33° al 10°) per migliorare la loro posizione di qualifica. Infine, i piloti che erano nella Top 9 hanno la stessa possibilità, sempre in ordine inverso (dal 9° al 1°).

Cosa c’è che però non piace ai tre team principal dei maggiori team nella serie (Roger Penske, Chip Ganassi e Michael Andretti)?
Il fatto che in questo modo, vetture che corrono tutto l’anno rischiano di essere eliminate e di non partecipare alla gara (come accaduto ad Hinchcliffe l’anno scorso), e per i contratti con gli sponsor diventa un problema. I fan, invece, sono in rivolta perché, in questo modo, si tradirebbero tutte le tradizioni che contraddistinguono la corsa.

Roger Penske (USA), owner of Team Penske, stands between the trophies of his team’s Indianapolis 500 victories.

Infatti, nella storia della competizione, quando ancora si avevano due serie separate (IRL – Indy Racing League e CART – Championship Auto Racing Teams), per contrastare la regola del “25/8” (ovvero 25 posti bloccati ed 8 liberi) molti team decisero di ignorare la 500 miglia di Indianapolis, creando un evento alternativo noto come U.S. 500 (che fallì in quanto a spettacolo, abbondantemente surclassato dalla gara ad Indianapolis). All’epoca, proprio Penske in particolar modo si dimostrò contro la regola (in quanto la Indy 500 faceva parte del campionato IRL, mentre Penske correva nel campionato CART ed era, a tutti gli effetti, un team che correva part-time solo per la Indy 500), chiedendo che venisse abolita, cosa che poi avvenne.


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Come detto, si sta tornando a proporre quella regola perché molti team hanno pressioni da parte degli sponsor per non fallire la qualifica, ma il precedente del 2018 rivela che la motivazione potrebbe essere un’altra. Se andiamo ad analizzare quanto accaduto, infatti, notiamo che Hinchcliffe, dopo aver fallito il tentativo di qualifica, è stato confermato dal team anche per quest’anno, ed il suo sponsor principale ha addirittura aumentato la posta in gioco diventando title sponsor dell’intero team (invece che della singola macchina del canadese). L’altra pilota esclusa, Pippa Mann, è riuscita addirittura a portare un nuovo team al tentativo di qualifica di quest’anno (Clauson-Marshall Racing), con lo stesso sponsor principale dell’anno scorso.

Il team Schmidt Peterson Motorsports, dall’inizio della stagione 2019, è diventato Arrow Schmidt Peterson Motorsports, con lo sponsor Arrow che ha ampliato la sua presenza.

A riprova che gli sponsor non hanno nulla da perdere, inoltre, è proprio la copertura media della qualifica: dopo che Hinchcliffe è stato escluso, il suo sponsor ed il pilota hanno avuto copertura extra in varie trasmissioni, ottenendo quindi pubblicità gratuita sia per la competizione che per tutti gli sponsor coinvolti. Inoltre, da sempre (tranne che per qualche anno) la competizione si svolge sulla base del motto “si qualificano le vetture più veloci”, per cui… Perché stravolgere la qualifica? Perché strappare l’elemento che rende la 500 miglia di Indianapolis la gara più importante della serie? Perché voltare le spalle ai fan che, dopo questa notizia, sono in rivolta? Chiaro, anche la NTT IndyCar Series è diventata molto basata su sponsor, denaro e politica, ma da sempre la serie ha avuto particolare attenzione allo spettacolo per i fan, cosa che sparirebbe con l’introduzione (o reintroduzione) della regola “25/8”. Staremo a vedere cosa verrà deciso, ma è possibile che la 103esima edizione della 500 miglia di Indianapolis sia l’ultima, nel prossimo futuro, con una qualifica degna di tal nome.


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About the Author

Fabio Seghetta
Studente universitario di Informatica. Ho una smisurata passione per il motorsport (F1, MotoGP, IndyCar, Formula E). Ho partecipato al campionato Formula Student con la mia università, arrivando secondi nel 2016 in classe 3 (stravincendo la prova di Cost Report). Gestisco la pagina Instagram @theracingstalker.