Motomondiale: il bilancio della “Giovine Italia”

L’edizione 2017 del Motomondiale, appena andata in archivio, è stata una annata sicuramente positiva per i colori italiani. Andrea Dovizioso ha lottato fino all’ultimo per il titolo in MotoGP, mentre Valentino Rossi e Danilo Petrucci hanno chiuso abbondantemente dentro la top-ten a fine stagione, portando più che degnamente il tricolore per le piste di tutto il globo. Tuttavia, in una ottica di dare continuità alla presenza nostrana nella categoria, è fondamentale che anche le nuove leve, estremamente numerose nelle classi minori, diano dei segnali di presenza e competitività, migliorandosi costantemente e ponendosi come prospetti interessanti in vista del futuro.

Partendo dalla Moto2, il bilancio parziale è indubbiamente molto positivo. Grazie a Franco Morbidelli, infatti, l’Italia è tornata a conquistare un titolo dopo otto anni di digiuno, cioè da quando il succitato Valentino non era stato in grado, nel 2009, di ottenere il suo nono e fin qui ultimo alloro iridato, ovviamente in MotoGP. Tale risultato, da parte del 22enne romano trapiantato per questioni agonistiche a Tavullia, non è frutto del caso, ma di un miglioramento progressivo di anno in anno, che lo ha portato, scalino dopo scalino, dall’essere costantemente in zona punti a lottare con maggiore frequenza per il podio, all’andare vicino alla vittoria ed a riuscire ad ottenerla quest’anno, per ben 8 volte. Piegare la coriacea resistenza dello svizzero Thomas Luthi non è stato compito agevole, ma la maggiore velocità di Franco ha fatto la differenza in suo favore, sulla distanza. Ora si apre, per lui, un nuovo capitolo, la “top class” in sella ad una Honda del Team Marc Vds, caso vuole proprio con l’elvetico come compagno di squadra. L’impressione è che Morbidelli abbia, se non un talento puro e cristallino, l’altrettanto importante dote di essere un gran lavoratore, di sapere esattamente cosa serve per crescere ed implementare il proprio livello di competitività, il tutto sempre con grande lucidità, serenità ed un apparente distacco emotivo, in grado di non mandarlo in panne alle prime difficoltà.

Ottimo anche il 2017 di Francesco Bagnaia, con il 20enne pilota piemontese che era al debutto nella classe intermedia. Situazione mai facile da gestire, a causa della necessità di abituarsi alla categoria, tanto dal suo versante quanto da quello della struttura per cui ha corso, lo Sky Racing Team VR46, anch’esso al passo di avvio dell’avventura in Moto2. Ne è uscita una stagione eccellente, in cui “Pecco” è risultato essere il “rookie of the year” nettamente, chiudendo 5° e bazzicando già con notevole continuità le prime posizioni e, in qualche frangente, persino il podio. L’impressione è che serva crescere ancora un pò in velocità pura, e se Bagnaia farà questo passo, sembra avere tutte le carte in regola per giocarsi l’iride già nel 2018, con il portoghese di Ktm, Miguel Oliveira, presumibile avversario numero uno con cui fare i conti.

Tralasciando Mattia Pasini, tornato a brillare dopo tante annate di difficoltà, che non può essere preso in considerazione nel discorso in oggetto, per evidenti ragioni anagrafiche, la Moto2 versione 2017 ha, tuttavia, lasciato anche qualche nota dolente, nel bilancio dei centauri italiani. Rispetto alla crescita evidenziata nella stagione precedente, è mancato clamorosamente Lorenzo Baldassarri, mai particolarmente competitivo se non in rari sprazzi e, soprattutto, tremendamente incline all’errore. Poco più che comparse sono state, al suo pari, Luca Marini, Stefano Manzi ed Andrea Locatelli, che hanno se non altro dalla loro età e tempo per provare a crescere, dando una dimensione diversa alla loro carriera nel Motomondiale rispetto a quella maturata sin qui.

In Moto3, nonostante quattro vittorie e diversi altri piazzamenti a podio, è rimasto un senso di lavoro incompiuto da parte dei centauri tricolore. Come di consueto, l’impressione è che i piloti italiani non riescano, per motivi di sviluppo personale in primis, a crescere e completarsi quanto altri colleghi, restando sovente plafonati per più stagioni sul medesimo livello, rischiando così di perdere tempo prezioso e potenziali occasioni utili. Risalta in maniera evidente, infatti, l’esponenzialità della crescita dei vari Joan Mir, Aron Canet ed Jorge Martin se paragonati alle rispettive annate di debutto, che ha portato il primo a dominare letteralmente il campionato 2017, e gli altri due a disputare una stagione di alto livello, che li pone come naturali favoriti in ottica 2018.

Lo stesso non si può dire dei vari Fabio Di Giannantonio, Enea Bastianini, Andrea Migno e Nicolò Bulega che, pur dimostrando a tratti un potenziale velocistico degno del vertice della categoria, sono stati estremamente scostanti da un Gran Premio con l’altro, quando del tutto incapaci di fornire prestazioni anche solo paragonabili a quanto mostrato al sabato, in prova (è il caso del 18enne dello Sky Racing Team VR46, in particolare). A conti fatti, l’unico in grado di essere all’altezza delle posizioni di vertice è stato Romano Fenati, che dalla sua poteva vantare una esperienza tale da rendere quasi “obbligato” il raggiungimento del predetto obiettivo. Il suo 2017 lo ha visto chiudere come vice-campione del mondo, ponendosi come lasciapassare per l’approdo (finalmente) in Moto2, laddove dovrà dimostrare di sapersi adattare ad un mezzo nuovo ed in cui potrebbe, in teoria, trovare una tipologia di classe più adatta al suo stile in pista, votato a valorizzare la regolarità di passo e non la battaglia ravvicinata con il coltello tra i denti. Toccherà quindi ai succitati suoi 4 connazionali prendere il testimone dell’ascolano, come punte di diamante “azzurre” per la classe di ingresso al Mondiale. Sperando riescano ad essere più continui.

Non sono arrivate note positive per gli altri portacolori italiani nella categoria, con in particolare la pessima stagione di Niccolò Antonelli in sella alla Ktm ufficiale. Vero è che la casa austriaca, in questo 2017, ha pagato dazio rispetto alla rivale Honda in quanto a competitività, ma è difficilmente accettabile un rendimento da soli 38 punti in 16 gare, con appena un podio ottenuto in condizioni di bagnato e tanti piloti davanti a sé con la medesima marca a disposizione. La forte impressione è che il 21enne di Cattolica si sia fatto sfuggire il treno buono per provare a svoltare la carriera.